Takagi & Ketra, intervista al duo che ha svecchiato il suono del pop italiano

Takagi & Ketra, intervista al duo che ha svecchiato il suono del pop italiano

Se non li si vede spesso (anzi, se non li si vede mai) sotto i riflettori è perché il loro ruolo, quello di produttori, non è un ruolo di primissimo piano. Ciò nonostante, negli ultimi anni Takagi & Ketra si sono guadagnati un posto importante nella rosa dei protagonisti del "nuovo" pop italiano, con il merito di aver messo mano a hit come - solo per citarne alcune - "Roma-Bangkok", "Vorrei ma non posto" e "Assenzio". Ma chi sono Takagi & Ketra? Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con i due produttori, che rispondono ai nomi di Alessandro Merli (già membro dei Gemelli DiVersi) e Fabio Clemente (beatmaker dei Boom Da Bash): dal primo incontro ai prossimi progetti, passando per le loro collaborazioni principali e la voglia di svecchiare la "classica produzione pop italiana". Ecco cosa ci hanno detto...

Venite da due realtà diverse: da un lato i Gemelli DiVersi, un gruppo che ha scritto pagine importanti del pop-rap italiano tra la fine degli anni '90 e i primi anni 2000; dall'altro i Boom Da Bash, un punto di riferimento per tutti i gruppi reggae che si sono formati negli ultimi anni. Come definireste il vostro incontro?
Takagi: Siamo un clash. Ma in realtà non eravamo così lontani: il nostro è stato un incontro strano tra due stili diversi dello stesso genere musicale. Quando lavoriamo insieme, però, tiriamo fuori cose che non sono né quelle che farei io da solo né quelle che farebbe Ketra da solo.

Quando vi siete conosciuti?
Takagi: Ci siamo incontrati nel backstage di un evento radiofonico, era l'estate del 2012. Abbiamo iniziato a chiacchierare e abbiamo scoperto che più o meno ci piacevano le stesse cose. Da lì abbiamo cominciato a frequentarci di più...
Ketra: All'inizio c'è stato uno scambio reciproco: io gli ho dato una mano per una canzone dell'ultimo disco dei Gemelli DiVersi, lui ha ricambiato aiutandomi con il beat di un pezzo del disco dei Boom Da Bash.

I vostri riferimenti, a livello di sonorità, quali sono?
Takagi: Sono cresciuto ascoltando la musica che ascoltava mio papà: Mike Oldfield, Adriano Celentano, Cat Stevens. Insomma, tutto quello che era un po' chitarristico, con melodie non scontate. Da adolescente, poi, mi sono innamorato del rap e dei giradischi. Quando è esplosa la musica house lavoravo in un negozio di dischi: quei suoni lì mi hanno fatto venire voglia di fare musica e mi sono procurato un campionatore. Il primo singolo a cui ho lavorato è stato "Un attimo ancora" dei Gemelli DiVersi (il ritornello campionava "Dammi solo un minuto" dei Pooh, ndr): mi sono ritrovato a fare il primo disco che, ripensandoci oggi, la musica non sapevo ancora farla.
Ketra: Per quanto riguarda la produzione, dal giorno zero in cui ho cominciato a fare i beat l'artista che mi ha ispirato di più è stato Pharrell Williams.

Qual è stata la prima canzone che avete prodotto insieme, partendo proprio da zero?
Takagi: "Nu juorno buono" di Rocco Hunt, 2014. Il suo manager, Chief, voleva che Rocco iniziasse a collaborare con persone che avrebbero potuto aprirgli la testa. I rapper sono tutti molto iper-chiusi, all'inizio, per quanto riguarda le collaborazioni: sono un po' gelosi del loro mondo. Rocco è venuto in studio, ci siamo seduti con una chitarra e due birre e abbiamo scritto la canzone.

Dopo Rocco Hunt sono arrivati - tra gli altri - Fedez, J-Ax, Marracash, Fabri Fibra, Jake La Furia, Baby K, Giusy Ferreri e Calcutta. Come nascono queste collaborazioni? Il cantante arriva da voi con un'idea precisa oppure vi confrontate in studio di registrazione?
Takagi: Se vengono da noi è perché non hanno tutto già pronto, ma hanno bisogno che il nostro mondo aiuti il loro mondo.
Ketra: Alcune volte parte da noi l'idea musicale, la melodia, il ritornello. Altre volte loro arrivano in studio con un ritornello già pronto, un claim, un titolo. E da lì si comincia a lavorare alla canzone.

Alcune canzoni che avete prodotto, come "Roma-Bangkok", "Vorrei ma non posto" e "Assenzio", sono diventate quasi degli standard, delle formule vincenti: come descrivereste il vostro modo di lavorare?
Takagi: Siamo come artigiani. Ogni giorno arriviamo nella nostra bottega, lo studio di registrazione, e ci mettiamo a lavorare uno con il martello e l'altro con lo scalpello: diamo botte alla musica. Fino ad oggi abbiamo provato a fare qualcosa che non fosse imitazione di nessun altro suono straniero, cercando un po' di svecchiare e di smuovere un certo tipo di produzione, che era troppo ferma. "Roma-Bangkok", ad esempio, ha portato tutto avanti di quattro o cinque anni: dopo quella canzone si è più volte cercato di produrre il pezzo estivo in un certo modo, di dare maggiore attenzione al ritmo.

