Paradise Lost, addio all'hard-rock. «Siamo maturati»

Paradise Lost, addio all'hard-rock. «Siamo maturati»
"Host", il prossimo album degli inglesi Paradise Lost, suonerà probabilmente come il disco del definitivo "tradimento" da parte del gruppo di "One second". La preponderanza delle tastiere è sempre più marcata, e dalla musica dura degli inizi i cinque sono passati a un sound che ricorda quello degli ultimi Depeche Mode (in un giorno di buona vena, peraltro). «Ah, no, è un paragone terribile. Detesto i Depeche Mode. Anzi, detesto Dave Gahan, mentre Martin Gore non mi dispiace», dice Nick Holmes. Aaron Aedy, chitarrista, dice: «Il disco è venuto fuori così. Forse qualcuno se ne avrà a male, ma penso che questo sia il disco di persone più mature, rispetto ai nostri primi album. Del resto, il mondo dell'hard rock in questo periodo non offre molto: né Metallica nè Korn hanno fatto dischi di vero heavy metal. Quanto ai nostri fans, probabilmente anche loro si stanno spostando verso questa specie di "dark rock", lo abbiamo visto mescolando alcuni dei nuovi pezzi a quelli vecchi nei nostri ultimi concerti: la reazione è stata estremamente positiva. Siamo contenti che siano contenti, perché noi facciamo musica che deve piacere in primo luogo a noi. Si può dire che abbiamo fatto un tipo di disco che avremmo comprato volentieri, ma che in giro non c'è. Il singolo? Mi pare che sia "So much is lost", ma non sono sicurissimo, forse mi confondo con "Nothing sacred"... Dei singoli non ci interessa niente, non sappiamo nemmeno quale verrà pubblicato: siamo un gruppo da album, e non da singoli - anche a costo di rimanere i soli a fregarcene dei singoli». A produrlo, il gruppo ha chiamato Steve Lyon (già con i Cure e i Creatures, tanto per fare due nomi non a caso). Per quanto riguarda i concerti, non ci sono ancora certezze: probabile qualche data italiana a settembre-ottobre.
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