I Soviet Soviet respinti alla frontiera americana prima di un tour: "Ci hanno dichiarato immigrati clandestini, trattati come criminali”

I Soviet Soviet respinti alla frontiera americana prima di un tour: "Ci hanno dichiarato immigrati clandestini, trattati come criminali”

Dovevano sbarcare negli States mercoledì i Soviet Soviet: il trio pesarese, reduce dalla pubblicazione di “Endless” lo scorso dicembre, aveva un tour di sei date in America, tra cui un live per la nota emittente di Seattle KEXP e un’esibizione ad Austin - la band fa parte del contingente nazionale "Italy @ Sxsw".

Proprio alla frontiera di Seattle i tre sono state respinti e trattenuti, prima di essere fatti riparti. A far circolare la notizia è stato John Richards della KEXP con un post su Facebook, poi la notizia è rimbalzata in Italia poco dopo sui social, venendo ripresa da Rockit.

Poco fa, tramite i loro social e tramite il loro ufficio stampa, la band, che nel frattempo è rientrata in Italia, ha rilasciato la seguente e dura dichiarazione. Si è trattato di un problema di visti: i tre si sono presentati alla frontiera con un visto turistico ESTA, mentre teoricamente sarebbe necessario un visto lavorativo. 

Questo il racconto della band:

Siamo atterrati a Seattle il pomeriggio dell’8 Marzo.
Ci siamo presentati ai controlli possaporti muniti dell’Esta, della lettera della nostre etichetta americana (con la quale il proprietario della label dichiarava che avremmo avuto una serie di concerti solo a scopo promozionale e non percependo pagamento) e l’invito scritto del SxSw di Austin. Il primo ad essere controllato e ad aver superato i controlli, è stato Ale (batterista) che ha spiegato al poliziotto la motivazione del viaggio promozionale.
Ale (Chitarrista) e Andrea, con la stessa versione dei fatti, sono stati bloccati e portati all’ufficio controlli. Di conseguenza siamo stati tutti richiamati e sottoposti a tre interrogatori divisi in tre piccole stanze dell’ufficio. Abbiamo fatto in modo che gli agenti parlassero direttamente anche con il proprietario dell’etichetta americana senza ottenere alcun successo. Dopo quasi 4 ore di domande ci hanno letto il verdetto. Avevano deciso di rimandarci in Italia e di negarci l’entrata negli Stati Uniti. Ci hanno dichiarato immigrati clandestini anche se la nostra intenzione non era quella di trovare lavoro sul suolo americano nè tantomeno quello di non tornare in Italia.
Abbiamo accettato la decisione ormai presa, ci hanno preso le impronte digitali e fatto le foto per il fascicolo. Ci hanno sequestrato il cellulare e non ci hanno dato la possibilità di avvisare parenti e familiari. Verso le 22.30 si sono presentati due ufficiali carcerari che ci hanno perquisito, ammanettato e portato in carcere tramite camionetta. Abbiamo passato la notte in cella scortati come alla stregua di tre criminali. Il giorno seguente, dopo aver sbrigato la procedura del carcere (foto, dichiarazione di buona salute e firme), altri due agenti ci sono venuti a prelevare. Perquisizione, manette e camionetta. Ci hanno portato all’ufficio controlli del giorno precendente dove abbiamo atteso il nostro volo di ritorno che era verso le 13.00 ora locale. Solo in prossimità della partenza ci sono stati ridati i cellulari e le borse e siamo stati scortati fino all’entrata dell’aereo. Siamo stati sollevati di esser ripartiti e di esserci allontanati da quella situazione violenta, stressante ed umiliante. Siamo partiti con tutti i documenti del caso, i passaporti e le varie dichiarazioni con le quali chiarivamo che il nostro tour era solo per promozione e non per guadagno. Sapevamo che se avessimo percepito un compenso avremmo dovuto fare il visto lavorativo. Non era questo il caso e le fonti che avevamo consultato ci avevano tranquillizzato al riguardo. Non avevamo nessun fee concordato e il concerto alla radio KEXP non era di certo a pagamento. Il punto è che gli agenti controllori, facendo un rapido check dei concerti, si erano accorti che l’entrata a due di essi era a pagamento e questo fatto bastava per obbligarci a presentarci con i visti da lavoratori invece che con gli Esta.
Abbiamo accettato questa decisione anche se abbiamo provato in tutti i modi a spiegargli che la situazione economica concordata era diversa ma non c’è stato modo di convincerli. Da quel momento siamo diventati tre immigrati clandestini e siamo stati trattati come criminali.
Questo è quello che è accaduto mercoledi e giovedi scorso. Ringraziamo tutte le persone che ci hanno supportato e aiutato in questi momenti, da Alessio Antoci, Owen Murphy a John Richards.
Ci scusiamo con tutti i fan, i gestori dei locali, la radio KEXP e il festival SxSw.
Ci scusiamo per il tour che abbiamo dovuto annullare e speriamo di tornare al più presto.
Soviet soviet.

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