Chris Cornell... say hello to heaven

L’ennesima morte rock un po’ maledetta e legata a doppio filo al lifestyle sempre al limite? Non è dato saperlo – almeno al momento – ma ciò che conta è che se n’è andato Chris Cornell, uno dei simboli dell’epopea grunge, a livello estetico e sonoro, ma anche talentuoso musicista che ha saputo evolvere la propria proposta declinandola in sfumature mai banali.

A 52 anni Cornell faceva parte di quella sorta di Gotha di star carismatiche e – perdonate il termine banalizzante – “intoccabili”, nel senso che godeva di uno status invidiabile e della stima incondizionata di fan e critica. La sua bella avventura solista e l’epopea dei Soundgarden (rinati nel 2010 e tornati protagonisti dello scacchiere rock internazionale dopo 13 anni di silenzio), del resto, hanno regalato lavori che hanno segnato gli ultimi tre decenni in pratica. Per non parlare degli Audioslave, il supergruppo con Tom Morello, Tim Commerford e Brad Wilk dei Rage Against The Machine (recentemente in aria di reunion) e dei Temple Of The Dog, la band-meteora che ha creato una leggenda con un solo album – e un tour recente, acclamatissimo.

Insomma, un peso massimo – ma anche un artista tormentato, che per anni ha combattuto con i demoni dell’alcool e della tossicodipendenza (una di quelle subdole, da “prescription drugs” - che curano, ma spesso innescano un circolo di dipendenza fisica e psicologica difficile da spezzare).

Questi demoni parevano – però – sconfitti con successo; è noto che nel periodo di lavorazione del terzo album degli Audioslave (“Revelations”), del 2006, Chris aveva iniziato e portato a termine con successo un percorso di disintossicazione. Una ritrovata spiritualità – con avvicinamento alla religione – e la volontà di liberarsi dalla dipendenza avevano restituito a Cornell energie, creatività e una nuova visione della vita. E infatti, anche in mancanza di notizie ufficiali nel momento in cui scriviamo, sembra da escludere che Chris se ne sia andato per colpa delle vecchie abitudini, che lui stesso aveva più volte ribadito di avere confinato al proprio passato, nel reame dei ricordi.

Live fast, die young dicevano una volta i rocker più estremisti. La verità è che non si è mai too young – anche se sei Chris Cornell, Layne Staley, Scott Weiland, Andrew Wood...

Say hello to heaven, Chris…

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