Cristiano De André, ancora in tour sulle orme del padre Fabrizio: 'Il mio show, un'aspirina per l'anima'

Cristiano De André, ancora in tour sulle orme del padre Fabrizio: 'Il mio show, un'aspirina per l'anima'

Otti anni dopo la prima epifania del progetto sui palchi - e su disco - Cristiano De André torna a frequentare il repertorio del padre Fabrizio con un tour, "De André canta De André 2017", in partenza domani, 6 marzo, dal Teatro Galleria di Legnano, in provincia di Milano: "Ogni volta l'emozione aumenta", spiega l'artista, che a Milano ha incontrato la stampa - alla quale è stata esplicitata la consegna di parlare solo di musica, e non delle vicende familiari affiorate solo la scorsa settimana - per presentare la serie di date, al momento estesa fino al prossimo 14 ottobre, quando si concluderà al Teatro Olimpico di Roma, "'Rivestendo' le opere di mio padre le capisco meglio, riuscendo a entrare nei dettagli. Mi emoziona riarrangiarle e cantarle, e mi auguro che questa emozione continui ad arrivare anche al pubblico".

Cristiano su questa nuova sortita sotto il segno di Faber conta molto: "Probabilmente è il tour migliore che abbia mai fatto. Mio padre scriveva in anticipo rispetto ai tempi, e quelli che stiamo vivendo adesso li aveva fotografati con grande anticipo: ecco perché mi sento a mio agio nel proporre le sue canzoni".

"De André canta De André" è ormai un'entità vivente, che evolve e si modifica edizione dopo edizione. Rispetto agli show del 2009 e del 2010, le sorprese saranno diverse: "Ci saranno nuove canzoni in scaletta, come 'Il testamento di Tito' o 'La guerra di Piero', giusto per citarne due, opere così importanti da finire nelle antologie scolastiche, ma anche 'Una storia sbagliata', 'Una canzone per l'estate' e altre, per un totale di dodici nuovi brani". La veste dei quali, appunto, sarà del tutto inedita: "Gli arrangiamenti sono stati completamente rinnovati, come già accaduto per gli altri due tour", precisa De André, "Non è stata una forzatura, però, dettata da una voglia di cambiamento fine a sé stessa. Alcuni elementi delle versione originali li ho tenuti, perché mi convincevano. A darmi una mano è stato Max Marcolini, l'arrangiatore di Zucchero, che mi ha affiancato in questo lavoro certosino e molto impegnativo, che - però - ha dato i risultati che speravo".

Perché il concetto che si ripete, nella presentazione che Cristiano De André offre di questo nuovo capitolo dell'operazione nel nome del padre, è quello di passaggio di testimone. Ovviamente generazionale: "Spero, con questo lavoro sugli arrangiamenti, di arrivare ai più giovani, seducendoli prima con la musica per poi farli accorgere dei testi". Possibilmente, non solo in Italia: "Il progetto è quello di arrivare prima in Europa, e poi, se possibile, anche oltreoceano. Spero di portare mio padre ovunque sia possibile portarlo". Come già avvenuto nel 2009 e nel 2010, alla tournée seguirà la pubblicazione di un live album, la cui data di immissione sul mercato è stata indicativamente fissata per il prossimo periodo natalizio.

Nonostante il carattere prettamente musicale degli interventi raccolti dai cronisti intervenuti all'incontro meneghino dello scorso venerdì 3 marzo, Cristiano De André, in due interviste rilasciate alle edizioni italiane di Vanity Fair e Huffington Post, ha voluto parlare anche di aspetti più intimi della sua vita, e - in particolare - del rapporto con i genitori:

"A mio padre facevo scherzi che lo facevano incazzare. E non sopportava che a Risiko! vincessi sempre. Si imbestialiva, spaccava le bottiglie di birra, urlava: 'Ti ammazzo'. È arrivato persino a rubare i carrarmatini. Mio padre non accettava di perdere, in generale. Avrebbe voluto che studiassi veterinaria. Aveva aperto un'azienda agricola in Sardegna e gli serviva qualcuno che facesse partorire le vacche. [Lui] faceva parte di quella generazione che non riusciva a dire ti voglio bene. In faccia non me l'ha mai detto. Solo dopo ho scoperto che l'affetto che provava per me lo raccontava ai suoi amici".

Riguardo invece alla madre, Enrica Rignon, la prima moglie di Fabrizio De André:

"Ha avuto un ruolo fondamentale nei primi anni di carriera di mio padre. Gli anni dal 1962 al 1970, quelli di "La canzone di Marinella, di 'La guerra di Piero'. Viaggiavano, trascorrevano le notti a parlare. Era il suo braccio destro anche creativo (...) [E' stata] una presenza costante e anche inquietante, per via del suo bisogno di prendere amore più che di darlo. Mi madre era una vittimista cronica. All'inizio per problemi al cuore: soffriva di pericardite. Poi, perché non riusciva ad accettare la fine del matrimonio. Era un senso di colpa vagante, una nuvola di disperazione. Tentò il suicidio due volte. Avevo 11, 12 anni quando successe".

E ancora racconta:

"Marco, il mio migliore amico, era più grande di me di una decina di anni. A un certo punto cominciai a trovarmelo sempre per casa. Finché, un giorno, mia madre disse: 'Marco e io stiamo insieme'. Sono esploso. [...] Proprio con il mio migliore amico doveva mettersi? Comunque, col tempo, ho perdonato".

 

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