Beatles: cosa ci sarà nel box di "Sgt. Pepper's...."? Speranze e timori. FOTO. AGGIORNAMENTO: IL TRAILER VIDEO

Beatles: cosa ci sarà nel box di "Sgt. Pepper's...."? Speranze e timori. FOTO. AGGIORNAMENTO: IL TRAILER VIDEO

Pochi muniti dopo la pubblicazione della notizia che potete leggere più sotto, è comparso in rete il trailer del box di "Sgt. Pepper's" con le prime indicazioni del contenuto del cofanetto. Potete vederlo qui.

Nel trailer che trovate qui sotto viene annunciato che "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" tornerà nei negozi in vari formati. Tra questi anche una Super Deluxe Edition, che conterrà sei dischi: oltre alle canzoni già presenti nella versione del 1967 ci saranno anche registrazioni inedite tratte dalle sessions di "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" che - come recita una scritta nel trailer che trovate qui sotto - "immortalano la band in studio così come l'album venne fatto". Inoltre, in questa "super deluxe edition" ci saranno anche due cd "extra" con 100 minuti di outtakes, con materiale anche inedito, mai pubblicato prima d'ora. Ci saranno, inoltre, sei tracce "extra" in versione mono: tra queste anche una versione "perduta" di "Lucy in the sky with diamonds". 
Oltre a DVD e Blu-ray contenenti un documentario sulle lavorazioni del disco, il cofanetto conterrà anche un booklet di 114 pagine, due poster e una replica del cartoncino incluso nelle prime tirature dell'album, con baffi e distintivi da ritagliare. 
"Strawberry fields forever" e "Penny lane" saranno entrambe contenute, in versione stereo, nei cd "extra".

Cresce l’attesa per il cinquantesimo anniversario dell’uscita di “Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles, l’1 giugno 2017, e cresce la curiosità di sapere come la Apple deciderà di celebrarlo.
Abbiamo già riferito di un paio di anticipazioni (in questa notizia e in questa notizia), ma si tratta di ipotesi, di rumours o di deduzioni: anche la foto qui sotto, che sarebbe apparsa e scomparsa da Amazon Canada, potrebbe essere un fake.

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Così, alla cieca, vi racconto i miei timori da studioso dei Beatles, con la speranza che non si rivelino fondati, ma con la preoccupazione che invece si rivelino tali.


Intanto: con ogni probabilità il remix del disco è stato affidato a Giles Martin. Che è sì figlio di tanto padre George, ma è anche uno che, a mio parere, si concede troppe libertà. Quando c'è Giles Martin di mezzo, si può star sicuri che la filologia storica passa in secondo piano rispetto alla "piacevolezza" del risultato complessivo. Naturalmente gli appassionati della storia dei Beatles, come me, detestano questa modalità, ma la Apple per le sue pubblicazioni discografiche preferisce rivolgersi al grande pubblico non "specialista", per ragioni ovviamente commerciali.
E infatti, per citare l’ultimo esempio disponibile, l'audio del concerto allo Shea Stadium per il film "Eight days a week", passando per le mani di Giles Martin, non è stato solo remixato, ma ampiamente manipolato. Per esempio, "Twist and shout" è prevalentemente la versione di studio, con rumori di folla aggiunti. "Act naturally" è quella del concerto, ma gli assolo di chitarra sono quelli della versione di studio; "Baby's in black" è un mix della versione del concerto e della versione in studio; "Help!" è la versione registrata "di nascosto" nel 1966, per la trasmissione di uno speciale televisivo, e "She's a woman" è quella dell'Hollywood Bowl...


Tremo all’idea di cosa possa aver combinato Giles Martin mettendo le mani sui sacri nastri di “Sgt Pepper’s”. Giles Martin è uno che restaurerebbe la Cappella Sistina usando l’aerografo e le bombolette spray; adesso poi che non c’è più suo padre George, si sarà sentito ancora più libero...
Un’altra preoccupazione che temo sarà confermata dai fatti riguarda l’inclusione in “Sgt Pepper’s” di “Penny Lane” e “Strawberry Fields Forever”. Succederà, ne sono quasi sicuro; e sono sicuro che per giustificare l’innesto sosterranno che George Martin sarebbe stato d’accordo.
Allora, per mettere le mani avanti, ecco cosa disse George Martin sull’argomento:
“Fummo io e Brian Epstein i responsabili dell’idea di far uscire quelle due canzoni su un 45 giri. Brian voleva recuperare popolarita` [preoccupato perche´ A ‘Collection Of Beatles Oldies... But Goldies’ non era andato al primo posto in classifica] e volevamo essere certi di avere per le mani un disco che vendesse benissimo. Venne da me e mi disse: ‘Ho bisogno di un 45 giri davvero forte. Cos’hai per le mani?’. Risposi: ‘Tre canzoni, e due di queste sono le migliori che i ragazzi abbiano mai fatto. Potremmo metterle insieme’. Lo facemmo, e il 45 giri in effetti e` fantastico, ma commettemmo anche un gravissimo errore. Avremmo ottenuto migliori risultati se avessimo pubblicato una sola di quelle due canzoni accoppiata con ‘When I’m Sixty-Four’ [che era stata completata il 21 dicembre]”.


