Prince, prima della morte una lunga dipendenza da farmaci: cosa dicono i documenti declassificati a un anno dalla morte

Prince, prima della morte una lunga dipendenza da farmaci: cosa dicono i documenti declassificati a un anno dalla morte

A pochi giorni dal primo anniversario della scomparsa della voce di "Purple Rain", le autorità americane hanno reso pubblici i documenti relativi alle perquisizioni disposte nelle ore e nei giorni immediatamente successivi la morte di Prince presso la residenza dell'artista, a Paisley Park.

Il quadro che se ne evince è molto chiaro: la star di Minneapolis aveva sviluppato una forte dipendenza da oppioidi, tale da essere costretto a eludere le regolari prescrizioni mediche utilizzando nomi fittizzi per moltiplicare le dosi di farmaci da assumere.

Per esempio, gli investigatori intervenuti in loco hanno rinvenuto delle ricette intestate a un conoscente del cantante per dei farmaci a base di ossicodone: gli inquirenti sospettano che lo stesso metodo sia stato utilizzato da Prince per ottenere la dose di fentanyl - potentissimo analgesico sintetico molto più potente della morfina - che, stando agli esami autoptici disposti sul cadavere dell'artista, gli sarebbero costati la vita.

Perché l'utilizzo di nomi fittizzi per procurarsi farmaci pare fosse diventato per il Purple One ormai un sistema consolidato per gestire la sua dipendenza: tra i reperti catalogati dagli investigatori figurano infatti delle confezioni di pillole a base di paracetamolo e idrocodone (e una delle quali risultata positiva alla presenza di fentanyl) intestate a Kirk Johnson, amico di lunga data di Prince. In questo caso, però, a complicare la situazione ci sono i vari alias che l'artista utilizzava per ragioni di riservatezza: quello di Johnson, ad esempio, è un nominativo che il dottor Todd Schulenberg - un medico di base operante in Minnesota che visitò primo il 7 e il 20 aprile dello scorso anno - ammise di aver usato per salvaguardare la privacy del suo cliente.

In effetti buona parte delle medicine rinvenute nel corso delle perquisizioni furono trovate in una valigia, custodita nella stanza da letto del cantante, contrassegnata con un'etichetta recante il nominativo Peter Bravestrong, ovvero uno degli alias che Prince utilizzava durante i suoi spostamenti.

E a ingarbugliare ulteriormente il caso ci sono le abitudini del cantante, che non possedeva un telefono cellulare e che era solito comunicare con diversi account e-mail, ovviamente registrati sotto pseudonimi. E sono proprio negli storici di questi account che gli investigatori stanno ancora cercando il nome di chi abbia portato materialmente a Prince la dose di fentanyl che l'avrebbe ucciso.

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