NEWS   |   Italia / 15/03/2017

'Vengo anch'io. No tu no' di Enzo Jannacci: la storia della canzone della nuova pubblicità della Panda (e il commento del figlio Paolo)

'Vengo anch'io. No tu no' di Enzo Jannacci: la storia della canzone della nuova pubblicità della Panda (e il commento del figlio Paolo)

Enzo Jannacci nel 1967 era uno dei nomi più apprezzati da critica e intellettuali, ma il grande pubblico - all'alba della stagione più calda della nostra storia recente - ancora non l'aveva inquadrato. Lui, già attivo da quasi dieci anni, fino ad allora aveva cantato degli emarginati, gli "altri" che si annidavano nelle pieghe della Milano del boom industriale, come il "barbùn" protagonista di "El portava i scarp del tennis" o il balordo di periferia di "Faceva il palo", ma gli mancava l'ultimo scatto prima della consacrazione.

Da due anni il cardiologo prestato alla musica aveva in mente una canzone che non riusciva a finire. Una canzone che per una volta ribaltasse la prospettiva, mettendo al centro della narrazione il normale, l'integrato, quello che sulla carta non ha nulla del socialmente escluso ma che sotto sotto non è tanto diverso dal borderline classico. Anzi, probabilmente se la passa anche peggio.

Chiede aiuto al futuro Premio Nobel Dario Fo e a Fiorenzo Fiorentini, e quello che ne viene fuori - come osserva Franco Zanetti in "Avant Pop - Canzoni indimenticabili di un anno che non è mai finito" - è "una filastrocca buffa, racconta situazioni apparentemente comiche, quasi dei piccoli sketch": tanti piccoli grandi momenti - dalla gita "allo zoo comunale" al "sognare un mondo migliore" - dove si gioca la carta del paradosso per "vedere l'effetto che fa". E dove la risposta inevitabile alla domanda "vengo anch'io?" è, inesorabilmente, "No, tu no". E alla fine, quando il protagonista, l'eterno escluso, scopre che il suo funerale "per tutti è una cosa normale" (durante il quale, in originale, dovevano "piangere solo le suore", verso ancora più duro autocensurato dallo stesso autore), la condanna suona praticamente inappellabile.

Complice un ritmo incalzante, un arrangiamento allegro e un ritornello che oggi definiremmo killer il grande pubblico non si accorge di - o preferisce non fare caso a - uno dei testi più duri e cupi che hanno caratterizzato l'immediato pre-Sessantotto. E "Vengo anch'io. No, tu no" diventa un successo: il 30 marzo del 1968 il 45 giri di entra nella top ten dei singoli più venduti, per rimanerci per dodici settimane consecutive. Il luglio dello stesso anno il brano viene scelto come siglia per la trasmissione televisiva dell'estate sul Programma Nazionale RAI, ed è consacrazione: "Vengo anch'io. No, tu no" la cantano anche i bambini nei cortili. Jannacci, sempre nel '68, pubblica il suo primo LP da solista per la RCA (dopo i tre indimenticabili album per la Jolly): un disco importante, pieno di canzoni destinate a rimanere negli annali come - tra le altre - "Ho visto un re" (con il testo di Dario Fo), "Giovanni, telegrafista" e "Non finirà mai", ma la title track non poteva che essere lei. E così il nuovo 33 giri di Enzo Jannacci - uno degli album più politici e impegnati del già di per se politico e impegnato Sessantotto - viene battezzato col titolo del suo brano simbolo per acclamazione popolare, "Vengo anch'io. No, tu no".

Poi passano quasi cinquant'anni: dopo il '68 arriva il '77, poi la Milano da bere, Mani Pulite, la new economy, la crisi e tutto il resto. A marzo 2017 si accende la TV e ci si trova davanti allo spot di un'auto di quella che è l'azienda italiana produttrice di auto per antonomasia - o, meglio, lo era. Si vedono i leggendari bobbisti giamaicani che se la ridono guidando sulla neve, persone felici che si abbracciano, il tutto con sullo sfondo l'auto "che dal 1980 non ha mai detto di no a nessuno", come recita il claim diligentemente recitato dallo speaker che subito dopo ci informa sulle modalità di finanziamento. Indovinate un po' quale canzone è stata scelta come colonna sonora?

Esatto: "Vengo anch'io. No, tu no".

"E' un'operazione pubblicitaria, è vero, ci hanno chiesto l'autorizzazione molto in fretta", ha spiegato a Rockol il figlio di Enzo, Paolo Jannacci, raggiunto tra una tappa e l'altra del tour con Fedez e J-Ax, dove presta servizio come elemento della band ("Viaggiamo in furgone, siamo della vecchia scuola"): "Però mi è piaciuto da subito il taglio dato allo spot. Specialmente la frase 'l'auto che non ha mai detto di no a nessuno'. E' inclusivo, popolare. Insomma, è la Panda. E poi mi fa piacere che le canzoni di papà si suonino ancora: è così, suonandole e parlandone, che si tengono in vita. Altrimenti muoiono".

(Davide Poliani)

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