Addio a Roberto Gatti: il saluto di Riccardo Bertoncelli

Addio a Roberto Gatti: il saluto di Riccardo Bertoncelli

Dove sei finito, Robin Neko?

In memoria di un amico momentaneamente disperso

di Riccardo Bertoncelli

 

Roberto Gatti era un professore di matematica innamorato di musica strana che un giorno di tanti anni fa decise di fare il grande salto e di passare alla scrittura musicale. Non erano gli anni della battaglia di Poitiers ma quasi; perché è sbalorditiva la differenza fra quei giorni e i nostri, fra gli spazi aperti, anzi spalancati, che erano Gong, L'Espressso, la terza Rete RAI e i pertugi di cultissimo (e, mi raccomando, gratis!) di oggi. Ma sono già partito male perché sembra che voglia fare il nostalgico e Roberto questo non lo avrebbe mai permesso; mi avrebbe subito smontato con una risata delle sue, meglio se con pernacchia, esercizio di cui, con ineguagliabile mimica facciale, era campione olimpico. Usava spesso quel suo pezzo forte per raccontarmi di certi dischi che aveva ascoltato, segnatamente musica italiana, o musicisti e/o addetti ai lavori incontrati lungo il cammino. Detestava soprattutto quelli che se la tiravano, magari nascondendosi dietro fumi di citazioni. Lui socraticamente giurava di sapere una sola cosa, di non sapere nulla; e citava come preferito un proverbio lombardo che recenti studi farebbero risalire al Beccaria (“a capi' gnent se fa mia fadiga”).

Ci incontrammo a Gong, ci frequentammo soprattutto negli '80, in giro per conferenze eccentriche o concerti fuori schema. A Roberto piacevano soprattutto gli improvvisatori, meglio se con alto tasso di fantasia e provocazione. Godeva come un bambino nel vedere Maarten Von Regteren Altena che curava una frattura suonando un contrabbasso ingessato anch'esso, Peter Cusack che scuoteva la chitarra e lanciava pezzi di carta in un cestino (una performance che ammirammo dal vivo a Berlino, in un memorabile viaggio alla ricerca della freie musik) o Michael Waisvitz intento a cavare suoni buffi tremendi da un scatolina sputarumori che aveva chiamato crackle box. Quella per Roberto era la sirena più melodiosa, mai più senza. Se ne fece costruire un esemplare e lo usò per certi intemerati set quando gli capitava: perfino sul palco di SanRemo, l'anno che si presentò arruolato nei Figli di Bubba. La demenza era il suo grimaldello, l'antenna per captare il mondo, e non per caso era uno zappiano convinto. Quando il maestro morì, Claudio Trotta organizzò per onorarlo uno show in piazza Duomo a Milano e io, Roberto e un terzo complice eseguimmo con molta convinzione il celebre Concerto per bicicletta che il giovane Frank in giacca e cravatta aveva presentato allo “Steve Allen Show”.

Scusa Roberto, anzi, scusa un cazzo, colpa tua, se mi vengono in mente solo guasconerie del genere o zingarate come quella volta indimenticabile in un ristorante di Pisa, quando per punire un ristoratore che ci aveva servito male fingemmo di essere ispettori della Guida l'Espresso e lo vedemmo correre da noi in ambasce, tutto sudato, con champagne e sigari per farsi perdonare. O come quell'altra volta quando prendemmo di mira l'algido indisponente Pat Metheny in un hotel di Ravenna, addebitando sul conto della sua camera un lussuosa merenda con amici.

Negli ultimi anni ci vedevamo poco e per caso, che peccato, ma avevo seguito con interesse il lavoro che avevi speso per Carla Sozzani e Corso Como 10, e il fiorire di alias (Robin Neko, Noè D. Varzi, John Wayne jr) che cavavi dal tuo cilindro per sempre nuove avventure musicali, anche come deejay. Di recente ti saranno fischiate le orecchie, perché con altri reduci di Gong ci siamo visti con bellicose intenzioni, progettando mirabolanti iniziative indietro e avanti nel tempo. Eri assente giustificato, ti aspettavamo per la primavera, curiosi di sapere quali sferzanti consigli ci avresti propinato. Sappi che comunque il posto te lo terremo lo stesso, perché conoscendo le tue frequentazioni con l'insolito, il surreale, l'irreale, nessuno di noi dubita che presto tornerai in zona. Ti considero momentaneamente disperso e mi metto subito a cercarti.

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