Kiss, l'incidente a Milano nel 2013 nel quale morì un operaio: il tribunale assolve Barley Arts

Kiss, l'incidente a Milano nel 2013 nel quale morì un operaio: il tribunale assolve Barley Arts

Il tribunale di Milano presieduto dalla giudice Anna Zamagni ha assolto da ogni responsabilità Barley Arts nel quadro dell'inchiesta - condotta dal pm Nicola Balice - istruita dopo la morte di Khaled Farouk Abd Elhamid, operaio che nella notte tra il 18 e 19 giugno 2013 perse la vita durante le procedure di disallestimento del palco utilizzato dai Kiss per il loro concerto presso il Forum di Assago, nel capoluogo lombardo.

La storica società di live promoting guidata da Claudio Trotta è stata prosciolta da ogni accusa dopo che le indagini hanno ricostruito l'iter che ha portato il 34enne egiziano a trovarsi nel montacarichi dove è avvenuto il tragico incidente: il lavori di installazione e disinstallazione della scenografia erano stati affidati dalla band di Gene Simmons alla società americana Gapp 2002, che a sua volta si era rivolta a Barley Arts in qualità di local promoter. L'agenzia meneghina a sua volta aveva stretto una accordo con la cooperativa Working Crew per la fornitura della manodopera, la quale - a sua volta, come riferisce l'edizione online del Corriere della Sera - per la somministrazione degli operai si era rivolta a un'altra cooperativa, la Work In Progress. Che, appunto, aveva reclutato Abd Elhamid, senza però fornirgli né alcun tipo di inquadramento contrattuale né alcuna formazione.

A venire condannata per illecito amministrativo per 90.300 euro è stata la Working Crew: dei due amministratori uno ha patteggiato una pena pari a 22 mesi di reclusione, e l'altra è stata condannata a 9 mesi. La società, come si legge nella sentenza, è stata trovata colpevole di aver "usufruito di una somministrazione irregolare di lavoro" dalla quale è stato tratto il "vantaggio economico" del "non sostenere i costi della regolare assunzione dei lavoratori e della loro formazione": alla cooperativa è stato anche contestato il "non aver effettuato la valutazione di tutti i rischi per la sicurezza" e "non aver adeguatamente formato i lavoratori in relazione alla specifica mansione". La cooperativa Work In Progress è stata trovata non colpevole perché - come da accordi stabiliti con la committenza - il personale che aveva fornito "otto l’esclusiva responsabilità, controllo e direzione di Working Crew". 

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