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NEWS   |   Pop/Rock / 16/05/2017

La storia di "Hurt": i Nine Inch Nails, Johnny Cash e uno dei video più belli di sempre

La storia di "Hurt": i Nine Inch Nails, Johnny Cash e uno dei video più belli di sempre

Nel 2001 Trent Reznor non sta vivendo il miglior periodo della sua vita. Nel 1999, a cinque anni di distanza dal capolavoro “The downward spiral”, uno degli album fondamentali degli anni novanta, che l’aveva portato - negli Stati Uniti - ad essere inserito tra le cento persone più influenti di quel periodo, era uscito il doppio album dei suoi Nine Inch Nails “The fragile” che, nonostante una buona critica e la spasmodica attesa dei fan, dal punto di vista commerciale non replicò i fasti del suo illustre predecessore. La sua etichetta, Interscope Records, visti i numeri non del tutto soddisfacenti registrati dall’uscita discografica lasciò che il tour a sostegno dell’album gravasse in buona parte sulle finanze di Reznor. A questo quadro professionale non idilliaco si devono aggiungere inoltre problemi non di poco conto legati all’uso e all’abuso di cocaina e alcool che lo stavano immergendo in una brutta crisi depressiva.

Nel medesimo periodo Johnny Cash e il produttore Rick Rubin erano alle prese con la scelta delle canzoni che avrebbero dovuto far parte del quarto capitolo della serie American Recordings che vide la luce l’anno seguente con il titolo “American IV: the man comes around”. Tra i titoli che Rubin propone al ‘man in black’ vi sono canzoni di Depeche Mode e Beatles, ma anche una contenuta nel già citato capolavoro dei Nine Inch Nails “The downward spiral”, quella canzone si intitola “Hurt”. Il produttore newyorchese è convintissimo che il testo di quel brano sia perfetto per Cash e, inoltre, crede possa essere una mossa strategicamente vincente far incontrare due mondi (e due pubblici) apparentemente distanti come Trent Reznor e Johnny Cash. Dirà Cash: “Quando ho sentito quella canzone, ho pensato, ‘suona come qualcosa che avrei potuto scrivere negli anni sessanta’. Ci sono più cuore, anima e dolore in quella canzone che in tante venute dopo”.

Una volta avuto il parere positivo di Cash sul brano, per poter inserire la canzone nell’album Rubin deve parlare con Reznor per avere il via libera al suo utilizzo. Questo il ricordo del frontman dei Nine Inch Nails, riportato nella biografia della band “Niente mi può fermare” di Giovanni Rossi: “Quando mi ha chiamato chiedendomi se mi sarebbe piaciuto che Johnny Cash coverizzasse “Hurt”, ho detto subito di sì per la fiducia che ho in Rick e la molta ammirazione verso Johnny. Johnny Cash era sempre stato una figura misteriosa per me. Mio nonno lo ascoltava, ma io non gli avevo mai prestato molta attenzione. Ma lui era uno dei pochi grandi rimasti, un personaggio, un uomo vero e proprio ed ho pensato che fosse incredibile che volesse rifare “Hurt”, perché le mie canzoni sono sempre state la mia terapia, un veicolo personale per restare sano di mente. Non ho mai pensato di scrivere canzoni per altri. E quella in particolare veniva da un posto privato, molto personale.”

Johnny Cash nel 2002 è malato e, come si dice in questi casi, non gli manca molto da vivere. “American IV: the man comes around” uscirà nel novembre di quell’anno e sarà il suo ultimo album pubblicato in vita. Nel settembre 2003 infatti Cash morirà all’età di 71 anni a causa di alcune complicazioni causate dal diabete. La sua interpretazione di “Hurt” lascia Rick Rubin letteralmente a bocca aperta. Rubin la fa ascoltare a Reznor che ricorda: “Poche settimane dopo il nostro incontro, Rick si presenta con un CD, ma io sono un po’ incasinato. Lo metto su e gli do un ascolto superficiale. Mi sembrava strano. Quella canzone proveniva direttamente dalla mia anima, era molto personale e mi faceva un effetto particolare sentire la voce massiccia di Cash che la cantava. L’ho ascoltata nuovamente e mi sembrava incredibilmente sbagliato sentire quella voce sulla mia canzone. Ho pensato: ‘ Ecco, questa cosa che ho scritto nella mia camera da letto in un momento di fragilità, adesso la sta cantando Johnny Cash. Mi ha fatto andare fuori di testa”.