La caratteristica principale del vostro sound, invece, qual è?
Takagi: Abbiamo tirato fuori le batterie. Nel pop internazionale la cassa è potentissima, la produzione è enorme. Nel nostro paese, per tanti anni, si è rimasti alla classica produzione pop italiana. Recentemente, Giorgio Moroder ha detto che la cosa che deve avere il musicista, oggi, è il gusto: noi abbiamo portato nel pop il nostro gusto, siamo andati verso quello che ascoltiamo.

E cosa vi differenzia dagli altri produttori?
Takagi: È l'approccio ad essere differente. Cambia il background: le nostre produzioni puzzano un po' più di strada, sono un po' più grezze. E il gusto delle nuove generazioni è molto vicino al suono urban. La nostra fortuna è che il produttore di oggi non è per forza quello di una volta, il proprietario di uno studio e basta: si arriva da un background diverso e si ottengono risultati in maniera diversa.

Negli ultimi tempi siete diventati un po' l'"alternativa" a Michele Canova, considerato il produttore pop italiano per antonomasia. Cosa ne pensate delle sue produzioni?
Takagi: Canova ha iniziato prima di noi questo processo di svecchiamento e lo ha fatto già a partire da "Xdono" di Tiziano Ferro.
Ketra: Se sta funzionando da tantissimo tempo è perché è stato uno dei primi ad aver cercato di fare una cosa un po' più internazionale. I primi singoli di Ferro sembravano roba americana...

Qual è l'artista con il quale vi siete trovati meglio? E quello con il quale vi siete trovati peggio?
Takagi: No, dai, sarebbe come chiedere a uno: 'Con chi trombi meglio?' (ride, ndr). Gli altri artisti ci rimarrebbero male. Chi viene qui e lavora con noi, in un modo o nell'altro, si trova bene e ritorna: non è mai una botta e via.

Per Calcutta avete prodotto "Oroscopo", che ha ottenuto pure un disco d'oro: lui ha più volte "misconosciuto" quella canzone. E il disco d'oro, come si vede in una foto che Calcutta ha recentemente postato su Instagram, lo ha appeso alla parete del bagno di casa sua...
Takagi: Non è tutto perfetto che lui lo faccia, che scriva un pezzo e che scriva accanto al titolo "featuring Takagi & Ketra", che dica "non mi rappresenta" ma ci chiuda tutti i concerti (e che sia - tra virgolette - la sua hit)? Nel mondo indie, che è una contraddizione unica, è tutto perfetto: noi ci ridiamo sopra e quasi quasi lo cazziamo. È un gioco, ci sta. Edoardo (vero nome di Calcutta, ndr), comunque, è una delle persone con cui ci troviamo meglio in studio.
Ketra: Secondo me gli piace un botto, quella canzone. E questa cosa del rinnegarla è tutto un gioco.

Ma come è avvenuto l'incontro con Calcutta?
Takagi: Il nostro editore musicale, Universal, che è anche il suo, ha fatto in modo che noi sentissimo la traccia e dicessimo la nostra su cosa aggiungere per finire il pezzo. Edoardo ha accettato di incontrarci per rifinire alcune cose della canzone. Abbiamo passato una giornata in studio alla fine è nata la traccia.

Oltre a produrre, scrivete anche: "Fa talmente male", la canzone che Giusy Ferreri ha presentato in gara al Festival Sanremo 2017, porta la vostra firma. Come è nata questa canzone?
Takagi: Avevamo un beat che stavamo facendo girare in studio e ci siamo detti: "Perché non proviamo a fare un pezzo ad hoc per Giusy?". Abbiamo chiamato Roberto Casalino, l'autore del testo: veniva da una settimana di songwriting camp, temeva di non avere quasi più niente da dire. E invece, in quattro ore, è venuta fuori "Fa talmente male". Il team di Giusy aveva già messo da parte alcune canzoni da presentare al Festival: alla fine hanno deciso di portare la nostra.

Anche se ha tutte le carte in regola per diventare una hit (ritmo, ritornello che ti si appiccica in testa), per ora non è stata molto premiata dalle radio in termini di passaggi: cosa non ha funzionato, secondo voi?
Takagi: Un effetto, che è l'effetto Sanremo. Il Festival è un evento mediatico pazzesco: purtroppo, a volte, in una cornice non perfetta le canzoni non creano quell'empatia che dovrebbero creare. Probabilmente l'esibizione della prima sera, che non è stata delle più convincenti, ha un po' inficiato il suo futuro. Io mi auguro che il pezzo si risvegli, prima o poi. Le classifiche di vendita e quelle dei passaggi radiofonici stanno seguendo la classifica finale del Festival. Anche perché le canzoni che si comprano a Sanremo, finito il Festival, sono il gadget della trasmissione. Del tipo: è stato un evento, puoi portarti a casa il ricordo.

A cosa state lavorando in questo periodo?
Takagi: L'album d'esordio di Federica Abbate e il nuovo disco dei Boom Da Bash. Stiamo iniziando anche la pre-produzione del nuovo album di Baby K e lavorando al singolo estivo di Alborosie. In realtà siamo entrati nell'ottica di lavorare alle canzoni, più che ai progetti: poi, dopo, si vedrà.

di Mattia Marzi

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