David Bowie: la dipendenza dalla cocaina, un incidente automobilistico e la genesi di una canzone affascinante

David Bowie: la dipendenza dalla cocaina, un incidente automobilistico e la genesi di una canzone affascinante

Nell'aprile del 1976 David Bowie si lasciò alle spalle il suo periodo "americano" e fece ritorno nel Vecchio Continente, svestendosi dei panni del "Thin White Duke" (il Duca Bianco, l'alter-ego simbolo degli anni statunitensi e dell'album "Station to station"). L'America, per l'iconica rockstar britannica, aveva rappresentato sì il successo commerciale ("Fame", "Golden years") e la svolta a livello di sonorità (con il rock accantonato in favore di suoni più funky, black e r&b), ma anche gli eccessi e le droghe - l'uso smodato della cocaina, ad esempio.

C'è chi ha raccontato che a Los Angeles Bowie viveva in una casa piena zeppa di rari oggetti egizi, candele nere, circondato da materiale iconografico nazista (in quel periodo avrebbe studiato in maniera piuttosto approfondita la storia di Hitler e del Terzo Reich), intento a studiare magia nera. Verità? Leggenda? Una cosa è sicura: dal periodo americano Bowie ne uscì devastato, emotivamente e fisicamente parlando.

Quando tornò in Europa, il rocker si portò dietro anche Iggy Pop, che aveva conosciuto a New York e con il quale aveva condiviso gli eccessi americani. I due presero casa a Berlino, cercarono entrambi di disintossicarsi e cominciarono a lavorare insieme a nuova musica: volevano fare qualcosa di nuovo, di diverso. Il primo frutto dei loro esperimenti fu un disco di Iggy Pop che vedeva Bowie impegnato nei panni di produttore e musicista: "The idiot", primo disco solista del già frontman degli Stooges. L'album, che venne registrato tra il luglio e l'agosto del 1976, mischiava sonorità new wave ad altre più hard rock e proto-punk e per certi versi rappresentò una prova generale all'album-risposta al periodo americano di David Bowie, "Low", che venne invece registrato tra il settembre e l'ottobre dello stesso anno.

Il titolo che Bowie diede al disco è emblematico. "Low" è un termine inglese che ha diversi significati: "basso", "debole", "sommesso", "giù di morale". Più in generale, è un termine che può riferirsi ad uno stato di depressione: "Ero alla frutta, da un punto di vista sia fisico che emotivo. Avevo seri dubbi sulla mia sanità mentale", disse Bowie nel 2001, parlando del periodo in cui lavorò all'album. Con questo nuovo disco, tra l'altro, Bowie cercava di "ripulirsi" l'immagine, che in America si era un po' sporcata, appannata: voleva riproporsi con un "low profile", con un basso profilo. Non a caso, sulla copertina dell'album - che è un fotogramma del film "L'uomo che cadde sulla Terra" di Nicolas Roeg, in cui Bowie aveva recitato come protagonista nel 1976 - l'artista è ritratto di profilo.

Per "Low" David Bowie richiamò al suo fianco Tony Visconti, produttore di "Space Oddity" del 1969 e di "The man who sold the World" del 1970: il sequel di "Station to station" avrebbe dovuto essere un disco di rottura. Complice anche lo zampino di Brian Eno, incontrato nel maggio del 1976, l'album - che uscì nel gennaio del 1977 -prese una direzione sperimentale: Bowie si lasciò influenzare in parte dal krautrock e da gruppi come i Kraftwerk, i Neu! e i Tangerine Dream, che erano il simbolo del suono tedesco di quel periodo. E sfornò un album composto per la maggior parte da brani strumentali: le cinque canzoni del disco vennero inserite sul lato a. Si tratta di canzoni difficili da capire, enigmatiche, caratterizzate da strutture irregolari ("Breaking glass", ad esempio, dura meno di due minuti).

Tra le canzoni di "Low" ce n'è una - non estratta come singolo - che è una vera chicca del repertorio di Bowie e che riesce bene a rappresentare il contenuto di "Low" e lo spirito del "nuovo Bowie", quello che - come recita il titolo di un'altra traccia dell'album - cercava "una nuova carriera in una nuova città". Questa canzone è "Always crashing in the same car".

Il cantautore la registrò nel settembre del 1976: fu una delle ultime ad essere completate. Tony Visconti, nel 2001, raccontò: "David passò molto tempo a scrivere la melodia e le parole e registrò persino una strofa con una voce simile a quella di Dylan. Ma era troppo inquietante, così mi chiese di cancellarla e ricominciammo da capo". Sulla genesi di questa canzone ci sono diverse versioni.

La più diffusa, citata anche da Hugo Wilcken nel suo libro su "Low" (pubblicato nel 2005), è anche la più affascinante. Ed è questa. Bowie, alla guida del suo Mercedes anni '50, avrebbe visto per strada un uomo. Convinto si trattasse di uno spacciatore che lo aveva truffato, avrebbe cominciato ad andare con la sua macchina ripetutamente addosso alla macchina del presunto spacciatore (così verrebbe spiegato il verso "Oh, but I'm always crashing in the same car", "Vado sempre a sbattere contro la stessa macchina"). Infine, sarebbe tornato nel garage sotterraneo di un hotel e avrebbe cominciato a girare a vuoto con la sua automobile ("I was just going round and round the hotel garage", canta lui in un verso del brano, "continuavo a fare il giro del garage dell'hotel").

Un'altra versione, invece, viene raccontata da Nicholas Pegg nella sua mastodontica enciclopedia su Bowie, "The complete David Bowie", pubblicata nei primi anni 2000 ed è questa. Bowie, sempre a bordo della sua Mercedes anni '50, un po' brillo, avrebbe rigato una fiancata della sua automobile nel tentativo sbilenco di parcheggiarla in un garage sotterraneo di un hotel berlinese.

Si può discutere sulla maggiore attendibilità dell'una o dell'altra versione, ma non si può non concordare su una cosa: il Bowie che scrive - e che canta - "Always crashing in the same car" è un uomo tormentato, che sembra non giungere mai ad una conclusione, che gira continuamente e incessantemente intorno alle cose, come ossessionato, incapace di trovare una soluzione. Con questa canzone il fu Duca Bianco riuscì a trasformare un incidente automobilistico in una vera metafora esistenziale.

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