Trent Reznor viene veramente molto colpito dall’ascolto della cover della sua canzone. E’ colpito in un modo che non poteva immaginarsi, dice: “Era indubbiamente una buona versione, ma mi sentivo come se stessi guardando la mia ragazza scopare con qualcun altro. Come se avessi costruito una casa, e qualcun altro ci si fosse trasferito dentro. Quando scrivo una canzone, sono solo io. E’ la mia voce. Così in un primo momento mi è sembrato molto strano”.

Il 5 novembre 2002 esce il disco di Cash ed è un disco magnifico. “Hurt” si rivela da subito uno dei brani più significativi dell’album. Si decide quindi di girare un video della canzone e di affidarne la regia a Mark Romanek. Per la clip vengono usate immagini della vita di Cash, pubblica e privata. Le parole di “Hurt” ne sono la perfetta colonna sonora. Cash, malato, è seduto al piano nella casa in cui visse a Nashville per oltre trent’anni. Dice Romanek: “Era rimasta chiusa per un po’ di tempo; quel posto era in un grande stato di degrado. E’ così che mi è venuta l’idea che forse potevamo essere estremamente onesti sullo stato di salute di Johnny, esattamente come lui stesso lo era sempre stato nelle sue canzoni”. Nel filmato compare anche la amatissima moglie June Carter. Era il febbraio del 2003 quando vennero girate quelle immagini. June morì a maggio, Johnny le sopravvisse fino a settembre. Il video avrà un clamoroso successo e viene ancora oggi considerata come una delle clip migliori e più intense di ogni tempo.

Così racconta Reznor quello che provò quando vide per la prima volta il video: “Un giorno mi arriva una videocassetta con il video di Mark Romanek. E’ mattina, sono in studio a New Orleans a lavorare sull’album di Zack De La Rocha. Ho guardato il video con lui e sono scoppiato in un pianto incontrollabile. Le lacrime, il silenzio, la pelle d’oca. Quel video mi aveva tolto il respiro. A quel punto, aveva davvero colto nel segno. E’ stato straziante e davvero entusiasmante”. E aggiunge: “Aveva appena perso la mia ragazza, perché quella canzone non era più mia. Poi tutto ha acquistato senso. E davvero mi ha fatto pensare a quanto sia potente la musica come mezzo e forma d’arte. Avevo scritto quelle parole e quella musica nella mia camera da letto come modo per rimanere sano di mente, in un luogo tetro e disperato in cui ero totalmente isolato e solo. Per chissà quale motivo, il brano viene interpretato da un mito della musica di un’epoca e un genere radicalmente diversi e conserva ancora la sincerità ed il senso di differenza, ma è altrettanto puro. Sapevo che non era più la mia canzone, e dico questo non con gelosia, ma perché è successo in un momento della mia vita in cui stavo riscoprendo il mio apprezzamento per il potere della musica.”

La versione di Cash è diventata nel tempo più nota e famosa dell'originale. Prima l’album, poi il video e infine la morte di Cash. La canzone ormai non è più una proprietà di Trent Reznor, ma, come accade con i figli, ha preso una sua via e una sua strada, a riconoscerlo è lo stesso Reznor: “Le cose sono diventate ancora più strane quando lui è morto, perché il significato della canzone si è spostato di nuovo. Da allora non ho più ascoltato la mia versione. Sono stato molto orgoglioso di quello che Rick e Johnny hanno fatto con il brano, e superato il mio shock iniziale, mi rendo conto che la musica è tutto. Ho gettato alcuni semi, che ora sono cresciuti trasformandosi in qualcos’altro. Che cosa fantastica.”

La chiusa a questa storia Giovanni Rossi la affida alle parole del noto romanziere (e amante della musica rock) Stephen King: “”Hurt” dice tutto quello che dovete sapere su ciò che la vita può toglierti. Che cosa toglie sempre, alla fine. Una canzone come quella è un tesoro, perché dona voce a uno stato d’animo che in qualche misura coinvolge tutti, ma che non si può esprimere.”

(Paolo Panzeri)

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