‘Hot Thoughts’, il disco degli Spoon proveniente dal futuro – INTERVISTA

‘Hot Thoughts’, il disco degli Spoon proveniente dal futuro – INTERVISTA

“È un disco proveniente dal futuro”. Così il batterista Jim Eno racconta “Hot thoughts”, il nono album degli Spoon, il primo per l’etichetta Matador dai tempi del disco d’esordio del 1996 “Telephono”. Da sempre amatissima da stampa e web, tant’è che secondo i calcoli di Metacritic è la band più apprezzata del decennio che va dal 2000 al 2009, la formazione americana ha lanciato “Hot thoughts” prima attraverso la title track, poi con “Can I sit next to you”. Mai sentiti gli Spoon tanto funk e sexy, hanno scritto in molti. “Forse”, spiega Eno al telefono da Austin, dove il gruppo è impegnato con ben cinque concerti al South By Southwest, “è perché l’anno scorso abbiamo ascoltato parecchio Prince, sai, dopo la sua morte”.

“Hot thoughts” è prodotto da Dave Fridmann, che aveva già lavorato con il gruppo al precedente “They want my soul” ed è noto per le collaborazioni con Flaming Lips e Mercury Rev. “Non c’è stata una vera conversazione sul suono dell’album”, spiega Eno, fondatore e “anima” degli Spoon con il cantante Britt Daniel. “Abbiamo semplicemente preso l’ultima canzone registrata per il disco precedente, che si chiama ‘Inside out’, e siamo ripartiti da lì. Volevamo spingerci un po’ già in là, ecco”. Ne è venuto fuori un album dal suono ricco di particolari, però stilizzato, sulla falsariga di certe produzioni contemporanee R&B. Dentro c’è un po’ di tutto: progressioni che fanno tanto anni ’70, linee di basso alla Talking Heads, drum machine che fanno molto Prince anni ’80 (non si tratta di LinnDrum, però). “Ci sono sempre piaciuti quei piccoli suoni che puoi goderti con le cuffie. E siamo dell’idea che sia giusto eliminare ogni strumento non strettamente necessario. Vogliamo comunicare attraverso forme musicali forti e potenti, il resto è superfluo”.

“Hot thoughts” è anche il primo album degli Spoon in cui non sono presenti chitarre acustiche. “C’è un motivo: volevamo incidere un disco proveniente dal futuro. L’abbiamo immaginato come l’album che gli Spoon potrebbero incidere fra qualche anno. Abbiamo persino evitato di registrare alcune canzoni che erano pronte perché basate principalmente sulle chitarre acustiche. L’idea è riuscire a tenere inchiodato l’ascoltatore. Sai, una cosa è farlo in concerto, quando puoi trasmettere tutta quell’energia, un’altra cosa è farlo in una registrazione che sarà ascoltata con delle cuffiette da una persona che esaurisce l’attenzione dopo tre minuti”.

Eppure, nonostante l’abbassamento della curva dell’attenzione del pubblico, Jim Eno è convinto che gli album siano ancora fondamentali. “Un album è più della somma delle sue canzoni. È una forma d’espressione artistica, è un viaggio e difatti passiamo molto tempo a mettere in sequenza le canzoni in modo che la gente lo possa fruite come un’opera d’arte”. “Hot thoughts”, in particolare, sembra avere due facce, ha una certa ambivalenza. Da una parte ci sono le canzoni funk-rock, quelle incise con in testa Prince, dall’altra pezzi più strani e cupi come “Pink up”, con un riff di vibrafono che torna in “Us”, lo strumentale che chiude l’album riassumendone ed espandendone il carattere. “Vero. Da una parte ci piaceva l’idea di incidere pezzi futuristici e ballabili, dall’altra volevamo suonare lievemente minacciosi”. I testi, invece, sono in parte indecifrabili. “Onestamente, non è che stiamo lì ad analizzarli nemmeno noi. A Britt piace che le canzoni siano aperte a ogni interpretazione”.

Quando gli si chiede della defezione del chitarrista Eric Harvey, con la band dal 2004, Eno si limita a dire che “era tempo di cambiare. Siamo ancora amici, adesso lui suona con Hamilton Leithauser dei Walkmen”. Harvey è stato sostituto da Gerardo Larios, che in passato ha inciso nello studio di Jim Eno, il Public Hi-Fi di Austin, Texas. “Non abbiamo mai suonato così bene”, assicura il batterista che ricorda la prima volta che vennero in Italia con i Guided By Voices nel 1996. “Quando non suonavamo, guardavamo gli Europei di calcio. Da allora, la nostra fan base si è allargata lentamente, ma costantemente. Meglio così che un successo tutto d’un colpo: ci ha permesso di apprezzare molto di più quel che abbiamo ottenuto. Però, sì, ci piacerebbe avere più successo in Europa, ci verremo questa estate. Speriamo di suonare anche in Italia. Ci stiamo lavorando”.

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