Da riscoprire: la storia di “Non farti cadere le braccia", di Edoardo Bennato

Da riscoprire: la storia di “Non farti cadere le braccia", di Edoardo Bennato

Edoardo Bennato non è più un ragazzino quando pubblica l’album d’esordio “Non farti cadere le braccia”. Ha 27 anni e una lunga gavetta alle spalle. Conosce la tradizione napoletana, ma guarda all’America, al rock’n’roll, al folk di Bob Dylan. Il discografico Vincenzo Micocci lo porta con sé alla Parade, che nel 1966 pubblica il 45 giri “Era solo un sogno” / “Le ombre”, due canzoni con testi di Alessandro Portelli, futuro americanista e professore di letteratura anglo-americana all’Università La Sapienza di Roma. Il lato A è una canzone insolitamente melodica e sentimentale per uno come Bennato, che la interpreta imitando lo stile dei cantanti rock’n’roll nostrani che a loro volta guardano a Elvis Presley. Il lato B lascia intravedere lo stile folk del cantautore, se non altro nell’uso dell’armonica a bocca. Ma il destino di Bennato, per ora, è quello di scrivere per altri, da Herbert Pagani a Bruno Lauzi.

 

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Nel corso degli anni successivi, accasatosi presso l’etichetta Numero Uno, Edoardo Bennato pubblica una serie di 45 giri dai quali non emergono la sua personalità esplosiva e il suo stile formato suonando chitarra, armonica a bocca e tamburello per le strade di Londra e di Milano, dove studia architettura. Quei 45 giri rappresentano un’esperienza frustrante che, una volta firmato un contratto con Ricordi, convince Bennato a fare tabula rasa del passato. “Non farti cadere le braccia” del 1973 rappresenta perciò l’ultima possibilità di farcela e assieme un nuovo inizio alimentato dalla rabbia e dalla coscienza di essere una mosca bianca nel panorama della canzone italiana. In copertina c’è un cerino e la prima stampa del vinile presenta una cover apribile con il fiammifero in rilievo, diventata oggetto di collezionismo. È un riferimento al titolo originario dell’album “L’ultimo fiammifero”, intensa come ultima chance di dare il via alla carriera musicale. Gli viene preferito “Non farti cadere le braccia”, come la canzone che apre l’album dopo il minuto introduttivo di “Mm”.

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