NEWS   |   Italia / 22/02/2017

Michele Bravi racconta ‘Anime di carta’: “Una seduta di psicanalisi con me stesso” – INTERVISTA

Michele Bravi racconta ‘Anime di carta’: “Una seduta di psicanalisi con me stesso” – INTERVISTA

Michele Bravi trattiene a stento le lacrime mentre racconta la storia del suo nuovo album “Anime di carta”. Perché nasce dalla fine della prima storia sentimentale importante per il cantante di Città di Castello. E perché ci crede molto: il disco lo rappresenta, lo ripete più volte. “È un percorso intenso, un disco importante”, dice. “Vengo dal talent, ma ho fatto scelte consapevolmente difficili. Se solo sei mesi fa qualcuno mi avesse chiesto se ero contento di quel che avevo fatto, gli avrei detto di no e mi sarei messo a piangere. Sono andato a Sanremo per provare quanto giuste fossero le mie scelte sbagliate. Ho sentito il bisogno di raccontarmi in musica. Qua dentro non ci sono tredici canzoni, ma tre anni di vita, un percorso dove creatività e vita personale si sono intrecciati”.

Reduce dal quarto posto a Sanremo con “Il diario degli errori”, Bravi, 22 anni, descrive “Anime di carta” come un percorso di consapevolezza e il titolo del disco come una metafora della sua condizione. “Dovevo capire il disagio che sentivo. Ho capito che siamo tutti anime di carta. La carta non è materiale prezioso, ma è importante perché là sopra ci scrivi la tua storia. Attaccare la vita a quella di qualcun altro significa prendere la forma dell’altra persona. Puoi diventare un origami bellissimo, accartocciarti, rovinarti, prendere fuoco. Ma l’alternativa è rimanere un foglio piatto senza forma, né contenuto”. Bravi si è accartocciato, a giudicare dalla fatica che fa a parlare della storia sentimentale che ha dato origine al disco. “Ho perso una persona a cui tenevo tantissimo, era la mia prima storia importante. Ci ho scritto un disco, cercavo un modo per uscirne, dimostrare che la musica aiuta. Questo album è una seduta di psicanalisi con me stesso. So che non sembra”, dice ricacciando le lacrime, “ma sono sereno”.

Prima di Sanremo, Bravi ha fatto parlare di sé per un’intervista a Vanity Fair in cui ha ha dichiarato di essere innamorato di un ragazzo: “I miei fan, quando gli ho detto che il nuovo disco avrebbe parlato di una storia d’amore, non mi hanno chiesto se si trattava di un uomo o di una donna (…) Non ho bisogno di fare coming out perché nessun giovane si stupisce che mi sia innamorato di un ragazzo”. Quell’intervista, dice, non è che una “anticipazione di quello che si sente nel disco. Avevo bisogno di dire le cose come stavano, senza giri di parole. Nel disco si parla anche di sesso orale con una ragazza. Ho sentito il bisogno di togliere ogni sovrastruttura, canto quello che vivo e vivo quello che canto. Forse un tempo sembravo più forte e ora più fragile, in realtà adesso sono molto più convinto di quel che dico. Ho scoperto la spavalderia che mi mancava e che mi ha permesso di togliere ogni filtro”.

Bravi ha collaborato alla scrittura di otto dei tredici brani con autori come Federica Abbate, Cheope, Alessandro Raina, Antonio Di Martino, Francesco Catitti. Ci sono due brani cantati in inglese, “Respiro” è scritta con Niccolò Contessa dei Cani, “perché ormai non esiste più la separazione fra pop e indie, Calcutta ci ha scritto su un album. È bello che lui si sia incuriosito di uno che viene dai talent e da YouTube”. Bravi ancora non perdona il discografico della Sony (oggi il cantante incide per Universal) che dopo i risultati deludenti dell’album del 2014 “A passi piccoli” gli disse che era morto, che era finito. Questo album è anche una rivincita? “Un anno fa l’avrei pensata così, ora non me ne frega un cazzo. Ho imparato a scindere la musica dalle regole del mercato discografico. Non rinnovarmi il contratto era una cosa giustificata, non lo è dire ‘sei morto, sei finito’ a un ragazzo di 19 anni che per la prima volta affronta tutto questo. Se lo fai, sei una persona di merda”.

“Questo per me è un inizio”, aggiunge. “Col primo disco mi affacciavo sulla discografia e chiedevo agli altri che cosa potevo diventare. Il secondo, in inglese, mi è servito per dire: questi sono i miei gusti musicali. Ora finalmente racconto una storia solo mia. E lo faccio in italiano, perché cantare in inglese è un po’ nascondersi”. Oltre a sperare che “Anime di carta” possa dividere – “Ho perso la ridicola ambizione di piacere a tutti” – Bravi si appresta a fare un lungo tour instore tra febbraio e marzo. In maggio, terrà due concerti-anteprima: il 20 al Fabrique di Milano e il 21 a Viper di Firenze. “Nel concerto ci sarà un filo conduttore, un racconto in musica. Ci saranno sonorità coerenti con la ricerca elettronica fatta nel disco, perfetta per vestire il mio timbro, per coccolarlo”.

Scheda artista Tour&Concerti
Testi