Da riscoprire: la storia di “Walls" dei Kings Of Leon

Da riscoprire: la storia di “Walls" dei Kings Of Leon

C’è stato un periodo in cui i Kings Of Leon stavano lì, assieme ai più grandi del rock, quelli che fino a poco tempo prima erano i loro padrini e loro mentori. Anzi, stavano pure più in alto, perché "Only by the night” (2008), e quel singolo "Sex on fire” li proiettarono in testa alle classifiche, sulle radio e a riempire le arene. Erano i nuovi dei del rock. Loro, che in realtà erano semplicemente una famiglia del profondo sud, da Franklin (Tennessee).
Il successivo “Come around sundown” finì per avere su un effetto altrettanto classico, che di solito capita al secondo (e non al quinto) album: la promessa non mantenuta, il crollo sotto la pressione della celebrità. Nel 2013, a sbornia ed hangover smaltiti, arrivò “Mechanical bull”, un disco senza l’ansia di dimostrare qualcosa al mondo, felicemente convenzionale, rilassato. Un ritorno al grande intrattenimento rock.  

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Nel 2016 arriva il settimo album, quello della maturità: We Are Like Love Songs, ovvero “WALLS”. Un ritorno alle origini, fin da luogo di registrazione: “Siamo tornati a Los Angeles, dove abbiamo inciso i primi due dischi, per vedere se quel luogo continua ad ispirarci: avevamo bisogno di cambiare scenario”, raccontò Caleb Followill. E per lo stesso motivo, la band smette di lavorare con Jacquire King e Angelo Petraglia, affidandosi a Markus Dravs, uno che in curriculum ha diversi Grammy, i Coldplay, gli Arcade Fire, i Mumford & Sons, Florence + the Machine.

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