Thegiornalisti, Calcutta e gli altri: la terza generazione di cantautori romani alla conquista del 'mainstream'

Thegiornalisti, Calcutta e gli altri: la terza generazione di cantautori romani alla conquista del 'mainstream'

Tra i "nuovi" cantautori italiani, quelli che si sono fatti conoscere dal grande pubblico negli ultimi mesi, contribuendo alla "rinascita" del genere, ce ne sono alcuni che hanno in comune più di una caratteristica: non solo condividono produttori e influenze, ma sembrano anche parlare un linguaggio simile, a livello di testi e di suoni. E, come se non bastasse, si sono tutti formati sui palchi di Roma (e dintorni), cosa che potrebbe portarci ad aggregarli sotto la definizione di "terza scuola romana": ma si può davvero parlare di una terza generazione di cantautori romani?

In principio, negli anni '70, ci furono i vari De Gregori, Venditti, Baglioni, Gaetano e Zero. Parlavano linguaggi diversi e spesso tra loro incompatibili: risultava abbastanza complicato, ad esempio, trovare una radice comune tra l'ermetismo di Francesco De Gregori e le provocazioni di Renato Zero, tra l'ironia di Rino Gaetano e il romanticismo di Claudio Baglioni. Ciò nonostante, questi cantautori andarono formando - forse inconsapevolmente - una prima scuola romana che li vedeva condividere spazi (il Folkstudio, ad esempio, oppure gli studi della RCA di via Tiburtina), discografici (Vincenzo Micocci, fondatore della It, etichetta che lanciò De Gregori, Venditti e Gaetano) e collaboratori. Tra la fine degli anni '90 e l'inizio degli anni 2000, poi, nella Capitale si fece strada una seconda generazione di cantautori: dal trio Fabi-Silvestri-Gazzé a Alex Britti, passando per Federico Zampaglione e i suoi Tiromancino. Si conoscevano, si esibivano dal vivo sugli stessi palchi (quelli dell'underground romano, appunto), si incontravano in studio per registrare canzoni insieme, con l'obiettivo comune di proporre un cantautorato più "pop" - e ci riuscirono: basti pensare a brani di successo come il duetto tra Gazzé e Fabi in "Vento d'estate" (scritta dal primo insieme a Riccardo Sinigallia, altro grande nome di quella seconda generazione), a "Solo una volta" di Britti o a "Le cose in comune" di Silvestri.

Adesso, dopo anni di intorpidimento e di impasse, pare che la scena romana sia tornata ad animarsi, che si sia risvegliata grazie a nomi come quelli dei Thegiornalisti di Tommaso Paradiso, di Calcutta (vero nome Edoardo D'Erme), di Coez e di Giulia Ananìa. Figli, tutti e quattro, degli anni '80, questi cantautori sono nati artisticamente tra la fine degli anni 2000 e l'inizio degli anni 2010: la band guidata da Tommaso Paradiso ha debuttato discograficamente nel 2011 con "Vol. 1", Calcutta (che arriva da Latina, a un'ora di automobile dal centro di Roma) ha pubblicato il suo primo album "Forse..." nel 2012, Coez (originario di Salerno ma cresciuto a Roma) si è dato alla carriera solista nel 2009 con "Figlio di nessuno", mentre il primo album di Giulia Ananìa è uscito nel 2012. Il percorso è più o meno lo stesso, per tutti e quattro: dalle prime registrazioni fatte in casa e interamente autoprodotte alle esibizioni sui palchi di locali del Pigneto o di San Lorenzo come il Circolo degli Artisti, 'Na Cosetta e Marmo, raggiungendo pian piano una certa visibilità anche fuori le mura della Capitale, fino ad arrivare al successo "mainstream" (come si intitola, provocatoriamente, ma neanche troppo, l'album di Calcutta).

Oggi, quando si parla dei nuovi cantautori italiani, spesso si tende a tracciare paragoni con i cantautori di ieri. Il ragionamento è sempre lo stesso: una volta c'erano rivoluzionari del calibro di Battisti, De André, Dalla, Guccini, De Gregori, oggi ci sono questi cantautorucoli e le loro canzonette che non hanno niente a che vedere con le canzoni di un Battisti o di un De André. Che è vero, se uno ci riflette: i cantautori degli anni '60 e '70 erano davvero rivoluzionari, perché riuscivano a trasformare in canzoni tutti gli stimoli culturali, sociali e politici che li circondavano ed erano l'espressione musicale e letteraria di quello che succedeva nella società italiana di quegli anni.

Ma ai cantautori di oggi non gliene si può fare una colpa, se sono arrivati quando la strada era stata già tracciata e percorsa: non saranno dei rivoluzionari come Battisti e De André, ma sono dei bravi interpreti dei nostri tempi. I Thegiornalisti e gli altri in particolar modo. Le loro canzoni sono semplici, istantanee, "pop": parlano della quotidianità, della libertà di vivere i propri sentimenti, dell'amore ai tempi di Whatsapp e dei social network. E piacciono molto ai ventenni, perché raccontano senza filtri la generazione degli anni '80 e quella dei primi anni '90, di chi è cresciuto con mamma e papà che ascoltavano proprio i grandi cantautori degli anni '70 ("E non m'importa niente di tuo padre, ascolta De Gregori", canta Calcutta), di chi si risveglia in "hangover" (così si intitola una canzone di Coez) o di chi manda note vocali prima di andare a dormire, dopo una serata passata a bere qualche drink di troppo ("Ciao Matilde, è tardissimo, sto tornando a casa e ti volevo dire che...": quella registrata da Tommaso Paradiso all'inizio di "Fatto di te" è praticamente già un cult).


Il genere che suonano è quell'indie pop che qualche anno fa ha cominciato ad andare di moda grazie a Levante, I Cani, Cosmo, Colapesce e Lo Stato Sociale (tutti in qualche modo "figli" dei Baustelle, che sono stati probabilmente i primi ad unire sonorità "indie" con atmosfere più "pop"), e che a volte guarda al brit pop anni '90 (soprattutto nei Thegiornalisti e in Coez), altre volte si ricollega al cantautorato italiano puro. È un pop che potremmo definire "alternativo", con un suono elettronico, tutto tastierine e sintetizzatori, dalle atmosfere lo-fi. I produttori, non a caso, sono gli stessi: Matteo Cantaluppi, ad esempio, braccio destro dei Thegiornalisti e di Giulia Ananìa (con la quale ha collaborato per il nuovo album, "Come l'oro"), oppure Marta Venturini, che nel suo Studio Nero ha ospitato Calcutta, Coez e la stessa Giulia Ananìa. Loro si conoscono, si frequentano e si stimano reciprocamente: i Thegiornalisti hanno invitato Calcutta come ospite dei loro concerti al PalaLottomatica di Roma e al Forum di Assago, Giulia Ananìa ha scritto una canzone del suo nuovo disco insieme a Coez.

Insomma - e qui rispondiamo alla domanda iniziale - questa terza generazione di cantautori romani c'è, è viva e se ne può parlare tranquillamente. E i Thegiornalisti, Calcutta, Coez e Giulia Ananìa non sono soli: accanto a loro ci sono tantissimi altri nomi che si preparano a fare il salto da "underground" a "mainstream", da Gianmarco Dottori a Bombay, passando per Margherita Vicario e Tommaso Di Giulio. Chissà se tra qualche anno non suoneranno anche loro nei palasport, come Tommaso Paradiso e compagni...

di Mattia Marzi

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