Quella volta che Jim Morrison e Robert Plant fecero finta di non conoscersi

Quella volta che Jim Morrison e Robert Plant fecero finta di non conoscersi

Phoenix, Arizona. Robert Plant sale sull’aereo. Va a sedersi al suo posto. Vicino a lui c’è seduto Jim Morrison. Si guardano. Nessuno parla. Uno legge, l’altro prende appunti su un blocco. Si continuano a guardare di sottecchi. È una situazione paradossale. Seduti uno accanto all’altro ci sono i cantanti dei due gruppi più amati in quello scorcio di anni Sessanta e più famosi nella storia del rock. È ovvio che si sono riconosciuti, ma nessuno ha il coraggio di parlare. E più passa il tempo, più diventa difficile iniziare una conversazione.


Alla fine è Jim Morrison a rompere il ghiaccio. Si volta verso Robert Plant e gli chiede: “Che cosa fai nella vita?”. Plant sorride. Non riesce a credere alle sue orecchie. Sta al gioco.


“Sono un cantante”. “Ah.” Jim Morrison si finge stupito. “E... che genere di musica fai?” Plant minimizza: “Mah, un rock che deriva dal blues”. Poi si stufa di quella manfrina e dice: “La mia band si chiama Led Zeppelin”. Jim Morrison lo guarda, poi scuote la testa: “Mai sentita”.


Plant lo guarda negli occhi e ha la conferma che mente. Nessuno che facesse musica, in quegli anni, poteva dire di non conoscere i Led Zeppelin. Soprattutto se tu eri Jim Morrison. Tra i due cade di nuovo il silenzio.


Dopo un po’ Plant decide che è il suo turno di giocare: “E tu cosa fai?”, domanda. Jim Morrison risponde: “Oh, io sono un poeta”. E Plant, secco: “Ah, anch’io lo ero. Poi, ho avuto successo”.

 

Questo aneddoto è tratto da “Rock Bazar”, un libro di Massimo Cotto edito da Vololibero Edizioni e Virgin Radio, che raccoglie 575 racconti tratti dall’omonima trasmissione radiofonica che narra storie vere e leggende, eccessi e follie delle rockstar.

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