Arrested Development presentano 'Among the trees': 'la nostra è musica globale'

Arrested Development presentano 'Among the trees': 'la nostra è musica globale'
Finalmente gli Arrested Development hanno deciso di riunirsi e tornare a fare musica assieme. E dopo dissidi, scioglimenti, ritorni annunciati e revocati, alla fine di quest’estate è uscito “Among the trees”, terzo disco in studio della band. Più che di una band vera e propria bisognerebbe parlare di collettivo, visto che al disco hanno partecipato 19 musicisti. A partire dal leader Speech, con cui Rockol ha chiacchierato del nuovo progetto. “Volevamo fare un album d’insieme, un album hip-hop organico che avesse una certa struttura. Uscendo quindi da certi confini stereotipati dell’hip-hop, arrivando ad abbracciare anche ritmiche e sonorità africane. Definiamola pure una musica globale. Volevamo anche che i solisti avessero la possibilità di estendere e ampliare il campo delle loro esecuzioni: molti più assolo, quindi – di chitarra, di basso, ma anche delle percussioni”. “Among the trees” rappresenta la naturale evoluzione della creatività e libertà spirituale che ha accompagnato la formazione di Atlanta sin dai tempi di “3 years, 5 months & 2 days in the life of…”. “Penso che sia davvero un disco hip-hop speciale. In effetti in questo album ci sono molti riferimenti alla spiritualità, anche se non tocca proprio all’hip-hop parlare di spiritualità; spetta alla religione. Ciononostante l’album contiene delle canzoni venute dal profondo del cuore, che in alcuni casi possono anche commuovere. E anche una certa ricerca melodia è molto più presente rispetto al passato. Immaginazione e impegno sono infine gli altri due elementi fondamentali di questo disco. In molto hip-hop di ieri e di oggi c’è stato forse un eccesso di machismo e di divertimento. Ora ci troviamo davanti a due generazioni: quelle di ieri sono cresciute e hanno figli che ascoltano il nuovo hip-hop, che è un po’ più superficiale. Ma il compito dell’hip-hop è quello di raccontare la vita di tutti i giorni”. L’approccio ai testi e lo stile vocale di Speech evocano la profondità e lo spessore di Bob Marley. “Un paragone del genere non può che lusingarmi, perché secondo me Bob Marley è stato uno dei parolieri più grandi: tanto semplice quanto commovente. E adoro la sua musica. In questo album le liriche rivestono un ruolo secondario rispetto alla musica. Però prevedo che nel prossimo lavoro ci proietteremo di più nel futuro. Come gruppo abbiamo ancora un sacco di cose da esprimere. Il nostro desiderio sarebbe quello di riportare l’hip-hop alla ricchezza di colori e varietà che aveva negli anni ’90, visto che oggi si è un po’ appiattito. E vorremmo anche che nuovi artisti fossero spinti ad avvicinarsi a questo genere apportando nuove idee”. Non hai un’opinione molto positiva della scena attuale… “Può darsi, ma c’è anche un sacco di buona musica hip-hop in giro. Ammiro molto i Roots per la grande competenza nella scelta delle sonorità e dei campionamenti, e comunque mi piacciono quei gruppi che tendono a diversificare questo genere musicale, rompendo le frontiere e andando oltre al hip-hop commerciale – come quella di Jay-Z o dei 50 Cent - che la maggior parte degli ascoltatori è costretta a vedere in tv o ascoltare alle radio”. Cosa pensi di Outkast e Eminem? “Li apprezzo perché, oltre a fare un buon hip-hop e rap, hanno contribuito a diffonderlo. Mi ricordano molto gli Arrested Development dei primi anni. Mi piacciono gli artisti che si sforzano di dire qualcosa di nuovo, affascinando la gente, come ad esempio i Blackalicious o i Gift of Gab. E non quelli che tentano di imitare o scimmiottare Eminem o gli Outkast senza avere invece nessuna identità”. Tra le 18 tracce dell’album, ce ne sono tre particolarmente significative: “Night time demons”, “Honeymoon day” e “Wag your tail”. “La prima che citi è una delle mie preferite. Parla dei diversi tipi di dipendenza della società: dalla schiavitù al potere, all’alcol, alla droga, al sesso. Forse nell’hip-hop si parla poco di queste dipendenze e non sempre si cerca di arrivare al cuore delle persone che ne sono affette. 'Honeymoon day' sembra una canzone divertente e parla di amore e sesso. Può sembrare una canzone dura, ma per me è piena di passionalità. 'Wag your tail' è dedicata a tutte le persone che hanno un rapporto di coppia e che cercano di portarlo avanti il più possibile e nella maniera migliore, nonostante la confusione e le incertezze della società di oggi, che ci costringono spesso ad abbandonare i nostri sogni. Invece questa canzone vorrebbe insegnare a viverli questi sogni”. All’album hanno partecipato 19 musicisti: è stato difficile far andare d’amore e d’accordo tutte queste individualità? “Certo che è stato difficile. Infatti il disco è stato registrato in diverse fasi. La maggior parte di questi 19 artisti era impegnata anche in altri progetti, ed è difficile venire incontro alle disponibilità di ognuno. Ma questo è il bello della nostra musica: la facciamo veramente con amore e coinvolgiamo tante persone che partecipano dalla grafica al look. Il tutto è documentato nel nostro sito www.lifemusik.com”. Come concili tutto questo con la carriera solista? “Per me è stata un’esperienza esaltante riuscire a pubblicare il mio materiale da solista. Ed è diverso dal lavorare con gli Arrested Development, che rappresentano il mio inizio come musicista. E’ chiaro che col passare degli anni uno sente l’esigenza di esprimermi come solista. Nel mio caso è una tendenza che viene direttamente dal cuore. E mi considero molto fortunato di potermi esprimere in vari modi: da solo e con il gruppo”. Voi venite da una zona rurale di Atlanta, ma quando si parla di hip-hop si pensa sempre alla città e alle sue problematiche. “E’ vero. Il fatto di venire dalla campagna per noi è stata anche una fortuna. L’essere così autentici ci ha procurato attenzione da parte della gente, anche di quella che vive in città ma che vorrebbe fuggirne per stare più a contatto con la natura. Penso che la nostra musica possa aiutare la gente ad evadere dalla difficile realtà metropolitana”.
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