Quella volta che David Bowie mi ha sverginata – avevo 15 anni... VIDEO

Quella volta che David Bowie mi ha sverginata – avevo 15 anni... VIDEO

Se l’espressione scelta per il titolo vi pare eccessiva, sappiate che è la traduzione letterale della parola usata dalla protagonista di questa storia, Lori Mattix, quando l’ha raccontata a Michael Kaplan di “Thrillist”: “de-virginized me”.
Siamo agli inizi degli anni Settanta, anzi più precisamente nei primi giorni del marzo del 1973. Sul Sunset Strip di Los Angeles è stata aperto da un paio di mesi un locale chiamato “Rodney Bingenheimer’s English Disco”, dal nome del titolare. Fin da subito è diventato il ritrovo preferito dei musicisti britannici in tour negli USA: arredato come un pub inglese, con un menu di piatti tipicamente inglesi, aveva come insegna e simbolo un barilotto di birra rosso.
Come certificano e documentano i pochi (cinque) numeri usciti di una rivista mensile per ragazze intitolata “Star”, la English Disco era anche il ritrovo preferito di una nuova generazione di groupies: molto giovani, anzi giovanissime, anzi minorenni.
Fra loro c’erano anche Lori Mattix e Sable Starr, che sono state l’ispirazione per il personaggio di Penny Lane, interpretato da Kate Hudson nel film di Cameron Crowe “Quasi famosi”, uscito nel 2000. All’epoca avevano 15 anni, ed è Lori Mattix – anno di nascita: 1958 - che riferisce i fatti a lei accaduti.

 

“Avevo conosciuto Sable Starr perché era amica di una mia compagna di scuola, Queenie. Aveva 14 anni, come me. Mia madre gestiva un ristorante frequentato dagli attori di Hollywood, e nelle sere dei weekend, quando lei era al lavoro, uscivo di casa di nascosto e insieme a Queenie e a Sable bazzicavamo il locali del Sunset Strip.
Ho incontrato David Bowie quando ancora non avevo compiuto 15 anni, e lui voleva portarmi in albergo con sé. Aveva i capelli color carota, le sopracciglia depilate, e la pelle più bianca che avessi mai visto. Finsi di essere la ragazza di Rodney Bingenheimer, e quella volta lui si accontentò di chiacchierare un po’ con me.
Quando Bowie tornò in città, più o meno cinque mesi dopo, ricevetti una chiamata sul telefono di casa: era Stuey, un nero che lavorava come guardia del corpo di Bowie. Mi disse che David voleva invitarmi a cena. Risposi che ci sarei andata, ma solo accompagnata dalla mia amica Sable, che non vedeva l’ora di potersi scopare Bowie.
In quel periodo, Sable e sua sorella Coral stavano contemporaneamente con Iggy Pop, e frequentavano la casa nel Laurel Canyon di Tony DeFries, il manager di Bowie. Mentre andavano in limousine al Rainbow, un ristorante sulla Sunset Strip, Sable mi disse: ‘Se tocchi David, ti ammazzo’ – e penso che non scherzasse.
Sedemmo a un tavolo d’angolo in una stanza riservata. Stuey rollava canne gigantesche, passarono a salutare anche John Lennon e Yoko Ono. L’impianto di diffusione del locale stava trasmettendo ‘Danny’s song’, di Loggins & Messina, e Sable si mise a cantarla a David cambiando le parole: ‘We ain’t got honey, but I’m so in love with your money...’. Lui rideva moltissimo.

Poi andammo al Beverly Hilton, e salimmo nell’enorme suite di Bowie. David chiese scusa e ci lasciò in un grande salotto con moquette bianca e pareti vetrate. Stuey ci versò champagne e ci passò dell’erba. A un certo punto si aprì la porta della stanza da letto e ne uscì David, vestito di un bellissimo kimono rosso, arancione e giallo.
Mi guardò con i suoi famosi occhi di colore diverso e disse: ‘Lori, cara, puoi venire con me?’. Sable mi guardò come se volesse ammazzarmi. Lui mi fece entrare nella sua stanza da letto, poi nel bagno, dove lasciò cadere a terra il suo kimono. Entrò nella vasca, già piena d’acqua, e mi chiese di lavarlo. Cosa che ovviamente feci. Poi mi fece tornare in camera, mi spogliò con gentilezza, e mi sverginò. Era bello come un dio, mi fece sdraiare su un tavolo e mi prese.
Due ore dopo, tornai da Sable, che era incazzatissima e agitatissima: appannava i vetri delle finestre col fiato e ci scriveva ‘voglio scopare David’. Dissi a Bowie cosa stava facendo Sable, e che ero dispiaciuta. Lui rispose ‘Beh, cara, falla entrare’. Quella notte non solo persi la verginità, ma ebbi anche il mio primo rapporto a tre.
Il mattino seguente si sentì bussare alla porta, ed era quel cazzo di sua moglie Angie. Io ero terrorizzata, David mi disse di non preoccuparmi. Già all’epoca dormivano in stanze separate. E lei probabilmente sapeva che lui si portava in camera qualche ragazza, o qualche ragazzo. David era totalmente bisessuale.
Dopo quella volta ho incontrato David in parecchie altre occasioni, nei dieci anni successivi, ed è stato sempre fantastico”.

 

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