Amici 2017, il commento alla prima puntata del serale

Amici 2017, il commento alla prima puntata del serale

Non vogliatemene se torno un'altra volta sul punto che mi sta più a cuore: ma anche ad "Amici" - di cui ho seguito questa sera la prima puntata del serale - nessuno ha avvertito l'opportunità, o sentito il bisogno, di dare al pubblico il minimo di informazione necessaria sulle canzoni proposte dai concorrenti. Sì, è vero, vengono presentate le canzoni - Morgan l'ha fato benissimo con "Feelings" - ma non vengono messi in sovraimpressione i titoli, gli interpreti originari e gli autori. Ci vuole poco, ci vorrebbe poco, basterebbe pensarci; se non ci hanno pensato finora, non ho la presunzione di convincerli io, ma spero, mi auguro che ci pensino loro.


Le canzoni non esisterebbero senza gli autori che le hanno scritte. "Feelings", che Morgan ha voluto far cantare a Shady, nasce nel 1957, su musica del compositore francese Louis "Loulou" Gasté, che quando l'ha scritta aveva cinquant'anni. Nel 1974 il brasiliano Morris Albert ha scritto le parole con cui l'ha cantata, facendone un successo, e Nina Simone l'ha ripresa, in maniera personalissima, da quella sua versione.
Ecco: "Feelings" ha una storia, e secondo me conoscendone la storia la si apprezzerebbe anche di più; non pretendo che la si racconti tutta, non posso pretendere che di ogni canzone si racconti tutta la storia, anche perché non tutte le canzoni hanno una storia interessante come quella di "Feelings"; ma anche di "Attraversando gli anni", la canzone inedita proposta da Federica Carta, sarei curioso di conoscere l'autore, o gli autori. Trovo scritto in giro che, forse, la canzone se l'è scritta lei, e che forse racconta una storia personale: se è così, da spettatore mi sarebbe piaciuto saperlo, avrei capito qualcosa di più della sua interpretazione.
Per favore, autori di "Amici"; per favore, Maria De Filippi. Fate che dalla prossima puntata vengano comunicati a noi spettatori - bastano due righe in sovraimpressione - il titolo e gli autori delle canzoni che vengono cantate (e magari anche delle musiche e delle canzoni dei balletti). Date il buon esempio. Gli altri, spero, vi seguiranno.

 

"Amici" non è fatto solo di canzoni (o di balletti, dei quali non capisco nulla e sui quali quindi non mi esprimo) ma anche, a volte soprattutto, dell'interazione fra giudici, coach e conduttrice. Già alla prima puntata, quella che ho appena visto, si è capito che il loro ruolo è determinante.
Morgan, come dire, è Morgan: non c'è bisogno di aggiungere granché. Se non prevedere che ci sono buone probabilità che vinca anche questo talent, e sarebbe, se non sbaglio, il suo sesto, dopo cinque edizioni di "X Factor".
Di Elisa non so che dire. E' la sua terza stagione ad "Amici": mi pare a proprio agio, credo che più di quel che fa non voglia o non sappia fare. Morgan è un leader, un mentore; Elisa una capoclasse.
I giudici. Troppo presto per valutarli, per capire se sono coerenti nei criteri di valutazione. Dico solo che trovo rinfrescante la leggerezza sorridente di Ambra Angiolini, forse anche per il contrasto con la seriosità di Ermal Meta. Mi piacerebbe che i giudici prima esprimessero la loro scelta, poi (eventualmente) la motivassero. Senza premesse, senza giustificazioni, senza arrampicate sugli specchi. Bianco, blu, punto. L'ho visto fare a Daniele Liotti, e ho apprezzato.
I concorrenti (esclusi i ballerini): mi sono piaciuti, nel senso che li ho trovati potenzialmente interessanti, Shady e Thomas Bocchimpani.
Il meccanismo delle votazioni. Troppo complicato e con troppe variabili opzionali perché io possa capirlo. Se lo capisce Maria De Filippi, va bene così. E' lei che guida.


Dei "quadri" scenografici e coreografici curati da Giuliano Peparini non si può che dir bene; a volta, magari, sono un filo sopra le righe, un po' altisonanti, enfatici, magniloquenti, retorici, ridondanti. Ma sono la sua cifra, e se non fossero così non farebbero lo stesso effetto - in fondo qui siamo in TV, e nella TV generalista. Una cosa, però, che già avevo notato in una scorsa edizione, non ricordo più in quale occasione: i testi delle canzoni sono importanti, hanno un significato. Quello di "Anche un uomo", di Anselmo Genovese e Dina Tosi - la canzone di Mina usata per un balletto - non può essere piegato, nemmeno volendo, alla tematica drammatica della chemioterapia; e, se posso, senza offendere nessuno, le calotte craniche delle ragazze facevano pensare più agli alieni di "Mars attacks!" che alle conseguenze devastanti di una cura.

Franco Zanetti

 

Amici 2017, la prima puntata del serale: cosa è successo.

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