Le origini di "Triplicate" di Bob Dylan: che cos'è il Grande Canzoniere Americano (2 / 6)

Le origini di "Triplicate" di Bob Dylan: che cos'è il Grande Canzoniere Americano

Che ironia. Bob Dylan è stato forse il musicista che più di ogni altro ha imposto negli anni ’60 l’idea di singer-songwriter, di folksinger autore delle proprie canzoni. Una rivoluzione, una liberazione. Non era più necessario essere un professionista integrato al processo produttivo per scrivere e interpretare canzoni. Perché questo erano le composizioni raccolte nel Grande Canzoniere Americano: opera di professionisti della canzone. Come disse l’autore di “People” e “Don’t rain on my parade” Julie Styne, per avere successo i pezzi “devono essere melodicamente semplici e armonicamente attraenti”.

Spesso hanno un carattere innovativo, sono sempre frutto di buon gusto, non di rado hanno ritmi frizzanti e parole argute che riflettono un linguaggio moderno, quasi da strada – per l’epoca, s’intende. A volte le strofe sono meno cantate e più recitate, per preparare la melodia del ritornello. Le composizioni finiscono per essere vendute sotto forma di spartito, cantate da grandi interpreti, ascoltate nei film prodotti da Hollywood e nei musical rappresentati a Broadway. Sono successi del momento e con il passare degli anni diventano standard: paradiso dei crooner, evergreen interpretati da cantanti d’ogni tipo, melodie usate dai jazzisti come base per le loro improvvisazioni.

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