Quando Joe Strummer conobbe Johnny Cash e scrisse una canzone per lui

Era il 2002, Strummer e Cash sarebbero morti di lì a breve.

Quando Joe Strummer conobbe Johnny Cash e scrisse una canzone per lui

Quando ho letto queste righe nelle ultime pagine della bella biografia dei Clash “Death or glory” di Pat Gilbert, ho provato una dolce malinconia. A chiusura del volume dedicato alla formazione inglese, nella postfazione, non si poteva dimenticare di riportare quanto accadde dopo lo scioglimento della band di Joe Strummer e Mick Jones. Non si poteva dimenticare di riportare che Joe Strummer ci ha lasciato il 22 dicembre 2002. Le malinconiche righe cui accennavo in apertura riguardano la primavera del 2002, poco più di sei mesi prima della sua morte. Queste righe oltre a Joe Strummer coinvolgono anche il produttore Rick Rubin e Johnny Cash. Anche quest’ultimo non avrebbe vissuto a lungo, infatti sarebbe morto il 12 settembre 2003. Mi piace pensare che tra i protagonisti di questa storia vi sia anche un quarto personaggio, che nella primavera del 2002 non poteva esserci, perché la sua vita era giunta al capolinea l’11 maggio 1981. Questo quarto personaggio ci entra per merito di una canzone da lui pubblicata molti anni prima, nel 1980. Il suo nome è Bob Marley, la canzone si intitola “Redemption Song”.

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A una decina di anni di distanza dallo scioglimento dei Clash Joe Strummer, a metà anni novanta, forma una nuova band, i Mescaleros. Con loro pubblicherà tre album: il primo “Rock Art and the X-Ray Style” (leggi qui la nostra recensione) verrà pubblicato nel 1999, cui fa seguito “Global a Go-Go” (leggi qui la nostra recensione) nel 2001 e da ultimo, pubblicato postumo, “Streetcore” (leggi qui la nostra recensione), uscito nell’ottobre del 2003. Due canzoni di quest’ultimo disco che Strummer non ebbe la fortuna di vedere sugli scaffali dei negozi furono prodotte da Rick Rubin. Queste canzoni sono “Long Shadow” e la cover della celeberrima “Redemption Song” del già citato Bob Marley. La prima, "Long Shadow", venne scritta da Joe Strummer appositamente per Johnny Cash. Mentre sulla seconda, quel poco che si può dire è che se sia mai esistito qualcuno che poteva cimentarsi nella riproposizione dell’inno del re del Reggae senza sfigurare, questi era proprio Joe Strummer.

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Johnny Cash a quell’epoca stava lavorando con il produttore Rick Rubin al quarto capitolo della serie ‘American Recordings’. L’uomo in nero in quella collana ha riletto alcuni dei suoi brani e ha proposto la sua personalissima interpretazione di canzoni composte da altri. L’album a cui stava lavorando in quel 2002 era “American IV: the Man Comes Around” (leggi qui la nostra recensione). Nel disco, l’ultimo che Cash ebbe ventura di vedere pubblicato poiché (come ricordato in precedenza) morì nel 2003, vi sono contenute le splendide e intense cover di “Personal Jesus” dei Depeche Mode, “Bridge Over Troubled Water” di Simon & Garfunkel, “In My Life” dei Beatles, “Desperado” degli Eagles e “Hurt” dei Nine Inch Nails di Trent Reznor. Tra l’altro, il video di “Hurt” si aggiudicò nel 2003 un MTV Video Music Awards nella categoria “Best Cinematographic”.

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Johnny Cash era impegnato a lavorare negli studi di registrazione nella villa di Rick Rubin a Los Angeles e anche Strummer stava soggiornando nella Città degli Angeli, come ricorda lo stesso Rubin: “Quando si trovava in città Joe veniva sempre a casa mia: secondo lui aveva la piscina migliore. Se io non ero in casa, scavalcava il recinto e quando tornavo me lo trovavo lì! Quando ha scoperto che Johnny Cash era da me, veniva tutti i giorni e si aggirava per lo studio. Era tutto contento: si sdraiava sul pavimento e faceva capolino da una finestrella per guardare Johnny che cantava nella stanza accanto. Se Johnny sapeva chi era? No, ma gliel’abbiamo spiegato subito”. Quando ripensa a quei giorni ormai lontani Rubin dice che Joe Strummer era, ‘gasato ma docile come non l’avevo mai visto prima, sembrava uno scolaretto’.

Per far comprendere che tipo fosse Strummer Rubin ricorda quando Joe presentò il testo, appena scritto, di “Long Shadow” a lui e a Cash. La canzone era scritta su un cartone della pizza, alcuni versi erano su un tovagliolo di carta, altri ancora su un rotolo di nastro isolante. Per trovare la concentrazione ed entrare nel giusto mood Joe si chiudeva nell’automobile parcheggiata fuori dallo studio di registrazione e ascoltava più volte i nastri della sua amata cumbia. Quando venne il momento di incidere pretese da Rubin di lavorare nel garage su di un piccolo registratore e non nello studio principale, chiosa il produttore: “Joe era fatto così: tutto quello che faceva era unico e speciale”.

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Dopo avere trascorso del tempo assieme Johnny Cash e Joe Strummer finì che diventarono amici. E quando chiesero alla leggenda del country di esprimere un pensiero sull’ex frontman dei Clash, Cash non si perse in lunghi giri di parole e andò dritto al punto: “ Joe era una persona splendida. Una brava persona e un bravo musicista”.

(Paolo Panzeri)

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