NEWS   |   Pop/Rock / 10/05/2017

30 anni di Nick Cave & The Bad Seeds: “la democrazia nelle band è una cosa da indie”: INTERVISTA

30 anni di Nick Cave & The Bad Seeds: “la democrazia nelle band è una cosa da indie”: INTERVISTA

Nick Cave è al livello dei suoi maestri: se c’è una lezione che arriva chiara e forte dall’ascolto di “Lovely creatures”, la raccolta che celebra i 30 anni dei Bad Seeds, è che l’australiano è uno degli artisti più importanti degli ultimi decenni. E la sua grandezza sta di essersi circondato anche di musicisti straordinari: 14, in tre decenni, che hanno composto le varie incarnazioni dei Bad Seeds

Da qualche anno si sono stabilizzati attorno alla figura di Warren Ellis, diventato il band leader indiscusso, l’alter ego di Cave, soprattutto dopo l’uscita di Mick Harvey nel 2008. Qualcuno scherza dicendo che l’ultimo album “Skeleton tree”, uscito a settembre, sia almeno musicalmente più un disco suo che di Cave - e l’impressione è rafforzata dalla visione del film “One more time with feeling”, recentemente pubblicato anche in DVD.

“Non vedo le cose in questa maniera”, commenta con una risata Ellis, che abbiamo raggiunto al telefono a Parigi.  “In realtà quando sei in una band, devi mettere da parte il tuo ego: quello scegli che di non fare è importante quanto quello che fai quando incidi un disco. La democrazia è roba da indie. Rallenta il processo: non funziona in una band come la nostra. C’è bisogno di una persona che scrive e che dà la direzione, e quella persona è Nick. Se non ci sono le sue canzoni, la sua scrittura, il lavoro non comincia neanche”. 

Il centro di gravità permanente, nella buona e nella cattiva sorte, è lui, Cave. E la storia di “Lovely creatures” lo riflette: “E’ nata da un’idea di aggiornare il greatest hit che abbiamo fatto, che si fermava a ‘Boatman’s call’, ed era ormai vecchio. Doveva uscire nel 2015, era pronto per uscire dopo “Push the sky away'. Poi è morto il figlio di Nick, e lui ha deciso che non era il momento di fare celebrazioni, ma voleva lavorare sul nuovo disco. Dopo che è uscito ‘Skeleton tree’, ci abbiamo rimesso mano”.

“Lovely creatures”, in effetti, del nuovo disco non fa cenno: non ci sono brani in scaletta. “E’ stata una scelta voluta, pubblicarlo com’era. ‘Skeleton Tree’ per Nick è stato un nuovo inizio, sia musicalmente sia dopo la tragedia”, spiega Ellis.  “Così come è stata una scelta non includere materiale inedito. Non so neanche se ne è rimasto, a parte le registrazioni live:  credo che la raccolta di lati B uscita nel 2005 abbia ripulito gli archivi. Alla fine volevamo fare un greatest hits classico: il catalogo è così profondo e vasto che valeva la pena raccontarlo in questo maniera. Non sono un grande fan di outtake e o scarti”. 

Ma ormai è prassi comune farlo… “Per questo abbiamo messo un DVD di materiali rari che è meglio di queste raccolte che vedi in giro. Bisogna stare attenti, oggi: c’è gente che pubblica cofanetti di 10 CD di quello che una volta era un album unico. Ma se quella roba non è stata pubblicata c’è una ragione: non funzionava. Poi certo, quando un artista muore, si specula, ma farlo quando si era ancora vivi…”

Qual è, allora, il filo conduttore della carriera di Nick Cave, su cui si è basata la scelta? “Non sono nella posizione di giudicare il catalogo di Nick: sono stato un fan della prima ora, molto coinvolto in quello che faceva”, spiega Ellis. “Ma quando sono entrato nella band 20 anni fa ho assunto inevitabilmente un altro punto di vista, ho smesso di ascoltare la musica e ho iniziato a farla. La cosa che però emerge da questo catalogo è il viaggio, la ricerca, l’evoluzione che ha portato Nick ad evolversi come autore e musicista, andando anche in posti non prevedibili. C’è qualcosa di unico e straordinario in questa band, che in ogni suo periodo ha continuato a cambiare. Quando sono entrato nel gruppo ho capito subito che era un gruppo che piazzava l’asticella molto in alto, e questo atteggiamento non è cambiato”.

Cosa invece è cambiato è il ruolo di Ellis anche fuori dal gruppo: con Cave ha cofirmato ormai diverse colonne sonore: “Ma quello è un altro mondo, è un processo più democratico, se vogliamo: siamo solo io e lui, in una stanza, e lavoriamo per un’idea che esiste già, e si fa dipendere tutto quello da quell’idea. E’ persino più facile, perché un disco è una tela bianca da riempire”.

In autunno, la band sarà in tour per la prima volta nei palazzetti (qua le date italiane): e se è vero che le performance dei Bad Seeds sono intense e furiose, questo tour arriva dopo un disco intimo come “Skeleton tree”. “Abbiamo suonato di fronte a platee molto ampie, anche a decine di migliaia di persone ai Festival: non siamo  del tutto nuovi a queste situazioni”, spiega tranquillo Ellis. “Certo lo spettacolo ha una parte più centrale con i brani del nuovo disco: ma è sempre lo stesso show, in uno spazio diverso. Mi ricordo che quando sono andato a vedere Lou Reed che presentava ‘Berlin’ era in un posto da 5,000 persone: pensavo sarebbe stato strano. Invece fu un concerto intenso e stupendo, per come Lou seppe coinvolgere tutto il pubblico. E’ quello il punto, come coinvolgi il pubblico: non c’è bisogno di un certo tipo di repertorio…. La cosa interessante è che rimettere mano alla raccolta ha cambiato anche gli show. Abbiamo rielaborato tutto il repertorio e le nuove canzoni una maniera che le ha fatte sbocciare”.

In alcune delle rare interviste dopo la tragedia, Cave ha raccontato la volontà di essere soggetto a crisi depressive ricorrenti, e di volersi spostare da Brighton, dove il figlio è morto: “Ovviamente non sono nella posizione di commentare le sue idee o suoi piani. Siamo molti amici, non sarebbe corretto. Non credo si possa neanche immaginare quello che ha passato. Non ho altro che amore e rispetto per lui. Però ho visto come si è rimesso al lavoro, e come ho iniziato a riconoscerlo appena ha ricominciato a suonare. Rispetto la sua scelta di tornare al lavoro.”

(Gianni Sibilla)

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