Mogol, Lavezzi e Mussida in campo per riportare la canzone a Sanremo: 'Più attenzione agli autori per alzare il livello del Festival'

Mogol, Lavezzi e Mussida in campo per riportare la canzone a Sanremo: 'Più attenzione agli autori per alzare il livello del Festival'

Guai a chiamarlo Sanremo. Per loro, quello che ormai da sessantasei anni si tiene al teatro Ariston è il Festival della Canzone Italiana. E per Mogol, Mario Lavezzi e Franco Mussida tanta pignoleria onomastica non è affatto casuale.

Le tre colonne della musica italiana si sono fatte promotrici di una petizione - a oggi firmata da una cinquantina di colleghi di alto profilio, tra gli altri da Maurizio Costanzo, Cristiano Minellono, Tony Renis e Lorenzo Vizzini - che propone di modificare la modalità di creazione del cast adottate in epoca recente al Festival di Sanremo.

"Siamo partiti dal presupposto che da diversi anni il festival è un contenitore televisivo di grandissimo successo, ma che in pochissimi ricordano, stagione dopo stagione, quali sono le canzoni che vi hanno partecipato, se non addirittura vinto", spiega Lavezzi, che oggi - insieme a Mussida, Cheope (Alfredo Rapetti, figlio di Mogol) e Alberto Salerno - ha convocato la stampa a Milano per presentare il progetto: "Al contrario, i brani che a fine anno ottengono maggior successo quasi mai passano dal palco dell'Ariston".

E una ragione c'è. Anzi, due: "Oggi nella compilazione della rosa dei concorrenti intervengono le case discografiche, costringendo la direzione artistica a rispettare equilibri che non necessariamente hanno a che fare con la validità della proposta. E, in secondo luogo, si privilegia il personaggio, e non la canzone. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti".

Cosa fare, quindi? Rimettere al centro le canzoni, da fare selezionare a una giuria competente al riparo da qualsiasi pressione per tornare al Sanremo dei tempi che furono - "Quando a comandare erano gli editori, non le case discografiche", precisa Lavezzi - dove prima si selezionavano i brani in gara, che poi venivano abbinati agli interpreti. "Oggi il festival viene sopportato, ma a me, che pure non apprezzo il meccanismo della gara, quando si parla di arte, piacerebbe che venissise supportato", interviene Mussida: "Oggi al centro dell'attenzione c'è il mondo degli interpreti, cosa che di per sé non è un male, ma le canzoni sono sacrificate. Ed è un peccato, perché fuori dall'Ariston e dal giro delle major c'è un mondo di ragazzi che continuano a scrivere cose bellissime, che però - purtroppo - il pubblico si sta perdendo. Occorre quindi spostare il baricentro del festival dall'interprete alla canzone, lasciando che il cantante assecondi la sua vera natura".

Da qui i punti essenziali della petizione, che verrà inviata in queste ore al direttore generale della RAI, al presidente del servizio pubblico radiotelevisivo, al sindaco di Sanremo e al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini: convocare una giuria composta da professionisiti di "indiscutibile esperienza" che selezioni venti canzoni da assegnare, dietro indicazioni del direttore artistico della rassegna, ad altrettanti interpreti proposti da etichette major e indipendenti, pur con la libertà di procedere a scelte differenti con il beneplacito della commissione.

"Che sia un progetto ambizioso ne siamo consci", spiega Lavezzi: "Per attuarlo sarebbero necessari tempi tecnici importanti, quindi non abbiamo la pretesa che la nostra istanza venga accolta già a partire dalla prossima edizione del Festival. In questa fase, preferiamo pensare alla nostra iniziativa come uno sprone al cambiamento. A prescindere da chi sarà il prossimo direttore di Sanremo, perché quello che non va - secondo noi - non è tanto la singola persona, ma il metodo".

E se dalla Rai non dovessero arrivare le risposte attese? "Si potrebbe sempre organizzare una trasmissione alternativa, magari con l'appoggio di Sky o Mediaset", prosegue Lavezzi, "Sul modello di quello che è stato il festival di Venezia. Magari in autunno, a favore del mercato natalizio".

"Forse oggi avremo il massimo dell'audiece, ma non abbiamo più la canzone di un tempo", ha spiegato a Rockol Mogol, intercettato prima della conferenza stampa alla quale non ha presenziato fisicamente: "Il pubblico si è accorto che oggi non esistono più canzoni che durano nel tempo, e la colpa non è dei giovani autori, che di scrivere belle canzoni sono capaci eccome, ma dalla notorietà degli interpreti. Non è un problema da sottovalutare, perché dalla cultura popolare dipende la cultura di un popolo. Stiamo parlando di una cosa fondamentale per il nostro Paese. Se i talent e le radio - che ormai il materiale da trasmettere lo selezionano solo in base ai propri interessi - continueranno a macinare solo materiale in ordine di notorietà negando contemporaneamente l'accesso alla qualità il decadimento sarà inevitabile".

Non c'è il rischio che questa linea possa essere fraintesa e considerata più restaurativa che propositiva? I promotori, sotto questo aspetto, si dicono tranquilli, spiegando - anzi - come sia l'accesso dei giovani ai canali più importanti uno dei punti essenziali dell'iniziativa. "Poi è vero che per il momento i firmatari della petizione sono tutti nomi storici", conclude Lavezzi, "Ma se tutti noi abbiamo avvertito la necessità di innalzare la qualità un motivo ci sarà. E poi credo sia innegabile che stiamo vivendo un momento di decadimento generale, non solo nel mondo della musica. Prendiamo il mondo delle auto, per esempio: oggi, ad andare per la maggiore, sono la 500 e la Mini, macchine presentate per la prima volta più di sessant'anni fa. Vuol dire che quando un modello è buono...".

 

Fra le volte che l'ho detto in qualche intervista e le volte che l'ho scritto, credo di averla espressa almeno una ventina di volte, negli ultimi anni, la mia convinzione che il Festival di Sanremo andrebbe restituito alla sua originaria definizione di "Festival della Canzone Italiana" riportando le modalità con cui è oggi organizzato a quelle con cui era organizzato agli inizi, cioè nei primi anni Cinquanta: scegliendo prima le canzoni, poi i cantanti che le interpreteranno. Non arrivo al talebanismo di proporre che le canzoni vengano interpretate da coristi, e non da cantanti già noti - anche se sarebbe il miglior modo per capire se una canzone vale o è "salvata" dall'interpretazione di un interprete conosciuto (non dico "famoso" perché basta guardare la lista dei cosiddetti "Artisti", o "Big", dell'ultimo Festival di Sanremo per capirne il livello di "celebrità").
Comunque: saluto con piacere l'iniziativa di questa "petizione di autori", che considero benintenzionata ma, purtroppo, destinata a non essere presa nella considerazione che secondo me meriterebbe. E mi auguro che l'idea di un "vero" Festival della Canzone Italiana, magari lontano da quella città da operetta che è Sanremo, venga abbracciata da qualcun altro, e possa dare vita a una manifestazione che finalmente rimetta al centro le canzoni e i loro autori, che duri al massimo tre giorni e che sia davvero in grado di far ascoltare belle canzoni: cioè che non assomigli per niente al Festival di Sanremo.

(Franco Zanetti)

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.