Paul McGuinness (ex manager degli U2) su value gap e secondary ticketing: 'C'è senso di ingiustizia nell'aria'

Paul McGuinness (ex manager degli U2) su value gap e secondary ticketing: 'C'è senso di ingiustizia nell'aria'

Dal 1978 al 2013 così a Bono e soci tanto da essere stato definito "il quinto U2", Paul McGuinness, ex manager del quartetto irlandese e pezzo da novanta dell'industria musicale irlandese e non solo, nel corso di un'intervista rilasciata a Billboard è intervenuto su due dei temi più caldi che oggi il mondo della discografia sta affrontando: il value gap - ovvero la discrepenza tra guadagno delle piattaforme di streaming musicale e la retribuzione corrisposta ai titolari dei diritti delle opere sfruttute - e il secondary ticketing.

"La cosa che mi sorprende di più, di questi tempi, è l'atteggiamento egoista, avido, sciatto e opprimente di Google, Youtube e dei big tecnologici", ha spiegato McGuinness a proposito del rapporto tra artisti e distributori digitali: "Ci sono queste società enormi, che hanno costruito degli imperi grazie ai contenuti gratuiti, che ancora sono riluttanti a prendersi le proprie responsabilità".

"Ormai è chiaro che il download sia irrilevante, e che sia lo streaming ad essere il futuro: sarà Spotify il più grande distributore di musica, domani. Ma a nessuno sembra importare della proprietà intellettuale. E' solo una questione di traffico, e di rendere disponibile musica, film e contenuti praticamente ovunque.  Youtube, poi, è storicamente molto avara: spero che questa situazione cambi. Hanno assunto Lyor Cohen per gettare dei ponti verso l'industria discografica, e sono davvero ansioso di vedere dei cambiamenti, perché ormai il confronto è inevitabile. Gli unici investimenti sulla musica, ormai, arrivano tutti dalle case discografiche".

Meno tranchant è la posizione di McGuinness sul secondary ticketing: "So che nell'aria aleggia un senso di ingiustizia. La gente si connette a Internet credendo di avere uguali possibilità di acquistare un biglietto. Se dopo due minuti vede i biglietti oggetto di speculazione, è inevitabile che provi un grande senso di frustrazione. Occorre riconoscere che certi promoter, certi management e certi artisti sono conniventi con il mercato secondario. Si può dire che sia ingiusto che ai membri del fan club degli U2 venga accordato un vantaggio di due giorni nell'acquisto dei biglietti, soprattutto sapendo che quegli stessi membri del fan club sono bot [applicazioni informatiche che permettono l'acquisto di massa dei titoli di ingresso, ndr]. Ma non saprei sinceramente cosa fare, perché c'è speculazione buona e speculazione cattiva".

"Se vendi a uno studente quattro biglietti al valore nominale a 100 dollari l'uno e poi, sei mesi dopo, quando il concerto avrà luogo, il prezzo di mercato degli stessi biglietti sarà di 300 dollari l'uno, chi può andare a dire a quello studente 'non sei titolato a vendere questi biglietti per trarne profitto'?. E' davvero difficile essere corretti. E' un mercato, quello dei concerti, che sconfigge le regole. Non mi è mai capitato di vedere una proposta in merito per approcciare questo tema correttamente. E poi che limiti bisogna porsi? Certe regole dovranno essere estese anche alle partite di calcio e al torneo di Wimbledon? Bisogna dare piazza pulita dell'intero mercato dei biglietti per gli eventi dal vivo?".

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