Il ritorno dei Decibel di Enrico Ruggeri con "Noblesse oblige": "Il rock oggi è musica classica"

Il ritorno dei Decibel di Enrico Ruggeri con "Noblesse oblige": "Il rock oggi è musica classica"

Incontriamo i Decibel nello studio di Enrico Ruggeri a metà pomeriggio in una zona periferica di Milano, capannoni e corrieri, poco più in là la tangenziale, per farci presentare il terzo album del gruppo, “Noblesse oblige”, che esce a distanza di trentasette anni da “Vivo da re”. Ci accolgono con grande cortesia e con un largo sorriso, Silvio Capeccia ci dice che sono lì da mezzogiorno e mezzo e che tireranno dritto, “probabilmente questa sera ci fermiamo qui a suonare”.

E proprio il piacere del suonare nuovamente insieme è il ‘filo rosso’ che ha portato i Decibel più che a riformarsi a suonare di nuovo insieme a distanza di tutti questi anni. I tre in realtà non si sono mai persi di vista del tutto e, di tanto in tanto, hanno incrociato gli strumenti, ma sempre per puro piacere o per eventi privati. Poi un paio di anni fa, giusto una settimana prima di Natale, si sono ritrovati assieme a Londra al concerto degli Sparks che celebrava i quarant’anni dell’uscita di “Kimono my house”. Fu una buona occasione per parlare di musica. A volte, tra amici, accade che una parola tira l’altra e…che le parole non rimangano solo parole. Capeccia e Muzio avevano qualche canzone già pronta nel classico cassetto, le passano a Ruggeri che rimane colpito molto favorevolmente e ci aggiunge le parole.

Racconta quindi Ruggeri: “Non sapevamo esattamente cosa fare con quel materiale. Si era pensato di farne un disco, magari tra di noi. Poi accade che faccio ascoltare tre pezzi ad Andrea Rosi - che è sì il presidente della Sony ma prima ancora un amico fin dai tempi dei suoi inizi nel mondo della discografia, è capitato che dormisse a casa mia per poi portarmi in giro in automobile per le radio – proprio in qualità di amico chiedendo un parere. Dopo qualche minuto mi blocca l’ascolto. Io gli dico, ‘Sì, lo so, è roba di nicchia…’. Lui mi guarda e mi dice, ‘Nicchia, un cazzo’. E da lì si parte”.

Una cosa a cui Enrico Ruggeri tiene molto è specificare che questa è musica nuova, non un rifacimento di un qualcosa del passato. “L’obiettivo che abbiamo con questo disco è che si ascolti ancora tra trent’anni. Con il nostro album credo che non faremo fallire la Sony, ma neppure che le risolleveremo il fatturato. Ci presentiamo per quello che siamo con la nostra musica, avessimo voluto fare un’operazione di marketing ci saremmo presentati con i giubbotti di pelle e con canzoni da tre minuti. E visto che il rock a mio parere ormai è musica classica, a proposito di marketing, abbiamo chiesto alla Sony di farcene uno stile Deutsche Grammophone”.

Più di una volta Ruggeri accenna al fatto che è un regalo per i suoi (e i loro) sessanta anni, dice: “Andare in studio insieme a suonare strumenti reali, come si faceva una volta, è come andare tutti i giorni a una festa. Dico strumenti reali perché oggi, anche se pare strano dirlo, nessuno lo fa più. Ai nostri tempi quando pensavi di volere suonare era automatico pensare a formare un gruppo. Oggi si parte con l’idea di mettersi in proprio”. Aggiunge Capeccia sorridendo: “Vi consiglio di provare a suonare in un gruppo è veramente molto bello”.

All’uscita dell’album farà seguito un tour che, al momento, è composto da dieci date. Avrà il suo inizio il 17 marzo al Teatro del Viale di Castelleone (Cr) e si concluderà il 19 maggio al Casinò Perla di Nova Gorica, in Slovenia. In concerto i Decibel saranno completati sul palco da Lorenzo Poli (basso), Paolo Zanetti (chitarra) e Massimiliano Agati (batteria). Non saranno assolutamente accompagnati da sequenze, basi o altre ‘diavolerie’ tecnologiche. “Oltre alle nuove canzoni”, spiega Ruggeri “faremo sicuramente “Contessa” e “Vivo da re” che abbiamo reinciso spontaneamente nell'album. Ma anche, per esempio, un pezzo come “Superstar” del primo album (“Punk”, 1978) come tema è ancora molto attuale. Se faremo cover? Non mi sento di escluderlo, ma abbiamo pur sempre tre album all’attivo, il materiale non manca”.

In coda al nostro incontro, i tre raccontano un aneddoto riguardante la loro partecipazione al Festival di Sanremo 1980 con “Contessa”. Dicono, scavando nel file dei ricordi:

“Ci proposero di fare le selezioni per Sanremo ma non eravamo troppo convinti. Poi venimmo a sapere che gli Skiantos ci stavano pensando, allora ci fu uno scatto d’orgoglio. La canzone degli Skiantos che venne bocciata, se non ci sbagliamo, era “Fagioli”. Tra l’altro, la partecipazione al Festival di Sanremo ci portò ad essere contestati come non mai. Andammo a un concerto dei Ramones al Palalido di Milano (la settimana seguente il festival), il pubblico ci riconobbe e ci coprì di insulti, si alzò l’urlo ‘Decibel figli di puttana’. Tanto per dire.”

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