Dopo un assenza durata più di dieci anni, Jason Lytle è tornato a casa. Tra le strade della sua Modesto, in California, si è curato le ferite di un amore ormai finito e ha ritrovato la forza per riunirsi con i suoi vecchi compagni di un tempo, ripartendo proprio da lì dove aveva lasciato tutto.
I Grandaddy non hanno perso il fascino pittoresco dei giorni migliori, mantenendo con la loro semplicità da vecchi omaccioni delle grandi distese americane la stessa artigianalità della prima ora, che non mira certo a sorprendere quanto a far spuntare la lacrimuccia dell’amarcord, con riusciti incastri ritmici, le chitarre fuzz e una orecchiabilità carezzevole. Senza alcun effetto sorpresa il ritorno di fiamma del nuovo album ripercorre ciò che i Grandaddy sono stati e che tutto sommato sono ancora oggi, anche se con dieci anni e qualche pelo bianco nella barba in più.