Alessandra Amoroso all’Arena di Verona – RECENSIONE E INTERVISTA

Alessandra Amoroso all’Arena di Verona – RECENSIONE E INTERVISTA

Alla fine voleva solo ballare. E ieri sera l’ha fatto, nel primo dei due concerti sold out all’Arena di Verona, appendice del tour di “Vivere a colori” in versione ingrandita e migliorata. “È stato un modo per mettermi in gioco”, ha detto Alessandra Amoroso a fine concerto, “per stare assieme con le persone che mi vogliono bene, condividere con loro passione ed energia”. In una decina di pezzi è stata affiancata da un corpo di ballo di 11 elementi, ma il vero spettacolo non sono stati i “quadri” ideati da Veronica Peparini, ma il rapporto con quella che Alessandra chiama “la mia gente”. Il pubblico canta le canzoni dalla prima all’ultima, lo scambio d’affetto è impressionante. È il piccolo prodigio compiuto dalla cantante salentina. Un disco alla volta, un’esibizione alla volta, sta archiviando l’immagine di voce degli struggimenti sentimentali per diventare un’artista con una missione: trasmettere energia, gioia, amore per la vita.

Le due date all’Arena non sono solo un modo per giocare a fare Beyoncé. Sono la celebrazione di un anno di successi e un modo per ringraziare il pubblico. Con indosso un abito da sera di Elisabetta Franchi che lascia scoperte braccia e schiena – “Bisognerà chiedere a Beyoncé come fa, sono un ghiacciolino vestito”, dice a un certo punto, la serata effettivamente è fredda – Amoroso fa subito accendere le luci: “Buonasera Big Family. Ce l’abbiamo fatta tutti assieme. Grazie per aver colorato la mia vita”. La scaletta è simile a quella delle altre date del tour di “Vivere a colori”, mette assieme gli struggimenti delle vecchie canzoni e le esplosioni di gioia delle ultime. Alcuni arrangiamenti della band di otto elementi guidata dal chitarrista Davide Aru sono modificati per esigenze di ballo, Alessandra cambia alcuni testi delle canzoni volgendoli dalla seconda persona singolare (un “tu” rivolto a un amante) alla seconda plurale (il “voi” della Big Family), trasferendo i sentimenti delle canzoni sul pubblico. Ogni tanto allarga le braccia allontanando il microfono dalla bocca, godendosi i cori del pubblico. Sembra quasi che voglia abbracciare tutta l’Arena.

L’unica novità in scaletta nasce dagli incontri con i membri del fan club che Alessandra tiene solitamente nel pomeriggio prima del concerto. “Succede che una bambina abbia perso la mamma o che una donna abbia perso il compagno. Vengono da me e mi chiedono di cantare ‘Stella incantevole’ e di dedicarla a chi non c’è più, per sentirli vicini”. È la sorpresa del concerto, un medley acustico di vecchie canzoni tra cui “Stella incantevole” e “Segreto”. Viene eseguito sul secondo palchetto che s’allunga verso la platea. Amoroso fa altri due cambi d’abito, sempre più scoperta, sempre più infreddolita, scende fra il pubblico per intonare “Immobile”, che si chiude con un lancio di decine di palloncini con led colorati all’interno, nelle cinque canzoni finali balla e canta con l’archetto, come le pop star americane. Chiede: “Sono riuscita a sorprendervi?”.

Mettendoci tutto il suo entusiasmo e il suo candore, Alessandra Amoroso è l’animatrice di una festa in cui una piccola comunità si ritrova per celebrare un legame che ha a che fare con valori tradizionali come amore, fiducia, sincerità, rispetto, condivisione. “Tutto vorrebbero un mondo migliore, ma nessuno s’impegna per averlo”, dice a fine concerto. “Nel mio piccolo vorrei insegnare qualcosa, portare un buon esempio, far capire quali sono le cose importanti nella vita”. Anche nei momenti in cui strizza l’occhio alle produzioni pop internazionali, fra getti di vapore e coriandoli che riempiono l’Arena, il concerto non perde l’aria di rimpatriata fra amici, d’incontro fra il pubblico e una cantante che non sembra mai troppo distante, lassù sul palco. È una storia che parte dal lontano. “La prima volta che ho visto tanta gente sotto casa mi sono chiesta: cosa vuol dire tutto questo? Perché siete qui e passate le notti sotto casa mia? Come mai? Che cosa ho io? Perciò ho cercato di farmi conoscere per quella che sono. Ho avuto alti e bassi, ho pensato che fosse meglio tornare a fare la commessa. Mi stava capitando la cosa più bella del mondo e non me la godevo. Ho lottato con me stessa, poi la gente ha cominciato a venire da me a dirmi che grazie alla mia musica andava avanti, che la aiutava a scordarsi della chemioterapia o ad affrontare la morte di una persona cara. Lì ho capito che valeva la pena”.

Pur essendo rappresentato solo due volte, il concerto ha una produzione degna di un tour: 400 mq di palco, 130 mq di video, 12 camere per le riprese live, perimetro del palco segnato da 60 metri di led, costumi dei ballerini realizzati ad hoc. I 25.000 spettatori delle date veronesi vanno a sommarsi ai 92.000 degli altri 16 concerti del tour – dati forniti da Ferdinando Salzano. “Lo spettacolo” spiega l’AD di Friends & Partners “è stato pensato da Alessandra e dal suo manager Giacomo Sabatino. È la certificazione di una crescita enorme, della autodeterminazione di Alessandra, della sua consapevolezza”. Lei spiega di essersi preparata per quattro mesi, a modo suo. “Provavo le mosse anche quando passavo il Folletto. La prima volta che sono riuscita a fare tutte le coreografie ho pianto. Ma stasera mi sono divertita e ho capito perché faccio questo lavoro. Mi spinge l’amore che ho per la gente e per il canto, la cosa più bella che Dio mi ha dato, dopo mio nipote”.

Le due date veronesi chiudono la stagione dei concerti di “Vivere a colori”, ma non è escluso che venga estratto un altro singolo dall’album. E il prossimo album, come sarà? “Attraverso la musica” risponde Alessandra “ho fatto scoperte su me stessa. Mettendomi in gioco mi sono felicemente sorpresa. Mi piacerebbe sorprendermi ancora”. A fare da coach ad “Amici” non pensa, preferisce la sensazione di non avere freni che prova quando è sul palco. Nel 2018 cadrà il decennale della sua carriera, le piacerebbe perciò organizzare una festa-evento. “Ma intanto vorrei prendere un periodo per me stessa”, dice riferendosi alla sua vita privata. “Mi piacerebbe pensare ad Ale e a quello che vuole nella sua vita futura”. Il concerto è finito da un’ora. Fuori dall’Arena, dietro le transenne, l’aspettano cento, forse duecento persone, per un ultimo abbraccio.

(Claudio Todesco)

 

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