Come il Lollapalooza è rinato dalle proprie ceneri (e come è arrivato a Berlino)

Come il Lollapalooza è rinato dalle proprie ceneri (e come è arrivato a Berlino)

Quella del Lollapalooza è una storia leggermente più sfaccettata rispetto alla vulgata comunemente circolante tra gli appassionati, cioè quella inerente la pazza idea di un visionario - il frontman dei Jane's Addiction Perry Farrell - diventata poi un marchio di successo (e qualità).

La pazza idea effettivamente ci fu, nel 1991, quando Farrell chiamò a raccolta un manipolo di non allineati per celebrare con un tour corale itinerante quello che - all'epoca - pensava fosse il capitolo definitivo della carriera del suo gruppo. La formula sopravvisse ai Jane's Addiction, e Farrell - rimasto al timone in veste di organizzatore - riuscì a far entrare la sua creatura nell'immaginario collettivo occidentale (e in una puntata dei Simpson, che a ben guardare è più o meno la stessa cosa).

Ma la magia non sarebbe durata: nel '96 Farrell, custode dello spirito originale della manifestazione, decise di tornare a fare il musicista a tempo pieno con un nuovo progetto e la situazione sfuggì di mano. Il pubblico del Lollapalooza era abituato a un certo tipo di programmazione, che poteva essere eterogenea all'estremo ma sempre e comunque lontana dal mainstream, e l'ingaggio dei Metallica come headliner per la prima edizione orfana del creatore da parte della nuova dirigenza lasciò a parecchi l'amaro in bocca. L'ultima edizione del "primo" Lollapalooza, quella del 1997, nacque sotto una cattiva stella, coi Korn fuori gioco già a luglio per cause di forza maggiore e Failure costretti al doppio turno come headliner sul second stage e rimpiazzo sul palco principale. Nel 1998, il crack definitivo: quello che era stato indicato come la più vivida espressione della cultura alt-rock anni Novanta, per mancanza di headliner, è costretto a chiudere i battenti. La stampa musicale affila le penne e commenta, suonando il de profundis: l'alt-rock è in stato di coma, e il "Lolla" non poteva durare.

Nel 2003, però, i Jane's Addiction tornano in attività, e a Farrell la pazza idea torna: con una line-up dove spiccano - oltre alla band di "Jane Says" - gli Audioslave del compianto Chris Cornell, Incubus, Queens of the Stone Age, Kings of Leon e Thirty Seconds to Mars il frontman di New York decide di tornare in sella e riprendersi il "suo" festival. I tempi, però, sono cambiati: il "nuovo" Lollapalooza vive lo scontro tra un programma ambizioso - 30 date in lungo e in largo per gli USA - e un riscontro al botteghino poco soddisfacente. Psicologicamente, è un colpo che Farrell e i suoi accuseranno l'anno successivo, quando - nonostante la formula strizzata a sole due date in tutta un'estate - il festival non aprirà nemmeno i battenti per scarsità di biglietti staccati in prevendita.

Chiunque avrebbe considerato la storia finita, ma non Farrell, che al suo festival era troppo affezionato: compreso che i tempi erano cambiati e che più che un'iniezione di fiducia serviva un'iniezione di capitali, il cantante/organizzatore bussa alla porta dell'agenzia che sarebbe poi diventata la C3 Presents, che da anni porta avanti con successo lo storico Austin City Limits Music Festival. E' la nascita del "nuovo" Lollapalooza, che assume finalmente la formula attuale della due giorni, accasandosi definitivamente negli USA presso il Grant Park di Chicago: il rock - anche quello del "Lolla" che fu, con Primus, Dinosaur Jr e altri - resta, ma trovano spazio anche future star come Arcade Fire,  OK Go, Kasabian e Black Keys. E' l'apertura alla contemporaneità che risulterà vincente, e che nel corso degli anni vedrà il bill del festival sempre più contamitato da EDM, hip hop, electro e folk. E comici, tornei per gamer, uno spazio dedicato ai bambini e altro ancora.

La conquista della modernità, però, non bastava: adesso si trattava di conquistare il mondo. Lollapalooza era ormai diventato un brand esportabile, con tutte le (allettanti) prospettive del caso. Le prime sperimentazioni avvengono in casa, o quasi: si comincia dal Cile (a Santiago, nel 2010), dove lo sbarco ha successo e viene replicato per i sette anni successivi. Segue, un anno dopo, il Brasile, a Interlagos, e anche qui l'esperimento ha successo. La scommessa, a questo punto, restava quella di far varcare al festival l'Atlantico e sbarcare in Europa.

Il Vecchio Continente non è un mercato facile, per una manifestazione musicale americana, data l'enorme quantità di raduni rock - alcuni storici, come quello di Glastonbury, nel Regno Unito, altri estremamente al passo coi tempi e dal bill sterminato, come lo Sziget Festival di Budapest - che tutte le estati vedono i maggiori nomi della scena musicale a stelle e strisce trasferirsi in pianta stabile tra scandinavia e Mediterraneo. Non rimaneva che trovare la cornice giusta, per dare al "Lolla" europeo la marcia in più che gli permettesse di affrontare la concorrenza ad armi pari. Farrell ha l'illuminazione, e sceglie di colpire l'Europa al cuore, letteralmente e geograficamente parlando: quando nel 2015 Farrell annuncia la prima edizione del Lollapalooza nel Vecchio Continente non parla di "sbarco", ma di "scambio culturale", con una città piena di "energia, arte, moda e musica" che rifletta in pieno lo spirito della sia creazione. Una città che non poteva che essere quella segnata dalle cicatrici della storia, che negli anni ospitò David Bowie, Lou Reed, Iggy Pop e tanti altri mostri sacri che hanno reso il rock (e non solo) quello che è oggi: in una parola, Berlino.

La prima edizione si tiene nel centrale ex aeroporto di Tempelhof. Forse troppo centrale, tanto che nel 2016 ci si sposta qualche chilometro più in là, nel parco di Treptower: Berlino è una città viva e grande, ma 140mila persone in due giorni sono troppe anche per i berlinesi. I quartieri limitrofi vengono messi a dura prova, dal vicinato si alza qualche mugugno, che sfocia poi in una petizione - firmata da oltre 6000 cittadini - che costringerà gli organizzatori a pensare a pensare a una soluzione alternativa.

La soluzione alternativa si trova a qualche chilometro di distanza: l'ippodromo di Rennbahn Hoppegarten è abbastanza grande da garantire l'afflusso di pubblico senza arrecare disturbo al circondario, e - soprattutto - di ospitare i palchi sui quali, tra i prossimi 9 e 10 settembre - si esibiranno Foo Fighters, Mumford & Sons, XX, Hardwell, Micheal Kiwanuka, Metronomy, Two Door Cinema Club, London Grammar, Django Django e altri ancora, per la terza edizione europea di una storia nata una vita fa, dall'altra parte del mondo.

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