Il 45 giri, il primo nella discografia britannica dei Beatles con una copertina fotografica (su un lato i Beatles che per la prima volta esibivano i baffi, sull’altro un collage di foto dei quattro da bambini), non riusci` ad andare al numero uno in Gran Bretagna: era la prima volta che questo accadeva dai tempi di ‘Love Me Do’. Sali` fino al secondo posto, ma la vetta della classifica gli fu preclusa da ‘Release Me’ di Engelbert Humperdinck (in italiano ‘Please amore’, dei Roll’s 33). In realta`, la quantità` di copie vendute di “Strawberry Fields Forever” / “Penny Lane” fu quasi doppia rispetto a quella di ‘Release Me’; ma per le modalita` di compilazione della classifica britannica le due canzoni del 45 giri dei Beatles vennero considerate individualmente.
Ma questo non sta a significare che “Sgt Pepper’s” sarebbe stato arricchito o migliorato dall’inclusione nella tracklist di “Strawberry Fields Forever” e di “Penny Lane” - o di una delle due.
Prima di tutto: queste due canzoni erano i primi tasselli di un ipotetico concept album sull’infanzia e l’adolescenza a Liverpool di Lennon e McCartney. Un concept abbandonato quasi subito, a favore di un altro concept (quello sulla Banda del Club dei Cuori Solitari del Sergente Pepe come alter ego dei Beatles) che, anche questo, non venne in effetti portato a compimento, restando limitato alla cornice dell’album più che al suo contenuto musicale. E comunque, se anche Lennon, McCartney e Martin avessero deciso di inserire “Penny Lane” e “Strawberry Fields Forever” nel nuovo album, sicuramente non ci avrebbero messo un paio di altre canzoni che invece ci sono. Quindi, aggiungere quelle due canzoni alla tracklist ufficiale di “Sgt Pepper’s” è arbitrario, antistorico e incongruo.


La cosa da fare, semmai, sarebbe includere nel box di sei dischi (ammesso che quello che sta per pubblicare la Apple sia un box di sei dischi) un Cd con “Strawberry Fields Forever” e “Penny Lane” – queste due canzoni, e basta. Perché, a pensarci, l’occasione di questo 2017 sarebbe stata ideale, se proprio si voleva (e si vuole) tirare le tasche ai fan con dei remix, per preparare un cofanetto “storico” con tutte le pubblicazioni discografiche dei Beatles nel 1967, che per i Quattro fu un anno molto significativo (vedere, in proposito, il capitolo relativo nel volume Giunti del 2014 "1967 - Intorno al Sgt. Pepper").
E quindi: un CD con “Strawberry Fields Forever” e “Penny Lane” (usciti il 17 febbraio 1967); un CD con “Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band” (uscito l’1 giugno 1967); un CD con “All you need is love” / “Baby you’re a rich man” (uscito il 7 luglio 1967); un CD con “Hello, goodbye” / “I am the walrus” (uscito il 24 novembre 1967); un CD con le sei canzoni del doppio EP “Magical Mystery Tour” (uscito l’8 dicembre 1967), e cioè “Magical Mystery Tour”, “Your Mother Should Know”, “I Am the Walrus”, “The Fool on the Hill”, “Flying” e “Blue Jay Way”. E così sono cinque CD. Volendo, ci si poteva mettere anche un CD con “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” in versione mono; perché, come argomentava splendidamente Tim Sommer sull’ “Observer” qualche mese fa, “non conosci i ‘veri’ Beatles finché non hai sentito ‘Sgt Pepper’s in mono” (leggetelo quell’articolo, se avete tempo e capite l’inglese).


