Apre in settimana a Londra 'Their Mortal Remains', la mostra sui Pink Floyd che doveva debuttare in Italia: perché non è successo

Apre in settimana a Londra 'Their Mortal Remains', la mostra sui Pink Floyd che doveva debuttare in Italia: perché non è successo

Il battage mediatico iniziò nel febbraio di tre anni fa: alla Fabbrica del Vapore di Milano sarebbe sbarcata, nel settembre del 2014, "Their Mortal Remains", mostra in anteprima mondiale presentata come l'excursus definitivo nella carriera della leggendaria band di David Gilmour e Roger Waters: "Per un curatore, fare una selezione pescando in un patrimonio così vasto e prezioso è un sogno e un incubo al tempo stesso", ebbe a dire Aubrey "Po" Powell, socio dello storico studio Hipgnosis di Storm Thorgerson, responsabile delle scenografie dei Pink Floyd, e mai osservazione fu tanto giusta, soprattutto riguardo l'incubo.

I pubblico diede l'assalto ai botteghini, complici anche i biglietti "deluxe" che includevano, oltre al titolo d'ingresso, memorabilia assortiti, ma a metà di agosto, a meno di un mese dall'apertura, la prima doccia fredda: l'apertura dell'esposizione fu rimandata a data da destinarsi. La motivazione addotta dagli organizzatori - Evolve Devolve, capitanata da Fran Tomasi, il promoter che organizzò lo storico concerto dei Pink Floyd a Venezia - fu "ritardi del piano di produzione" dovuti al "complesso allestimento della mostra secondo gli standard previsti", che hanno "inevitabilmente reso impossibile il rispetto dei tempi". Poteva essere solo un piccolo inciampo, ma la sospensione della vendita dei biglietti insospettì più di un fan. E a ragione.

A poco valsero le prime rassicurazioni - "La mostra si farà" - arrivate a fine settembre: nemmeno un mese dopo, la mostra venne annullata definitivamente. Il nervosismo tra i fan aumentò, anche perché i biglietti - il cui prezzi oscillavano tra i 18 e i 90 euro - non erano esattamente a buon mercato. Più che il danno economico, tuttavia, fu la beffa: l'idea che l'Italia si fosse fatta sfuggire una prima così rilevante, per la comunità floydiana nostrana, fu un autentico colpo al cuore.

"I Pink Floyd quando fanno le cose le fanno bene o non le fanno", si giustificò Tomasi, a poche ore dall'annullamento: del resto Gilmour e Mason erano impegnati nel dare gli ultimi ritocchi a "Endless River", quello che sarebbe diventato il canto del cigno della gloriosa formazione britannica, e con l'allungarsi dei tempi la struttura comunale del capoluogo lombardo indicata in prima battuta come location designata cessò di essere un'ipotesi praticabile. Il promoter, tuttavia, parse determinato, lanciando come alternative Roma o Berlino, anche a fronte di offerte da tutto il mondo, Brasile in primis. "Sfortunate circostanze", le definì Tomasi, che tuttavia - per le mani - aveva ancora la patata bollente dei biglietti, il cui rimborso non era ancora iniziato. "Non abbiamo intenzione di fare pagare ai fan un errore - sempre che così si possa chiamare - tutto nostro", spiegò Tomasi, fiducioso che - nonostante lo smacco - al pubblico potesse restare solo il ricordo di una bella occasione mancata.

A metà gennaio 2015 la situazione rimborsi era ancora in alto mare: "La gestione delle richieste di risarcimento è per sua natura molto complessa", spiegò Paolo Ambrosio, co-fondatore della Evolve Devolve, "Avevamo diversi tipi di biglietto, che includevano anche benefit 'fisici' come memorabilia, gadget e t-shirt la cui restituzione avrebbe influito sull'importo da rimborsare: abbiamo scelto di occuparci direttamente della procedura - invece che affidarci a Vivaticket, società di ticketing partner per le prevendite - per essere il più precisi e scrupolosi possibile". Scrupolo e precisione della quale i fan, per una ragione o per l'altra, non beneficiarono, almeno a inizio 2015, date le numerose rimostranze per mancato risarcimento che arrivarono anche alla nostra redazione.

In molti sperarono in un riavvio dei lavori in extremis, e la stessa Evolve Devolve - sempre per bocca di Ambrosio - qualche speranza la alimentò: "Con i Pink Floyd stiamo rivalutando un possibile itinerario. Uno dei progetti sarebbe quello di aprire i battenti, in Italia, in concomitanza con l'Expo, quindi tra maggio e ottobre". Saltate le ipotesi di Milano e Roma (allora squassata dai prodromi della turbolenta fine della giunta guidata da Ignazio Marino) la candidatura ricadde su altre città "come Bologna, Firenze e Torino. Anche se, allo studio, ci anche sono diverse soluzioni in Europa".

Era l'ultimo appiglio per i fan ai quali non fosse arrivato il rimborso del biglietto, e per quanti avrebbero preferito godere della prestigiosa retrospettiva in anteprima senza varcare i patrii confini. Appiglio che venne a mancare nel settembre del 2015, quando l'edizione online del britannico Telegraph riferì della causa legale intentata dalla Now Pink Floyd Ltd. e dalla Pink Floyd Music, le due società che rappresentano legalmente i tre elementi superstisti della band Roger Waters, David Gilmour e Nick Mason, alla Evolve Devolve.

L'azione legale fu incardinata su tre punti: il primo riguardante l'onorario da corrispondere al gruppo (con sole 80mila sterline versate dalla Evolve Devolve come saldo, alle quali non seguirono né le rimanenti 100mila sterline previste dall'accordo né la cauzione - anch'essa concordata - da 145mila sterline), il secondo relativo la ricerca di finanziatori esterni da parte degli organizzatori (eventualità esclusa dai termini del contratto) e il terzo la diffida dal presentarsi ancora come gli organizzatori di "Their Mortal Remains", che - a quel punto - era ovviamente passata nelle mani dei Pink Floyd stessi.

Il resto, come dire, è storia, ma cosa è successo tra la chiusura dei rapporti con la società italiana e l'apertura di "Their Mortal Remains" al Victoria and Albert Museum di domani? Un po' di luce, sui passaggi che hanno permesso la rinascita della mostra, la getta un articolo pubblicato sul numero del magazine musicale britannico Mojo uscito in edicola lo scorso aprile: Powell, una volta andata in frantumi l'intesa con Fran Tomasi - anche, e questo è un dato che all'epoca non emerse, per il ritiro degli sponsor principali che avrebbero assicurato la dovuta solidità finanziaria alla mostra milanese - non abbandonò il progetto, e la proposta di Vicky Broackes, la responsabile del settore musicale e teatrale del Victoria and Albert Museum - reduce dal successo dell'esposizione dedicata al Duca Bianco "David Bowie Is" - fu la scintilla che rimise in moto la macchina. Ad una condizione, però: che Powell si appoggiasse a un suo team, senza delegare i lavori di allestimento a terzi. L'uomo dell'Hipgnosis non si fece pregare e contattò Paula Stainton, storica collaboratrice della band, che gode della totale fiducia di Waters e Gilmour e - soprattutto - sapeva dove trovare i pezzi giusti da esporre nel museo affacciato su Cromwell Gardens. Gli stessi che si potranno ammirare a partire da questa settimana, e dei quali Rockol vi riferirà in più occasioni.

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