NEWS   |   Industria / 13/03/2017

Ed Sheeran con '÷' domina la chart UK dei singoli (e costringe la discografia a ripensare alla classifiche?)

Ed Sheeran con '÷' domina la chart UK dei singoli (e costringe la discografia a ripensare alla classifiche?)

Quella che per l'industria musicale doveva essere solo una festa - cioè l'incredibile successo di un disco - potrebbe trasformarsi in un grattacapo non da poco: il problema se l'è posto Josh Halliday sul Guardian, che, riferendosi alla straordinaria performance del nuovo album di Ed Sheeran, "÷ (Divide)", ha raccolto diverse suggestioni circa l'attualità dei processi di compilazioni delle attuali classifiche inglesi.

Tutti i sedici brani contenuti nel nuovo album del cantautore britannico sono infatti presenti nella top 20 dei singoli: nulla di strano, perché, secondo le ultime regole adottate dalla Official Charts Company, la società che cura il rilevamento dei dati di vendita oltremanica, 150 passaggi in streaming vengono equiparati a una singola vendita (metodo "ibrido" simile, per certi versi, a quello utilizzato per la classifica Top Digital stilata da GFK per FIMI in riferimento al mercato italiano), e Sheeran è popolarissimo su piattaforme come Spotify, Deezer e Apple Music. Un dominio così smaccato di una classifica da parte di un singolo artista potrebbe però compromettere la credibilità della stessa.

Lo strapotere di Sheeran nella single chart potrebbe avere un "effetto anestetizzante" sulla classifica, sostiene Alison Wenham, ad dell'istituzione indipendente Worldwide Independent Network: "Le regole attuali devono essere riconsiderate, soprattutto in termini di conversione streaming - download", ha spiegato.

In sostanza, il sistema 150 streaming per un download non rifletterebbe più i gusti del pubblico, o - per lo meno - non sarebbe più in grado di tradurli in dati. Soprattutto perché - sostiene la Wenham - gli streaming non sono tutti uguali: "[Gli ascolti] dovrebbero avere un peso diverso, a seconda della provenienza da account a pagamento o gratuiti".

Come dirimere la questione, quindi? Aumentare il numero di streaming da equiparare a un download non sarebbe una soluzione praticabile, a detta di Martin Talbot, ad della Official Charts Company, che invita a "non rincorrere soluzioni affrettate". Jon Webster, presidente della società di management MMF, la pensa diversamente: "Bisogna considerare due cose: quello che succede nelle vendite, e quello che succede nello streaming. Non bisogna confondere le due cose, perché si finisce con utilizzare due metri di misura diversi, ed è questo che genera il problema. Quando ero un ragazzino, compravo un singolo e lo ascoltavo cinquecento volte in cinque settimane, e il conteggio restava quello di una singola vendita. Adesso però viviamo in un mondo diverso, e abbiamo bisogno di classifiche diverse".

Mark Mulligan, analista presso MIDiA Research, sostanzialmente concorda, individuando nell'industria discografica una sorta di "angoscia da misurazione dello streaming" che non fa altro che complicare le cose: "Vogliamo delle classifiche che riflettano la popolarità di un artista? Se l'obbiettivo è questo, continuiamo pure a fare quello che stiamo facendo ora. Ma se vogliamo una classifica che rifletta realisticamente le vendite e ci dica dove vadano i soldi, allora dobbiamo pensare ad altre soluzioni".

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