I Kasabian presentano “Crying out loud”: “Siamo l’antidoto al pop” - VIDEOINTERVISTA

I Kasabian presentano “Crying out loud”: “Siamo l’antidoto al pop” - VIDEOINTERVISTA

“Ho detto che volevo salvare il guitar-rock? Davvero? Non dovete prendere sul serio tutto quello che dico…”: scherza, ma non troppo, Serge Pizzorno. Ma “Crying out loud”, in uscita il 5 maggio è il disco più chitarristico di una band che con il rock è nata, ma ha sempre giocato con i generi, i suoni e i colori, pur senza mai legarsi troppo ad uno solo. “E' un album rock con grandi canzoni, Ma abbiamo sempre avuto quel suono, comunque. Usiamo l'elettronica solo per dare più emozione, e questa volta l’abbiamo sfruttata di meno”, gli fa eco il cantante Tom Meighan.
I Kasabian sono di casa in Italia (e infatti sono previsti cinque concerti, tra l’estate e l’autunno). Con il loro inconfondibile accento di Leicester raccontano così la genesi del disco.

Liquidano con una battuta questione della squadra di calcio della loro città - passata dallo storico trionfo in Premier League l’anno scorso al licenziare in tronco l’eroe Claudio Ranieri: “Amazing and surreal. Suonare per la nostra squadra, nello stadio della nostra città, è stato incredibile. Ma è passato tutto così in fretta. E’ una tragedia come è finita con Ranieri: i calciatori sono uomini, non robot: a Ranieri dovrebbero fare una statua d’oro. Ma il 2016 è l’anno in cui il mondo è impazzito: per noi in senso buono”.

Per i Kasabian il 2016 non è stato l’anno in cui è morto il rock, come si è spesso detto cercando di elaborare il lutto della scomparsa di grandi artisti. Anzi: “Questa volta abbiamo davvero il nostro disco migliore. Lo so che si dice sempre, ma abbiamo canzoni fresche, è un disco dritto in faccia”, dice,entusiasta, Tom.

“Sono solo chitarre, senza effetti. Ho attaccatto all’ampli la mia Rickenbacker 481, e via. E’ un disco nato senza pensare troppo: sembrava semplicemente la cosa giusta da fare”, spiega Serge. “Gli ultimi 5 anni sono stati un’invasione di pop  di artisti solisti. Ma dove sono finite le band? Dov’è finito il rock ’n’ roll? Ci voleva un antidoto. Eccoci”.

Il suono dritto di molte canzoni non significa che il gruppo abbia rinnegato il passato, anzi: “Muoverci tra diversi generi ci permette di continuare a divertirci. Noi vorremmo fare 20 album e poi poterli riascoltare pensando: questo è di quel periodo, questo di quell’altro. In quel momento facevamo così, poi così. Tutte le grandi band che amiamo hanno avuto carriere del genere”, spiega Serge. 

L’album è stato registrato in sei settimane, e tra i numi tutelari del disco c’è persino la Motown: “ Lo spirito di Berry Gordy ci ha ispirato”, dice Pizzorno, citando il fondatore della storica etichetta di Detroit. “Le sue canzoni erano opere d’artigianato perfette: 3 minuti e mezzo, e ogni volta ti rapivano. Il disco non suona come la Motown, ovviamente, e non usiamo quel tipo di struttura. Ma è l’idea della ricerca della canzone che ti arriva dritta”.
“Dal vivo potremmo suonare l'album per intero, tanto è bello”, gli fa eco Tom. “Saranno i concerti migliori, più grandi più cazzuti che mai. Abbiamo sempre avuto grandi canzoni da suonare,  ma questa volta di più. Non so cosa faremmo dopo questo disco, ma so che dovremmo fare un album dal vivo, di queste canzoni”.

La band sarà in italia  il 19 luglio, Teatro Antico di Taormina, 21 luglio, all’Ippodromo delle Capannelle di Roma, il  22 luglio, all’Anfiteatro Camerini, aPiazzola sul Brenta (Pd) e lil 23 luglio al Lucca Summer Festival, per poi tornare il 3 Novembre a Milano, al Forum di Assago.

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