Rolling Stones, 47 anni di 'Exile on Main St.': la storia canzone per canzone (disco 1) (1 / 9)

Rolling Stones, 47 anni di 'Exile on Main St.': la storia canzone per canzone (disco 1)

Ecco, di seguito, storia - canzone per canzone - di tutti i brani inseriti nel primo disco di "Exile on Main St." dei Rolling Stones:

Rocks Off - 4:32

Ad aprire Exile On Main St. è un classico rock in stile Stones in cui la voce di Jagger, come già sperimentato più volte negli anni precedenti, è “affogata” in mezzo agli strumenti in modo da rendere spesso difficile capire esattamente il testo, che gira intorno a faccende legate al sesso pur senza raccontare una vicenda definita.

Notoriamente, fra gli addetti ai lavori Exile è considerato un album piuttosto grezzo dal punto di vista della realizzazione e del mixaggio, e un’imperfezione risuona subito all’inizio di Rocks Off: sotto al riff di chitarra si sente il singolo colpo di una percussione (con ogni probabilità un campanaccio), evidentemente sfuggito per errore a Watts o chi per lui, e rimasto lì senza che nessuno se ne sia preoccupato. Gli Stones hanno sempre privilegiato lo spirito della performance rispetto alla precisione assoluta, e tutto Exile è realizzato con questa filosofia. Né poteva essere altrimenti, date le condizioni in cui è stato registrato. Jimmy Miller: “La cantina della casa di Keith era in effetti costituita da una serie di stanze. E alla fine la separazione fra gli strumenti era così scarsa che abbiamo dovuto mettere il piano in una stanza e la chitarra acustica in cucina per ottenere un bel suono. C’era un’altra stanza per i fiati. E poi c’era un altro studio principale con la batteria e l’amplificatore di Keith. Bill stava lì ma il suo amplificatore era fuori in corridoio. Tutte le volte che volevo comunicare qualcosa, dovevo correre in tutte le stanze e portare il messaggio”. A queste difficoltà imposte dall’ambiente va anche aggiunta l’impossibilità di stabilire un calendario preciso delle registrazioni. Wyman: “Il gruppo era lì, intendo al completo, probabilmente per il trenta o quaranta per cento del tempo. Per il resto si lavorava a spizzichi. Un giorno c’eravamo Bobby, io e Charlie, Mick non c’era e Mick Taylor nemmeno. Altre volte io, Charlie e Keith lavora vamo a qualcosa. Il giorno dopo Keith non veniva perché Mick non era venuto il giorno prima, poi arrivava Mick e, dato che Keith non c’era, il giorno dopo non veniva lui. A volte eravamo tutti lì e Keith non si faceva vedere, era di sopra a dormire. Era una follia”. Un esempio delle condizioni caotiche in cui gli Stones lavorano a Nellcôte è proprio la registrazione di Rocks Off. Secondo il ricordo di Andy Johns, la base del pezzo viene finita nel corso di una seduta che dura fino all’alba. Il fonico, ritenendo ormai completato il lavoro della nottata, lascia la cantina di Richards per andare a dormire nella casa che divide con il trombettista Jim Price. Arrivato a casa, suona il telefono. È Richards: “Dove cazzo sei? Ho un’idea per un’altra parte di chitarra”. Johns è costretto a uscire di nuovo: “Mi ha fatto tornare indietro a Nellcôte, e alle cinque del mattino Keith ha cominciato a suonare una parte spettacolare in controtempo, che faceva davvero funzionare la canzone. Suonava due Telecaster, una per ognuno dei due canali stereo, ed era assolutamente fantastico. Ero contento che mi avesse fatto tornare. Quando Keith si era svegliato, si era guardato in giro e si era chiesto: ‘Dove sono andati tutti?’”. L’imprevedibilità degli orari del padrone di casa è una costante per tutto il periodo delle registrazioni. In generale, Richards tende a registrare in orari notturni ma non c’è mai alcuna certezza sulla sua presenza nello scantinato. Fa uso di eroina e gli capita spesso di piombare nel sonno anche nel bel mezzo di una registrazione. Johns: “A volte faceva un’intro, poi non suonava sulla prima strofa e non riprendeva più perché si era addormentato, e nel frattempo io e Jimmy stavamo lì seduti con il nastro che continuava a girare”. L’andamento caotico delle registrazioni causerà diversi malumori all’interno del gruppo, a cominciare da Jagger. Il giornalista Robert Greenfield, ospitato a Nellcôte durante l’estate del 1971 in attesa che Richards gli desse udienza per un’intervista, ha spiegato: “Quando Mick aveva bisogno di registrare con Keith, lui doveva andare a mettere a letto Marlon, poi si faceva di eroina e crollava. Mick non dovrebbe essere descritto come il cattivo della situazione. Cercava solo di portare a termine l’album. Non poteva farlo senza Keith. Mick ha sopportato molto con Keith. Non l’ho mai visto arrabbiato ma si capiva quanto dovesse essere frustrante per lui”. Versioni dal vivo di Rocks Off sono incluse in Live Licks e nel DVD Four Flicks.

Tratto da "Il libro nero dei Rolling Stones", di Paolo Giovanazzi, Giunti Editore (384 pagine, € 16,92)

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