Concerto del Primo Maggio 2017 a Roma, la diretta: i set di Bennato, Moro, Maldestro, Samuel, Planet Funk

Concerto del Primo Maggio 2017 a Roma, la diretta: i set di Bennato, Moro, Maldestro, Samuel, Planet Funk

Clementino omaggia il Fabrizio De André di "Don Raffaé" prima di lasciare spazio a Edoardo Bennato, uno dei decani di piazza San Giovanni chiamati per l'edizione 2017 del Concerto del Primo Maggio: in cantautore partenopeo apre il suo spazio sul palco del concertone con la title track di "Pronti a salpare" del 2015, per poi ripiegare su classici come "Vendo Bagnoli" (da "Abbi dubbi" del 1989), "A cosa serve la guerra" (dalla colonna sonora del lungometraggio di animazione "Totò Sapore e la magica storia della pizza", scritta con la collaborazione del fratello Eugenio) e addirittura "Meno male che adesso non c'è Nerone", da "Io che non sono l'imperatore" del 1975. Poi, improvvida come sempre, la pubblicità.

Maldestro, con "Canzone per Federica" e "Abbi cura di te" anticipa sul palco Fabrizio Moro, che parte subito lanciato con "Tutto quello che volevi": il cantante romano consuma metri di palco - e guadagna ovazioni dalla platea, tra "Libero" e "Alessandra", prima di chiudere il suo slot - uno dei più movimentati di questo Primo Maggio - con "Portami via".

Quella del già vincitore della sezione Giovani del festival di Sanremo 2007 segna la fine della porzione più spiccatamente cantautorale della tranche serale del concertone 2017: sul palco, subito dopo, sale infatti il frontman dei Subsonica Samuel, per l'occasione in piazza San Giovanni in veste da solista. Piatto forte del set è ovviamente il suo album di debutto da solista, "Il codice della bellezza": si comincia con "La risposta", per poi passare a "Rabbia", "La statua della mia libertà" e concludere con "Vedrai". Romano è abile nel dosare le forze e dare dinamica al suo spazio, dividendo idealmente (e visivamente) il palco tra acustico ed elettronico, e sfruttando con intelligenza i pochi strumenti scelti per assemblare il live.

Fa piacere vedere i Planet Funk "allargati" dalla formazione storica a quella attuale: apre le danze Alex Uhlmann con "Another Star Rise", poi il testimone, al microfono, passa a Dan Black per "Non Stop", che prosegue sulla storica "Who Said", da "Non Zero Sumness" del 2002. La corazzata dance fa quello che sa fare, e lo fa benissimo: il set fila via compatto fino alla conclusione, dalla quale viene tagliata - per ragioni di tempo - la cover di "These Boots Are Made for Walkin'" di Lee Hazlewood, reso celebre dall'interpretazione di Nancy Sinatra del '66. Va da sé che le esigenze televisive oscurano parte del set dei Public Service Broadcasting, che - sullo schermo - riescono giusto a eseguire "Gagarin", prima di vedersi sfumata la nuova "Progress" - ancora prima dell'incipit del brano, stando al programma ufficiale - sui titoli di coda.

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