Skiantos - la recensione di "Inascoltable"

La magia di un 1977 bolognese, l'improvvisazione, la voglia di fare casino, il rock che cambiava, l'intelligenza e la cazzoneria tutta italiana - quella che ci invidiavano in tutto il mondo, già. In questo milieu nasceva il debutto degli Skiantos, ora ristampato da Spittle. E a 40 anni di distanza funziona ancora:

Il rock demenziale. Ok. Il rock demenziale, però, non è esattamente quello che ormai si è abituati ad avvicinare al sempiterno – e rispettabilissimo, per carità – nome di Elio e le Storie Tese. No, proprio no. Elio e i suoi hanno raccolto e plasmato, rimodellato, una realtà precedente, facendone – in maniera inizialmente spontanea e poi più astutamente studiata – un refactoring (come direbbero gli informatici) a uso e consumo di un pubblico ampio. Ma se vogliamo essere pignoli, il neurone che si dovrebbe accendere al suono della locuzione “rock demenziale” è quello con la spilla degli Skiantos sul giubbottino di jeans sdrucito.

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