Rockol - sezioni principali

NEWS   |   Italia / 31/03/2017

Paola Turci incontra se stessa nel nuovo album “Il secondo cuore” - VIDEOINTERVISTA

Paola Turci incontra se stessa nel nuovo album “Il secondo cuore” - VIDEOINTERVISTA

Un’autobiografia, “Mi amerò lo stesso”, in cui Paola Turci ha iniziato a liberarsi da fantasmi e paure. Un monologo teatrale basato sul libro, ritorno sulle scene come attrice, sogno interrotto dall’incidente automobilistico dell’estate del 1993. E oggi l’album “Il secondo cuore”, punto d’arrivo di un percorso di consapevolezza e accettazione. Reduce dal suo Sanremo migliore, dove ha portato “Fatti bella per te”, la cantautrice romana non si nasconde più. Ha proprio voglia di scoprirsi. L’ha fatto, letteralmente, per Vanity Fair. Lo fa sulla copertina dell’album, in cui incontra se stessa mostrando i due lati del proprio viso, anche quello segnato dall’incidente: abbinate, le due immagini formano una sorta di cuore. L’album è “il frutto della realizzazione di me stessa, il punto di arrivo di un lungo percorso che mi ha portata a vivere con energia questa nuova fase della mia vita. Non è facile portarsi addossi in modo così visibile dei segni, ma dopo averlo elaborato ho capito che l’incidente poteva essere un’occasione per diventare migliore, stare meglio, capirmi di più”.

Tutta questa energia ritrovata, spiega Paola Turci, si è tradotta in canzoni e incontri. Canzoni pop, prodotte da Luca Chiaravalli e scritte in alcuni casi con autori che hanno preso ispirazione da “Mi amerò lo stesso”. Come Giulia Anania, che ha composto il pezzo sanremese dopo aver visto lo spettacolo teatrale, o Niccolò Agliardi, autore di “Combinazioni”, scritta su misura per la storia di Paola. Eppure il progetto è partito con la canzone più strana, “Ma dimme te”, contenente un recitato dell’attore di Marco Giallini. È la prima volta che Turci canta in romanesco e tira fuori una vocalità nuova, più urlata e graffiata. “È frutto del primo incontro con Giulia, romana doc, una Gabriella Ferri di nuova generazione. Ho pensato che per cominciare si poteva partire da una cosa lontana da quello che ho sempre fatto, una canzone in romanesco su un’immagine che fa parte della mia famiglia, quella di donna forte che di fronte a un uomo di scioglie come un gelato. Ho pensato a mia madre, a mia nonna. Ho pensato ad Anna Magnani”. È la canzone che Turci avrebbe voluto portare a Sanremo. “È la prima che ho fatto sentire a Carlo Conti. Mi ha fatto capire che non sarei andata da nessuna parte, che nessuno mi avrebbe trasmesso in radio”.

Il disco ha una fronte impronta pop e in qualche modo, forse per via della produzione di Chiaravalli, ricorda l’operazione fatta da Nek con il singolo “Fatti avanti amore” e l’album “Prima di parlare”. “Ho apprezzato molto il lavoro fatto da Filippo, era esplosivo. Mi interessava molto quella carica, quella grinta, però con Luca abbiamo fatto un altro lavoro. Certo, il suo stile è riconoscibile, ma ci siamo venuti incontro, ci sono parti elettroniche che servivano per la ritmica, ma ci sono anche le mie chitarre elettriche. Queste canzoni o si fanno voce & chitarra o si fanno in questo modo, non c’è una via di mezzo, non le puoi suonare con chitarra, basso e batteria”. Ci tiene a spiegare che la maggior parte delle canzoni le ha cantate pensando di fare dei provini. “Vale anche per ‘Fatti bella per te’. Io chiedevo: poi la rifacciamo, vero? E Luca: no”. Nell’album c’è anche “Sublime” scritta con Fink: “L’ho contattato come un fan contatta il suo idolo. È venuto a Roma, il primo giorno abbiamo scritto il pezzo, il secondo l’abbiamo registrato, il terzo l’ho rimandato a casa dopo avergli fatto mangiare la qualsiasi”.

Curiosamente, il titolo dell’album è citato in due canzoni: “Nel secondo cuore” di Enzo Avitabile, fresco vincitore di due David di Donatello, e “La vita che ho deciso”. “La collaborazione con Enzo è nata da un mio tweet. Avevo ascoltato la colonna sonora di ‘Indivisibili’, bella, poetica, profonda. Da lì è nato un rapporto epistolare – ma si può dire epistolare parlando di WhatsApp? – fatto di stima e affetto. Gli ho chiesto di scrivermi un pezzo e da lì è nata ‘Il mio secondo cuore’ che ha dato una definizione al luogo che amo abitare, l’arte, l’ispirazione, il sogno, lo spirito: il secondo cuore è questo album, è la musica. A quel punto ho usato quell’espressione anche nella mia canzone”. Uno dei passaggi chiave di “La vita che ho deciso” è: “La vita che ho deciso l’ho scritta come un libro”. Dà idea dello spirito dell’album. “È frutto di un percorso. Per arrivare al tuo ‘centro’ devi fare un percorso di dolore, di inciampi, di incidenti. Assieme a ‘Fatti bella per te’, ‘La vita che ho deciso’ è la canzone che meglio rappresenta questo disco: è autobiografica e ha l’energia tipica dell’album”.

“Volevo cantare, vivere di musica, ma non avevo fatto i conti con niente altro: le telecamere, la visibilità. E infatti alla prima avvisaglia di successo sono andata in crisi”, racconta Paola Turci degli esordi. All’epoca voleva “la canzone d’autore, quella di un certo peso. Non volevo cantare d’amore, non volevo quelle che chiamavo canzonette: quando le interpretavo sentivo il vuoto nel cuore e infatti per andare a Sanremo scelsi ‘Bambini’ scartando ‘Almeno tu nell’universo’. Capolavoro assoluto, sì, ma non sono pentita: è stata una benedizione essere scoperta con ‘Bambini’, che mi ha aperto degli orizzonti, mi ha cambiato la vita, ha delineato il mio profilo d’artista. E poi ero piccola: avevo 24 anni, mi affacciavo alla musica, volevo stare al sicuro”. E che cosa avrebbe detto quella giovane cantautrice del pop di “Il secondo cuore”? “L’avrebbe ascoltato col sopracciglio alzato. Per ingenuità, snobismo, ignoranza. Oggi canto canzoni d’amore perché l’ho vissuto, perché lo sento. Quand’ero più giovane mi facevo proteggere da qualcosa che magari non capivo, ma che mi dava l’idea di avere una certa levatura artistica. Non va bene, perché la musica è impatto emotivo. Oggi mi va bene essere una cantante pop”.

Dopo i firmacopie nelle librerie Feltrinelli e Mondadori, dopo il concerto benefico dell’11 aprile al Teatro Manzoni di Bologna in coppia con il trombettista Paolo Fresu, il cui ricavato andrà a favore della Fondazione Rava per la quale lavora la sorella della cantautrice, il 6 maggio Paola Turci partirà in tour. “Sarà un concerto improntato sull’energia del disco. Ci saranno momenti intimi e romantici, grazie alle canzoni che fanno parte della mia storia. I suoni del disco saranno dominanti. Voglio che sia un concerto potente”.

Scheda artista Tour&Concerti
Testi