Francesco De Gregori, per brevità chiamato Artista, con la "A" maiuscola

Francesco De Gregori, per brevità chiamato Artista, con la "A" maiuscola

"Se credi di conoscermi, non è un problema mio", cantava De Gregori, in "Guarda che non sono io". Chi è il cantautore romano. “Per brevità chiamato artista”, diceva un altro suo titolo, di un suo album. Con modestia, troppa. perché se c'è uno per cui la "A" è maiuscola, in Italia è lui - pur nel suo essere scostante, a tratti difficile nel modo di porsi. Ma solo in quello, perché la sua produzione parla da sola: un serbatoio di grandi canzoni, di grandi storie, che hanno fuso l'amore per il "singer-songwriter" statunitense (i suoi amati Dylan e Cohen) con la tradizione melodica e letteraria italiana.

L’inizio della carriera di De Gregori avviene al Folkstudio, celebre locale capitolino in cui si ritrovano giovani autori in cerca di successo, e dove si consolida un gruppo che farà scuola. Non a caso, il suo primo lavoro, “Theorius campus” , inciso per la IT nel ‘72 è registrato a metà con Antonello Venditti.

Nel 1973 De Gregori partecipa al "Disco per l'estate" con "Alice", brano che gli permette di farsi conoscere da un pubblico più vasto di quello dei circoli culturali di sinistra che già iniziava ad apprezzarlo, grazie anche all’album “ALice non lo sa”. Sempre in questi anni continuano le collaborazioni: epocale quella con Fabrizio De André, che porterà tra le altre cose a “Via della Povertà”, la versione italiana di “Desolation row” di Dylan. L’anno dopo collabora con Lucio Dalla, che gli fornisce la musica per due brani, "Pablo" e "Giovane esploratore Tobia", contenuti rispettivamente negli album “Rimmel” e “Bufalo Bill. Proprio “Rimmel”, pubblicato nel 1975, ottiene un clamoroso successo, tanto da restare per più di un anno nelle classifiche dei dischi più venduti. 

Ma il proseguo di ’70 lo vede anche protagonista una crisi che ha le sue premesse in quell'ormai famoso "processo" intentatogli al Palalido dagli autonomi durante un concerto, anni dai quali De Gregori esce nel 1978, pubblicando un album nuovamente intitolato con il suo nome e cognome. Nel dicembre di quello stesso anno De Gregori realizza un 45 giri con Lucio Dalla contenente "Ma come fanno i marinai" e "Cosa sarà", una boccata d'ossigeno e di spensieratezza in coincidenza con la tournée di “Banana republic", svoltasi nell'estate del 1979 e immortalata in uno splendido album dal vivo. 

Nel 1983 esce “La donna cannone”, forse la sua canzone più nota, pubblicato nell’allora diffuso formato del Q-disc. A metà decennio De Gregori cambia casa discografica e si trasferisce alla Sony Music, etichetta per la quale pubblica, nel 1987, “Terra di nessuno”, il primo album di una serie che lo vede sposare sempre più un folk-rock elettrico e tagliente alla Dylan. Gli anni ’90 sono segnati da un’intensa attività live, testimoniata anche da molti dischi dal vivo, come “Bootleg” e “La valigia dell’attore”. Tra album di studio e concerti, il nuovo millennio si apre invece con nuove collanorazioni: nel 2002 un tour con Pino Daniele, Fiorella Mannoia e Ron e lo stesso anno un album di canzoni popolari italiane incise assieme  a Giovanna Marini, così come nel 2010 un tour con  Dalla per un tour che diventa anche l’album “Work in progress”.

Gli anni più recenti della carriera si alternano tra musica inedita in studio, rivisitazioni del proprio repertorio (la raccolta di recisioni “Vivavoce” del 2014) e la riscoperta delle proprie radici. Il tutto culmina in “Amore e furto”, album di riletture Dylaniane, nel 2015.

Nel luglio dello stesso anno, De Gregori apre un concerto di Bob Dylan a Lucca: "Tanto ormai si sa, è il mio guru e lo nascondo sempre meno”. E infatti a ottobre dello stesso anno esce “De Gregori Canta Bob Dylan  -  Amore E Furto”, in cui viene ripresa anche “Desolaton row”, ma in una versione diversa da quella incisa nel ’74 con De André. Lo stesso anno DeGregori celebra i 40 anni di “RImmel! con un concerto all'Arena di Verona, con ospiti, seguito nel 2016 dal cofanetto onnicomprensivo “Backpack”, poi dal live "Sotto il vulcano", registrato a Taormina, con la rilettura di "4/3/1943", dell'amico Lucio Dalla, nei confronti della memoria del quale De Gregori ha sempre mantenuto riserbo, e pudore, dopo la sua scomparsa.

Ecco, De Gregori non è scostante come spesso lo si dipinge, e come lui tende a dipingersi nella citata "Guarda che non sono io". E' un Artista conscio del suo valore (così come ne siamo consci noi), ma ciò nonostante discreto e riservato, perché tutto quello che ha da dire è nei suoi versi e nelle sue melodie - memorabili e indimenticabili.

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