Bob Dylan: la storia delle canzoni di "Triplicate" (2 / 4)

Bob Dylan: la storia delle canzoni di "Triplicate"

DISCO 1 - 'TIL THE SUN GOES DOWN

“I guess I’ll have to change my plan”
In una scena del film di Vincente Minnelli “Spettacolo di varietà” (1953) Fred Astaire e Jack Buchanan appaiono in frac, cappello a cilindro, bastone da passeggio mentre cantano all’unisono questo pezzo del 1929, musica di Arthur Schwartz e testo di Howard Dietz. La musica era pronta da anni, il testo fu scritto per fornire allo spettacolo di varietà di quell’anno, “The little show”, un pezzo virile, ma sensuale, con un testo che trasmettesse “una garbata frustrazione romantica”. È la storia di un uomo che scopre che la donna di cui si è innamorato è già sposata. Il verso “Perché mai ho comprato quei pigiami blu prima che la storia iniziasse?” doveva suonare lievemente osé nel 1929. Come tutte le canzoni di “Triplicate”, tranne una, l’ha cantata anche Frank Sinatra (nel 1957).

“September of my years”
Scritta da Jimmy Van Heusen (musica) e Sammy Cahn (testo), forse ispirata a “September song” di Kurt Weill. Fu composta per Frank Sinatra che la incluse nell’album omonimo del 1965, con gli arrangiamenti di Gordon Jenkins. “September of my tears” era il disco dei 50 anni di The Voice. La canzone introduce il carattere meditabondo dell’opera fin dall’attacco: “Un giorno ti giri ed è estate, il giorno dopo ti giri ed è autunno. Dove sono finite le primavere e gli inverni di una vita intera?”. Il narratore guarda i bambini giocare e intanto pensa all’autunno della sua esistenza: tutto sommato, non un luogo gelido e spaventoso, ma pieno di calore e pace.

“I could have told you”
Un altro pezzo dal repertorio di Frank Sinatra, il soliloquio di un uomo abbandonato da una donna bella e spietata, musica di Van Heusen (accreditato con lo pseudonimo di Arthur Williams), testo di Carl Sigman. Lieve e orchestrale nell’originale del 1954, musicata con pedal steel, chitarra elettrica e contrabbasso da Dylan. Perfetta per il carattere crepuscolare del primo dei tre CD sottotitolato “’Til the sun goes down”, canzoni su amori passati e sul tempo che passa.

“Once upon a time”
Fu composta da Charles Strouse e Lee Adams per il musical del 1962 “All American”, che aveva un libretto di Mel Brooks, proprio lui, ed era ispirato al libro del 1950 “Professor Fodorski” del futuro premio Pulitzer Robert Lewis Taylor. Il musical racconta di un professore universitario di ingegneria, immigrato dall’Europa, che usa i principi della scienza per far vincere la quadra di football del college. La canzone racconta il momento in cui il professore e la preside di facoltà ricordano vecchi amori. Sono memorie di un mondo svanito e infatti Sinatra la incluse in “September of my years”.

“Stormy weather”
Una delle grandi creazioni di Harold Arlen, con Ted Koheler. L’hanno cantata tutti, da Lena Horne a Billie Holiday e Judy Garland… e naturalmente anche Frank Sinatra. La prima a farlo fu Ethel Waters in uno spettacolo di varietà del 1933 al Cotton Club di Harlem, con l’accompagnamento dell’orchestra di Duke Ellington. Il matrimonio di Waters era naufragato, il lamento era perciò perfetto nella sua bocca: “Non so perché non c’è il sole su nel cielo / Aria di tempesta da quando io e il mio uomo non stiamo più assieme / Continua a piovere” (Dylan canta “girl” al posto di “man”). Celebre per l’asimmetria della costruzione, era stata scritta per Cab Calloway, che poi rinunciò alle performance al Cotton Club.

This nearly was mine”
Richard Rodgers e Oscar Hammerstein II stavano scrivendo le canzoni del musical “South pacific”. Il primo chiese un suggerimento per il titolo della canzone che doveva seguire “You’ve got to be carefully taught”, il secondo propose “This nearly was mine”, Rodgers scrisse la musica di quella che il critico Geoffrey Block definì “un valzer romantico e pessimistico”. Nel musical è la canzone in cui Emile de Becque, il proprietario terriero che vive su un’isola della Polinesia durante la Seconda guerra mondiale, canta la sua delusione per essere stato a tanto così da realizzare il suo sogno, ovvero vivere sull’isola con un amore al suo fianco. Ci sarà l’happy end, ma a quel punto della storia l’infermiera americana Nellie non si abbandona all’amore per l’uomo, dopo avere scoperto che è vedovo (con due figli) di una donna polinesiana.

“That old feeling”
La canzone di Sammy Fain (musica) e Lew Brown (testo) proviene dal film “Vogues of 1938”, che a dispetto del titolo uscì nel 1937. È la storia di un triangolo amoroso, il “vecchio sentimento” cui fa riferimento il titolo è ovviamente l’amore. Nomination agli Oscar, gran successo nel 1937 nella versione di Shep Fields. Sinatra la rifarà nel 1960.

“It gets lonely early”
Un altro estratto dall’album di Frank Sinatra “September of my years”, scritto come la title track da Van Heusen & Cahn. Perfetta per la poetica della terza età che Dylan introduce trasversalmente nei suoi album di cover: “Quando sei solo / I bambini sono cresciuti / E come storni son volati via / Ci si sente presto soli, non è vero? / Ogni giorno, un giorno senza fine”. Notevole l’arrangiamento orchestrale di Gordon Jenkins.

“My one and only love”
L’hanno cantata in tanti, da Sting per il film “Leaving Las Vegas” a Paul McCartney in “Kisses on the bottom”, passando per cantanti pop-rock (Rod Stewart, Rickie Lee Jones), jazz (Chet Baker, Cassandra Wilson), voci leggendarie (Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald). Base per le improvvisazioni di John Coltrane, Joe Zawinul, Sonny Rollins, Chick Corea, nasce come “Music from beyond the Moon”, poi nel 1952 Robert Mellin aggiunge nuove parole alla musica di Guy Wood. Sinatra la canta nel 1952, Dylan la usa per dare un tocco languido, e per una volta non sofferente, al primo disco di “Triplicate”.

“Trade winds”
Si va indietro fino al 1940, all’epoca in cui Frank Sinatra non era ancora una superstar, ma il cantante dell’orchestra di Tommy Dorsey. Nell’incisione originale, il brano è per una buona metà strumentale, un foxtrot da età del jazz dotato di una levità pre Seconda guerra mondiale. I “trade winds” sono gli alisei e nel pezzo di Charles Tobias e Cliff Friend evocano un altrove, un luogo esotico dove “la musica era ovunque e lei aveva fiori nei capelli”. C’è un retrogusto amaro: anche navigare nuovamente verso quel luogo non riporterà indietro quei momenti unici.

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