I testi delle canzoni a scuola: una (modesta) proposta irrealizzabile

I testi delle canzoni a scuola: una (modesta) proposta irrealizzabile

"I testi dei cantautori andrebbero insegnati nelle scuole perché sono una forma d'arte, e oltretutto le parole delle canzoni dei grandi artisti internazionali e italiani sono un pezzo della formazione culturale dei valori che hanno accompagnato intere generazioni": è quanto ha detto lo scorso venerdì Dario Franceschini, il ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, durante un incontro a Parma con Patti Smith (che è stata insignita della laurea ad honorem dall'Università della città emiliana).

Le parole del ministro Franceschini riaccendono un dibattito che va avanti da ormai diversi anni, quello sullo "svecchiamento" della letteratura italiana nelle scuole anche attraverso lo studio delle canzoni dei grandi cantautori italiani (e non solo). Negli ultimi anni si è tornati sull'argomento più volte e lo stesso ministro Franceschini, nel 2015, in occasione di una celebrazione in memoria di Lucio Dalla aveva detto: "È il momento di inserire lo studio dei testi dei grandi cantautori nella storia della letteratura italiana. Quali? Baglioni, Dalla, De André, Guccini, De Gregori, Conte, potrei andare avanti a lungo".

Il ministro Franceschini ha ragione quando dice che i testi dei cantautori andrebbero insegnati nelle scuole, ma alla lista di quelli da lui citati bisognerebbe aggiungere altri nomi di cant-autori "disimpegnati" che hanno saputo raccontare la società italiana meglio di quelli "impegnati": pensate all'importanza che hanno avuto per la storia del nostro paese canzoni come "'O surdato 'nnamurato" di Aniello Califano e Enrico Cannio (avete mai ascoltato l'interpretazione meravigliosa di Anna Magnani nel film "La sciantosa"?), "Vola colomba" di Bixio Cherubini e Carlo Concina (portata al successo da Nilla Pizzi), "Nel blu dipinto di blu" di Franco Migliacci e Domenico Modugno, a "Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte" dello stesso Migliacci e Luis Enriquez (interpretata da Gianni Morandi) o a "Luglio" di Giancarlo Bigazzi e Riccardo Del Turco.

Se è vero che l'arte crea e solidifica le coscienze storiche dei paesi e se è vero che le canzoni, come ha detto lo stesso ministro Franceschini, sono forme d'arte (e lo sono - non solo: da decenni il pop e il rock sono più rilevanti della cosiddetta "cultura alta", e il Nobel a Dylan è arrivato in ritardo), allora bisogna ammettere che una canzone può fare molto di più di cento pagine di un libro di storia e di tanti discorsi politici - e di canzoni che hanno fatto rivoluzioni ce ne sono tantissime: una su tutte, "Imagine" di John Lennon. Quindi, più che le canzoni dei cantautori, sarebbe importante far studiare nelle scuole tutte le canzoni che possano essere considerate importanti per la storia e per la società, non solo italiana.


Detto questo, però, va evidenziato che anche se sull'argomento si è tornati più volte, non si è mai passati ai fatti concreti. Negli ultimi anni alcune importanti iniziative non sono mancate, ma si è trattato sempre di iniziative locali, non dipese dalla volontà di un governo centrale: come quella, realizzata dall'assessorato all'istruzione della Regione Liguria, che lo scorso anno ha visto il Liceo Colombo di Genova ospitare un progetto, "Cantautori nelle scuole", con l'obiettivo di far conoscere ai ragazzi l'eredità letteraria e culturale lasciata da cantautori come Fabrizio De André, Luigi Tenco e Umberto Bindi, coinvolgendo giornalisti di musica e storici delle canzoni. Ecco: per passare dalle parole ai fatti ci vorrebbe una direttiva del Ministero della Pubblica Istruzione che imponga ai professori di letteratura di non ignorare i testi delle canzoni (alcuni, tra l'altro, sono presenti nelle antologie, ma vengono sempre ignorati), ma di spiegarli e farli studiare al pari delle poesie dei vari Montale, Ungaretti e Quasimodo.

È un'idea difficile da realizzare - il ministro Franceschini, non a caso, nelle sue dichiarazioni usa il condizionale - e lo è sostanzialmente per diversi motivi: perché i professori di letteratura non hanno le competenze e le conoscenze necessarie per spiegare le canzoni e la loro importanza; perché i programmi di letteratura sono già abbastanza voluminosi (talvolta non c'è neanche tempo per arrivare ai grandi poeti del Novecento); e perché i testi delle canzoni, senza la musica, sarebbero in parte incompleti. Ma pensate a quanto sarebbe bello, studiare le canzoni a scuola. Anzi: pensate a quanto sarebbe necessario.

di Mattia Marzi

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