Non è un concerto per bambini: i Decibel al Teatro della Luna di Assago - RECENSIONE E SCALETTA

Non è un concerto per bambini: i Decibel al Teatro della Luna di Assago - RECENSIONE E SCALETTA

Verso la fine del concerto Enrico Ruggeri si accorge che sta parlando troppo: “Devo ricominciare a cantare” dice “perché qualcuno magari deve andare a prendere i bambini di là”. Di là è il Forum di Assago, dove si stanno esibendo Fedez e J-Ax. Di qua è il Teatro della Luna, dove i Decibel stanno concludendo il concerto del ritorno nella loro Milano, chilometro più chilometro meno. Non è roba per bambini, ma un tuffo all’indietro nei bizzarri, confusi, coloriti anni ’70. Niente punk, nonostante il titolo dell’album d’esordio del gruppo nato fra i banchi del liceo Berchet: si ascolta un incrocio fra strutture chitarristiche di marca rock, suoni di tastiere vintage, cabaret pop, canzone d’autore. E soprattutto ci si diverte.

“Benvenuti all’appuntamento con la storia”, annuncia Ruggeri alla fine della prima canzone. Non è un concerto per bambini e nemmeno per gente modesta, questo. La reunion dei Decibel è un misto di spavalderia, divertimento, dichiarazioni roboanti e musica vecchia scuola. Specie nella prima parte, Ruggeri introduce le canzoni raccontando degli inizi del gruppo o spiegando i significati delle canzoni. La prima è – cosa piuttosto insolita oggigiorno – la cover di “Walk on the wild side” di Lou Reed, che serve come espediente teatrale per far entrare i membri della seconda formazione dei Decibel, quella di “Vivo da re”, Silvio Capeccia (tastiere) e Fulvio Muzio (chitarra). “Siamo nati da canzoni e da storie come questa”, dice il cantante. Dietro di lui ci sono i membri aggiunti  Lorenzo Poli (basso), Paolo Zanetti (chitarra), Massimiliano Agati (batteria). Vestono tutti in nero, il colore del rock di quarant’anni fa.

Propiziata da un incontro a un concerto degli Sparks, la reunion dei Decibel giunge in tempo per i sessant’anni di Ruggeri e per i quaranta della nascita del gruppo. Lo show vorrebbe essere un omaggio a un’idea nobile e antica di rock – che i bambini stiano pure al Forum, insomma – e mette assieme una decina di pezzi d’epoca, altrettanti da “Noblesse oblige”, tre cover. Il gruppo ha un bell’impatto, merito soprattutto di Zanetti, lo si capisce da “Superstar”, storia “di un fan che uccide una rockstar: non imitatelo”. Tira un’aria da rimpatriata, la nostalgia è stemperata dall’energia del gruppo, da una certa dose di ironia, da passaggi a metà fra café chantant e musiche circensi. Alla fine di “A disagio”, cantata da Capeccia, cala il sipario.

La seconda parte scorre velocemente, fra canzoni che provengono da “Noblesse oblige” come  “Crudele poesia”, applauditissima peraltro, e “Ultima donna”, la cover così così di “The man who sold the world” di David Bowie, qualche altra battuta. “Teenager” venne pubblicata quando Ruggeri aveva 22 anni, oggi “potrebbe configurare ipotesi di reato”. La nuova “Noblesse oblige”, quasi il manifesto della reunion, serve a raccontare della “sconfinata ammirazione per le minoranze” e per spiegare che De Gregori aveva torto: “Se essere snob è pensare che la storia non siamo noi, ma è qualcuno, allora siamo snob”.

La cover di “Sweet Jane”, ancora Lou Reed, funziona da segnale affinché i fan si alzino a vadano sotto il palco. Finalmente c’è un’atmosfera da concerto rock. I musicisti attaccano “Universi paralleli”, Ruggeri li interrompe, deve raccomandare al pubblico di “evitare i cantanti che usano il gobbo elettronico: se non ci credono loro, perché dovreste crederci voi?”. Durante “Pernod”, ecco due piccoli colpi di scena: sale sul palco Pino Mancini, chitarrista della prima versione dei Decibel, quelli di “Punk”; Ruggeri annuncia che quello milanese è l’ultimo concerto con Agati e Poli. All’appello manca “Vivo da re”, che arriva nei bis con “Contessa”, il cui riff di tastiera viene messo a confronto con quello di “All night” di Parov Stelar, colonna sonora-tormentone degli ultimi spot Tim. “Sono belle tutte e due, dai”, dice sarcasticamente Ruggeri che per l’occasione indossa un cappello, come il ballerino della pubblicità. Restano l’energia di “My my generation” e i lunghi saluti finali. Si esce dopo un paio d’ore. I bambini, di là, stanno ancora cantando.

SET LIST:
Walk on the wild side
Gli anni del silenzio
Superstar
Triste storia di un cantante
Il jackpot
Il primo livello
Il lavaggio del cervello
La bella e la bestia
Fashion
Indigestione disko
A disagio
Tanti auguri
Crudele poesia
The man who sold the world
Noblesse oblige
Teenager
L’ultima donna
Sweet Jane
Decibel
Universi paralleli
Pernod
Vivo da re
Contessa
My my generation

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