Pino Daniele e il blues partenopeo

Pino Daniele e il blues partenopeo

A pensarci bene, sembrava una contraddizione in termini. Invece è stata una delle più belle e geniali intuizioni della musica italiana: blues napoletano.

In realtà Napoli e il suo porto sono state una delle porte attraverso cui la musica d’oltreoceano è arrivata in Italia: i militari americani hanno importato il jazz, lo swing e la musica afroamericana sotto il Vesuvio.  Ma nessuno come Pino Daniele ha unito queste due tradizioni apparentemente lontane, e la ha trasformate in qualcosa di universale per tutti, anche per chi non ha mai ascoltato né l’una né l’altra. Solo grande musica.

Pino Daniele nasce a Napoli il 19 marzo 1955 e inizia suonando  jazz-rock negli anni ’70. Negli stessi anni James Senese forma i Napoli Centrale, che diventeranno il gruppo più importante di quel suono e Daniele ci milita brevemente, suonando il basso: manterrà un rapporto solido, quello con quella musica e con quei musicisti. Ma nel frattempo debutta come solista nel ’77 con “Terra mia”, album che mette in mostra uno stile già inconfondibile, arricchito dai riferimenti alla tradizione e al linguaggio internazionale cui aspira. Il capolavoro di questo periodo è il terzo album, “Nero a metà”, la sintesi della sua ricerca, premiato da un enorme successo, così come i dischi successivi, “Vai mo’” e “Bella ‘mbriana”. La sua ricerca non si ferma, e inizierà anche a lavorare sulla world music quando non è ancora di moda. 

Alla fine degli anni ’80 e nei primi anni ’90 qualche problema di salute e la chiusura del rapporto con la EMI rallentano l’attività in pubblico, ma il successo torna nel ’91 con  "O’ scarrafone", che traina in classifica l’album dal titolo programmatico “Un uomo in blues”, il primo inciso per la nuova casa discografica.  Negli anni Pino coltiva la sua altra vocazione oltre alla carriera solista, che è la continua collaborazione con i colleghi, dal tour del ’94 con Ramazzotti e Jovanotti  a quello del 2002 con  Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e Ron, ad uno dei grandi eventi della sua carriera, il concerto a due con Eric Clapton nel 2011 a Cava de’ Tirreni, dove i due grandi chitarristi si scambiano canzoni. 

Gli anni zero sono un po’ più complicati, segnati da una popolarità minore da quella degli anni ’80 e ’90, ma con una credibilità e un’autorevolezza sempre maggiore. Nel 2014 porta in concerto "Nero a metà", ristampato per l'occasione e risuonato in concerto con i membri originali della formazione che lo accompagnava negli anni ’80. E’ la chiusura del cerchio, non solo metaforicamente, ma letteralmente: l’ultima data del tour si tiene al Forum di Assago, il 20 dicembre.   Pochi giorni dopo, il 4 gennaio, Pino Daniele viene stroncato da un infarto nella sua casa di campagna in toscana: avrebbe compiuto 60 anni il 19 marzo del 2015.  

I giorni e le settimane successivi sono segnati da polemiche sui soccorsi, sui funerali, tra i parenti. Ora quella polvere si è sistemata, e rimane solo, si fa per dire, la sua grande musica: quella di un artista che ha fatto qualcosa di  irripetibile, unendo gli opposti per creare una musica unica.

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