L'atroce musical sul cancro degli Afterhours, in concerto a Roma: recensione, scaletta e fotogallery

L'atroce musical sul cancro degli Afterhours, in concerto a Roma: recensione, scaletta e fotogallery

Ad un certo punto Manuel Agnelli e compagni posano i loro strumenti e rimangono in piedi di fronte ai rispettivi microfoni, immobili come statue, mentre la grande immagine dell'angelo alle loro spalle si tinge di un rosso inquietante. "San Miguel, ovunque io vada ho il tuo amore che mi protegge", intonano, come in una litania: è un esorcismo collettivo per liberarsi dalle proprie tragedie.

I mesi precedenti l'uscita di "Folfiri o Folfox", il loro ultimo album, sono stati critici per gli Afterhours. Non solo perché la band ha perso due dei quattro membri "storici" della line up, il batterista Giorgio Prette e il chitarrista Giorgio Ciccarelli, subito rimpiazzati da Fabio Rondanini e Stefano Pilia. Ma anche per le vicende esterne che hanno toccato emotivamente i suoi componenti: la morte del padre di Manuel, ad esempio, che non ce l'ha fatta a sconfiggere un cancro. Di fronte alla crisi è scattata la sublimazione del dolore e della negatività, in musica. E ne è venuto fuori un disco che fotografa musicalmente un periodo importante della band simbolo dell'alternative-rock italiano: "Questo ultimo album parla di tantissime cose. Parla di cambiamento, parla di energia, parla di cerchi che si chiudono. E il fatto che si chiudano dei cerchi è solo positivo per poterne aprire altri. È il solo e unico modo possibile", dice Manuel alla folla dell'Atlantico, durante la tappa romana del tour nei club in supporto a "Folfiri o Folfox".

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Uscito quasi contemporaneamente all'inizio dell'avventura di Manuel Agnelli a "X Factor" (ma lui ha detto che si è trattata di una coincidenza, che avrebbe potuto rimandarne la pubblicazione ma che non avrebbe avuto senso), "Folfiri o Folfox" poteva rappresentare l'occasione giusta per ampliare il pubblico degli Afterhours sfruttando, appunto, il passaggio televisivo del loro frontman. Avrebbero potuto pubblicare un disco meno spigoloso rispetto a quelli pubblicati in passato, proprio per rendere meno "ostico" il contatto con i nuovi fan. E invece hanno sfornato un disco tosto, pesante, che parla di morte e che sbandiera tutte le cifre stilistiche della band: i nuovi concerti sono la naturale trasposizione di quel disco alla dimensione live.

La scaletta del concerto è articolata in tre parti, con la prima dedicata quasi interamente al nuovo album: il suono è grezzo, sporco, fisico. In canzoni come "Né pani né pesci", "L'odore della giacca di mio padre", lo strumentale "Folfiri o Folfox" e "Fra i non viventi vivremo noi" si percepisce la musica come bisogno fisico di riuscire a sublimare il dolore e la negatività. Il concerto è dirompente, una scarica di adrenalina. È duro sia musicalmente che come contenuti. Lo potremmo quasi definire un musical sul cancro. Un atroce musical sul cancro in cui il "brutto male" viene raccontato in modo sì diretto, ma meno sfumato, evitando lo splatter: "L'ho scritto sugli effetti che la chemioterapia provocava su mio padre", spiega Manuel quando arriva il momento di suonare un pezzo come "Ti cambia il sapore". Bellissimo, in questo senso, il passaggio dallo strumentale stoner rock "Cetuximab" (dal nome di in farmaco utilizzato per il trattamento del tumore metastatico), con quelle chitarre elettriche laceranti e strazianti, alle sonorità più acustiche di "Grande" (che racconta di un patto immaginario di Manuel con suo papà).

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Anche il concerto romano, come quelli di Trezzo sull'Adda (dove il tour ha debuttato lo scorso 9 marzo), Bologna, Parma e Torino, ha fatto registrare il sold out: ma in quanti hanno comprato il biglietto solo dopo aver visto Manuel dietro al bancone dei giudici di "X Factor"? In altre parole: quanti sono i fan ortodossi, della prima ora, e quanti i nuovi proseliti? Te ne accorgi quando arrivano i cavalli di battaglia degli Afterhours, su tutti "Costruire per distruggere" (da "Padania", 2012), "Bye bye bombay" (da "Quello che non c'è", 2002), "Male di miele" (da "Hai paura del buio?", 1997): i nuovi proseliti restano con le braccia conserte, in silenzio, con gli occhi sbarrati, aspettando che Manuel e compagni tirino fuori un'altra canzone. Magari una canzone conosciuta come "Non è per sempre", che però non arriva perché a questo giro non è in scaletta (come non è in scaletta "Sui giovani d'oggi ci scatarro su"). Oppure una come "Il paese è reale", quella che portarono a Sanremo nel 2009, ma che non suonano praticamente mai dal vivo. E, a guardarsi intorno, sembrano essere davvero pochi quelli che restano impassibili di fronte a queste canzoni.
 

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"Questo è un pezzo su una cosa che mi piace molto fare", dice Manuel prima di suonare "Se io fossi il giudice", lasciando intendere che sì, tornerà a fare il cattivone ad "X Factor" anche per la prossima edizione del talent. Nel frattempo, però, si "disintossica" dalla tv ritrovando un pubblico che parla la sua stessa lingua: "Ci sono degli spazi a Roma che creano cultura, che appartengono alla gente. Sono aperti a tutti, non sono di una lobby, non sono di uno sponsor: fanno cultura liberamente, sono dei laboratori dove si sperimenta cultura. E questi spazi sono continuamente in pericolo", spiega a un certo punto del concerto.

Il tour di "Folfiri o Folfox" è una bella fotografia di quelli che sono oggi gli Afterhours: prossimi a tagliare il traguardo dei trent'anni di carriera, Manuel e i suoi dimostrano di essere davvero in grandissima forma. "Crescere è veramente molto strano, alla mia età significa invecchiare", dice Manuel, che ha da poco compiuto 51 anni. Invecchiare non è poi così brutto se si invecchia come Manuel Agnelli, no?

di Mattia Marzi

GUARDA QUI LA FOTOGALLERY DEL CONCERTO

SCALETTA:
"Né pani né pesci"
"Qualche tipo di grandezza"
"Oggi"
"Il mio popolo si fa"
"Ballata per la mia piccola iena"
"La sottile linea bianca"
"St. Miguel"
"Musa di nessuno"
"Non voglio ritrovare il tuo nome"
"Ti cambia il sapore"
"Cetuximab"
"Grande"
"Costruire per distruggere"
"La tempesta è in arrivo"
"Noi non faremo niente"
"Se io fossi il giudice"
"Folfiri o Folfox"
"Fra i non viventi vivremo noi"
"L'odore della giacca di mio padre"
"Male di miele"
"La verità che ricordavo"
"Tutti gli uomini del presidente"
"Bye bye Bombay"
"Ophryx"
"Padania"
"La vedova bianca"
"Ci sono molti modi"
"State trooper" (cover di Bruce Springsteen, con Andrea Biagioni)
"Quello che non c'è"

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