Secondary ticketing, il ceo di Stubhub al Financial Times: 'Metà dei biglietti ceduti direttamente a 'venditori professionisti''

Secondary ticketing, il ceo di Stubhub al Financial Times: 'Metà dei biglietti ceduti direttamente a 'venditori professionisti''

Qualcosa di molto simile a ciò che Matteo Viviani delle Iene denunciò in Italia lo scorso autunno - cioè la cessione sistematica di biglietti dalla fonte (ovvero dai promoter, nel caso di un evento di musica dal vivo) direttamente ai siti di secondary ticketing - nei paesi anglosassoni sarebbe ormai un consolidato sistema: stando a quanto riferito dal ceo di Stubhub Scott Cutler al Financial Times, almeno la metà dei biglietti presenti su piattaforme di secondary ticketing negli USA e in UK per show di musica dal vivo, spettacoli teatrali o eventi sportivi sarebbero ceduti dagli organizzatori degli stessi direttamente a "rivenditori professionisti", cioè a operatori attivi sul mercato secondario.

"Solo un piccola parte di biglietti - diciamo attorno al 20% - vengono resi disponibili dagli organizzatori al pubblico", ha spiegato Cutler: "E dove finiscono gli altri? Li vendono direttamente ai fan club? A clienti premium? Ai manager degli artisti? Agli amici?". No, ovviamente. L'ad di StubHub non può ovviamente svelare i nomi e le ragioni sociali dei destinatari, coperti da segreto contrattuale. Ma non occorre uno sforzo di immaginazione per capire a chi si riferisca: trader e speculatori, o - volendo semplificare - bagarini online professionisti, come quello intervistato sempre da Viviani nell'ultima puntata della sua inchiesta sul secondary ticketing (che, tuttavia, i biglietti sosteneva di procurarseli alla vecchia maniera, cioè sul mercato primario, e non tramite accordi coi promoter). Logica, quindi, la domanda del cronista della prestigiosa testata economica americana, che chiede se non ci sia ipocrisia, da parte dell'industria del live entertainment, nel criticare pubblicamente il secondary ticketing pur facendoci affari - e pure grossi - in privato. "Non la chiamerei ipocrisia", è stata la serafica risposta di Cutler: "Direi piuttosto che è la realtà di chi fa businness".

Come osserva però lo stesso Financial Times, StubHub - la controllata dal gruppo eBay che pure negli USA è leader sul mercato, con un fatturato annuo di 940 milioni di dollari - più che la legislazione statunitense tema quella europea: la piattaforma di secondary ticketing ha acquisito in tempi recenti Ticketbis, sito operante sul mercato secondario molto attivo nel Vecchio Continente, dove però, specialmente in Gran Bretagna e Italia, i governi si stanno preparando a varare delle norme anti-secondary ticketing, mossi dall'ondate di indignazione popolare come quelle suscitate dal "caso Coldplay" nella Penisola e dallo scandalo dei biglietti per uno show benefico a Londra di Ed Sheeran venduti a prezzi esorbitanti nel Regno Unito.

Sulla scia di quanto già riferito dal responsabile delle pubbliche relazioni di eBay Alasdair McGowan alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati lo scorso 2 febbraio, Cutler ha fatto sapere di non aver alcun problema ad interfacciarsi con le istituzioni dei paesi europei: "Ma non ci sarà una discussione proficua se l'argomento sarà che loro [i governi, ndr] ci vogliono cancellare dalla faccia della terra", ha spiegato l'ad di StubHub, "Perché noi abbiamo intenzione di continuare a esistere". Cutler, alla fine, la coscienza se la sente pulita, dato che - secondo i dati registrati dalla sua azienda - più della metà dei tagliandi ceduti su StubHub passano di mano a un prezzo inferiore al face value. E nel caso di quelli venduti a prezzo superiore? "Qui non c'è gente che viene rapinata", ha concluso lui: "Qui c'è gente disposta a pagare 1000 sterline per vedere Adele".

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