NEWS   |   Pop/Rock / 30/03/2017

Da riscoprire: la storia di “Metrodora" di Demetrio Stratos

Da riscoprire: la storia di “Metrodora" di Demetrio Stratos

L’ascolto del debutto solista di Demetrio Stratos “Metrodora” può essere un’esperienza scioccante, persino disturbante. Non è un disco di canzoni, ma di sola voce (o quasi). Contiene pochissime parole, per lo più suoni. Non mira a comunicare tramite moduli espressivi tradizionali, ma a liberare l’uso voce dall’idea che essa debba veicolare significati verbali ed esprimersi secondo certi canoni. Stratos è convinto che si possa cantare la voce esattamente come si suona uno strumento e “Metrodora” è il suo primo esperimento compiuto in cui il canto è espressione di pura libertà: è il suono del sabotaggio dell’uso tradizionale della voce, che diventa forza primitiva e infantile.

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Emerso dalla scena rock anni ’60 – è il cantante di “Pugni chiusi” dei Ribelli, nella hit parade italiana nel 1967 – Demetrio Stratos trova una casa accogliente presso gli Area e l’etichetta discografica milanese Cramps. In quel contesto brulicante di stimoli, ha modo di applicare le idee maturate in anni di studio della voce. “Oggi, con il declino della vecchia vocalità cantata, si tende a usare la voce come tecnica di espressione”, dice all’epoca. “Io voglio spingere la mia ricerca più in là, fino ai limiti dell’impossibile

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