Le Luci della Centrale Elettrica in concerto all'Atlantico Live di Roma - Recensione

Le Luci della Centrale Elettrica in concerto all'Atlantico Live di Roma - Recensione

Il “Terra tour” è iniziato da nemmeno un mese e dopo aver registrato tre sold-out fa tappa all’Atlantico di Roma, prima di proseguire nel nord Italia. Anche questa sera - se non tutto esaurito – il locale è gremito di gente, salta subito all’occhio come il pubblico de Le Luci della Centrale Elettrica non abbia età. Ed è proprio questo uno dei punti di forza e su cui fa leva Vasco Brondi: i suoi testi fanno breccia nell’ascoltatore, sono sinceri ed estremamente comunicativi, riescono in qualche modo a farlo immedesimare negli stessi attraverso metafore, aneddoti ed allegorie. Perché Le Luci della Centrale Elettrica non parlano ad una cerchia ristretta di persone, né ad alcuna fascia d’età.

Il brano investito del ruolo di apertura per il tour è “Qui” - singolo estratto dal quarto album nuovo di zecca – e la scelta si rivela azzeccata (in entrambi i casi); si tratta di un pezzo che parte lento, acustico, per poi trasformarsi rapidamente in una sorta di danza tribale che strappa non pochi sorrisi tra i presenti mentre la band si affaccia sul palco. La band è in formazione di cinque elementi, Vasco Brondi imbraccia poche volte la chitarra acustica ed è quindi libero di battere il tempo con le mani, saltare ed avvicinare il microfono verso le prime file per permettere al pubblico di cantare parte dei brani.

Bisogna aspettare rispettivamente il terzo e quarto brano per ascoltare qualcosa dei vecchi dischi, “Macbeth nella nebbia” dal penultimo uscito “Costellazioni” e “C’eravamo abbastanza amati”; mentre i due brani forse più celebri della band, "Le ragazze stanno bene" e "Cara catastrofe", suonati nella seconda metà del concerto sono cantati veramente da tutti e basterebbero a rappresentare e riassumere la stessa. Ma sono allo stesso tempo sono l’emblema del cambiamento inesorabile dettato dagli anni che passano, perché riadattati ed “aggiornati” al sound moderno adottato da Vasco Brondi: più pop e forse meno sofferti, più melodici.

E di tempo dagli esordi ne è passato abbastanza, il cantautore ferrarese è cresciuto, si è tagliato i capelli e si è fatto crescere la barba.

Il nuovo album “Terra” è semplicemente diverso, come i vecchi brani riproposti dal vivo sono semplicemente riadattati, non necessariamente in peggio. Sicuramente vengono trasmesse emozioni e sensazioni diverse. Scelta audace ma forse esagerata quella di riproporre per intero il nuovo album (peraltro ancora non bene assimilato dal pubblico, data la recente uscita) a discapito di quanto di buono prodotto in passato. Perchè "Terra" è un disco di realtà lontane e più universali rispetto alle "atmosfere di una spiaggia deturpata". Si parla di quanto l'individuo possa essere influenzato dalla tecnologia (come in "Iperconnessi"), si racconta di viaggi in terre straniere e sconosciute; luci della centrale elettrica quindi più etniche nel sound, dai suoni più variegati e dai testi ben più spensierati rispetto a quelli più intimi, scritti da un ragazzo che raccontava delle proprie esperienze vissute a Ferrara.

La traccia conclusiva è la stessa che chiude il disco: sulle note di “Viaggi disorganizzati” Le Luci della Centrale Elettrica ringraziano e si congedano. Una centrale elettrica illuminata ad intermittenza. Questo tour può essere considerato un momento di passaggio più che un punto di arrivo, per un progetto dotato di un'identità mutata, dal percorso artistico in continua evoluzione.

(Matteo Galdi)

SCALETTA

Qui
Stelle Marine
Macbeth nella nebbia
C'eravamo abbastanza amati
A forma di fulmine
Quando tornerai dall'estero
Moscerini
Waltz degli scafisti
Ti vendi bene
Questo scontro tranquillo
Iperconnessi
Cara catastrofe
Chakra
Le ragazze stanno bene
Per combattere l'acne
Nel profondo veneto
Coprifuoco
I destini generali
Viaggi disorganizzati

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