Tiziano Ferro, ovvero: cosa succede se le melodie italiane (lente) incontrano i ritmi americani (veloci)

Tiziano Ferro, ovvero: cosa succede se le melodie italiane (lente) incontrano i ritmi americani (veloci)

Parte con un'introduzione in stile worldbeat, con coretti "indianeggianti" e suoni elettronici, segue una strofa con un ritmo sincopato, r&b e nu-soul, voce al centro e beat aggressivo. Poi arriva il ritornello: ipermelodico, tipicamente italiano, paraculo, nel senso che è perfetto per essere cantato a squarciagola, magari spalancando le braccia - un po' come succede, quasi involontariamente, quando si canta il ritornello di "Nel blu dipinto di blu". E il pezzo va da tutt'altra parte. Tiziano Ferro non sbaglia di certo quando definisce "Lento/Veloce", il nuovo singolo estratto dal suo ultimo album "Il mestiere della vita", un "esperimento quasi futurista", "un ibrido".

"Lento/Veloce" (nata da uno scherzo che il co-autore, Emanuele Dabbono, ha fatto a Tiziano) è una canzone emblematica, perché mette insieme i due volti del cantautore di Latina: da un lato quello che guarda oltre oceano, cresciuto a pane, hip hop e r&b, con i dischi di gente come Erykah Badu, D'Angelo e Usher; dall'altro quello più vicino allo stile italiano, melodico e tradizionale.

Di questo bipolarismo musicale, d'altronde, di questo mix tra tradizione e modernità, Ferro ne ha fatto la sua cifra stilistica - e qualcuno, non a torto, lo ha definito il punto d'arrivo del cantautorato italiano: già nel suo disco d'esordio, "Rosso relativo", accanto a pezzi hip hop e r&b c'erano ballate più tradizionali e malinconiche come "Imbranato" o la meravigliosa "Il bimbo dentro"; in "111", il secondo album), accanto a un pezzo estremo come "In bagno in aeroporto" c'erano ballate che più ballate non si può come "Non me lo so spiegare" o "Sere nere".

E anche se nei dischi successivi, "Nessuno è solo", "Alla mia età" e (in parte) "L'amore è una cosa semplice", percorrendo la direzione delle ballate, è diventato l'autore delle ballad per antonomasia, Ferro ha sempre avuto un po' di nostalgia per le sonorità elettroniche degli esordi (vedi canzoni come "Stop! Dimentica", "Raffaella è mia" o "Indietro"): "Il mestiere della vita", l'album in cui è contenuta "Lento/Veloce", lo ha riportato un po' a sorpresa indietro nel tempo di quindici anni, a giocare con i suoni soul, r&b e hip hop con cui si era fatto conoscere all'inizio della sua carriera. Poteva essere un rischio, dopo dischi molto suonati come "Alla mia età" e "L'amore è una cosa semplice", tornare a cimentarsi con quelle sonorità: ma è pur vero - come lui stesso ha riconosciuto - che chi li ha ascoltati, dischi come "Rosso relativo" e "111", li aveva anche molto amati. 

Ma il vero Tiziano è quello "lento'" o quello "veloce"? Quello delle ballate malinconiche e introspettive o quello dei pezzi più movimentati, ballabili e ritmati? Quello che se ne sta dietro le barricate e che scrive canzoni esistenzialiste come "Alla mia età" e "Scivoli di nuovo" o quello che si diverte circondato da ballerini hip hop? Lui è sempre riuscito a mantenersi in equilibrio: a divertirci (e divertirsi) quando si è cimentato con l'hip hop, a farci emozionare ogni volta che ha tirato fuori quelle ballate che ci piacciono tanto. E chi l'ha detto che i due volti debbano necessariamente escludersi a vicenda? Possono andare benissimo d'accordo: anzi, è proprio quando vanno d'accordo che Ferro sforna gli esperimenti più interessanti. E "Lento/Veloce" è uno di questi.

di Mattia Marzi

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