E fin qui, ho parlato solo di materiale ufficialmente pubblicato e incluso nella discografia “regolare” dei Beatles. Perché altrimenti bisognerebbe aggiungere un CD con “Carnival of light”, che rimane il Santo Graal per i collezionisti dei Beatles.
“Carnival of light” è stata registrata il 5 gennaio del 1967, nello Studio 2 di Abbey Road, da tutti e quattro i Beatles. Dopo aver lavorato su “Penny Lane” si dedicarono a un brano strumentale sperimentale, senza titolo, che poi divenne famoso/famigerato con il titolo “Carnival of Light”. A McCartney era stato chiesto un contributo musicale per due eventi previsti alla Roundhouse di Londra il 28 gennaio e il 4 febbraio, intitolati "The Million Volt Light and Sound Rave" e "The Carnival of Light Rave", e le musiche registrate quella sera dai Beatles furono la risposta di McCartney alla richiesta. L’esistenza di questa registrazione fu rivelata da Mark Lewisohn, lo storico beatlesiano, che ne scrisse nel 1988. “Carnival of light”, come da allora viene identificata quella registrazione di 13’48”, è così descritta da Lewisohn (scusate se non la traduco, troppo lunga):


“Track one of the tape was full of distorted, hypnotic drum and organ sounds; track two had a distorted lead guitar; track three had the sounds of a church organ, various effects (the gargling of water was one) and voices; track four featured various indescribable sound effects with heaps of tape echo and manic tambourine.
But of all the frightening sounds it was the voices on track three which really set the scene, John and Paul screaming dementedly and bawling aloud random phrases like 'Are you all right?' and 'Barcelona!'
Paul terminated the proceedings after almost 14 minutes with one final shout up to the control room: 'Can we hear it back now?'”

 

Ed ecco la descrizione che ne fa Miles nel suo “Many years from now”, la biografia di McCartney (non traduco nemmeno questa, troppo lunga anche questa):


“The tape has no rhythm, though a beat is sometimes established for a few bars by the percussion or a rhythmic pounding on the piano. There is no melody, though snatches of a tune sometimes threaten to break through. The Beatles make literally random sounds, although they sometimes respond to each other; for instance, a burst of organ notes answered by a rattle of percussion. The basic track was recorded slow so that some of the drums and organ were very deep and sonorous, like the bass notes of a cathedral organ. Much of it is echoed and it is often hard to tell if you are listening to a slowed-down cymbal or a tubular bell. John and Paul yell with massive amounts of reverb on their voices, there are Indian war cries, whistling, close-miked gasping, genuine coughing and fragments of studio conversation, ending with Paul asking, with echo, 'Can we hear it back now?' The tape was obviously overdubbed and has bursts of feedback guitar, schmaltzy cinema organ, snatches or jangling pub piano, some unpleasant electronic feedback and John yelling, 'Electricity'. There is a great deal of percussion throughout, again much of it overdubbed. The tape was made with full stereo separation, and is essentially an exercise in musical layers and textures. It most resembles The Return Of The Son Of Monster Magnet, the twelve-minute final track on Frank Zappa's Freak Out! album, except there is no rhythm and the music here is more fragmented, abstract and serious. The deep organ notes at the beginning of the piece set the tone as slow and contemplative”.

 

Si dice che McCartney avrebbe già voluto includere “Carnival Of Light” in “Anthology 2”, ma gli sia stato opposto il veto di George Harrison. Adesso magari si potrebbe fare...

Poi, naturalmente, in un box dedicato a “Sgt Pepper’s...” ci starebbero benissimo outtakes e “alternate version” delle registrazioni dell’album; in particolare, sarebbe fantastico poter ascoltare la genesi di “A day in the life” (ce n’è una in “Anthology II”, ma non è abbastanza ampia, è una specie di riassunto – mashup in cinque minuti; l’esempio che ho in mente è un fantastico bootleg con nove takes successive di “Strawberry Fields Forever” in cui si può ricostruire passo passo l’evoluzione della canzone dalla bozza iniziale alla versione definitiva).
Ma di roba come questa, purtroppo, non c’è da aspettarsene, dalla Apple.
E vabbé. Dovremo aspettare ancora qualche giorno per sapere cosa ci sarà in questa ripubblicazione di “Sgt Pepper’s...”, e ancora un paio di mesi per poterla ascoltare. Nel frattempo, se volete potete rileggere la recensione che dieci anni fa, in occasione del quarantennale della pubblicazione, ha scritto Alfredo Marziano per Rockol.

A risentirci.

Franco Zanetti

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