NEWS   |   Italia / 16/02/2017

Da Peter Pan a Peter Papà: Grido racconta l’album “Segnali di fumo” - INTERVISTA

Da Peter Pan a Peter Papà: Grido racconta l’album “Segnali di fumo” - INTERVISTA

“Sono passato dalla sindrome di Peter Pan alla sindrome di Peter Papà” è l’ultimo slogan coniato da Grido. Il rapper milanese ha presentato ai Massive Arts Studios il suo nuovo album solista, il primo dall’uscita dai Gemelli Diversi e dalla nascita del figlio. “Sono rimasto fermo per un po’, mi sono ritagliato del tempo lontano dalla frenesia del music business per riflettere su chi ero, cosa avevo fatto, cosa volevo fare. Mi è servito per parlare di quello che ho capito di me stesso e del nostro Paese”. Il risultato è “Segnali di fumo”, 16 canzoni scelte da un bacino di 40 che vanno dal pop radiofonico al rap alla canzone milanese. “Forse questo mi distanzia dalla scena rap come viene intesa in Italia. Non sono un purista, mi sento un ibrido. E comunque i casi di Raige e Nesli dimostrano che puoi togliere un rapper dal rap, ma non il rap da un rapper”.

Dopo i video di “Gravità zero” e “Strade sbagliate”, quest’ultima cantata con Chiara Grispo di “Amici”, venerdì 17 febbraio esce il terzo estratto “Abbiamo vinto noi”, con Danti dei Two Fingerz, accompagnato da un video pieno di riferimenti a cartoni animati anni ’80 come “Lupin III” a “Holly e Benji” interpretati dai Pantellas. “Segnali di fumo” non è il primo album solista di Luca Aleotti, 38 anni a fine marzo. Nel 2011 era uscito “Io grido” e nel 2014, dopo la separazione dai Gemelli Diversi, l’EP “Happy!” a nome Weedo. “Il distacco dalla band era fresco non volevo che quello che facevo fosse googolabile come Grido. Diciamo che Weedo è la costola più strafottente di Grido, mi permetteva di fare le cose fregandomene. Ma ho trovato più giusto fare questo disco col mio nome. Solo non vorrei che fosse percepito come un discorso autoreferenziale. Autobiografico sì, autoreferenziale no”.

Il tentativo, spiega, è di usare “un linguaggio che deluda la mia fanbase e intanto evolvermi. E scavare più a fondo di quanto non ho fatto prima”. Come canta in “Veleno”, in coppia con Raige”, è un “disco per dire al mondo che esisto” dopo avere “lasciato la band come ha fatto Angelina con Brad”. Qui sotto, i commenti di Grido ad alcuni dei brani chiave dell’album, in uscita il 3 marzo. Una delle canzoni del disco è stata presentata alle selezioni per Sanremo è poi scartata. Grido non dice qual è. L’indiziata numero uno è “Peter Pan”.

“Vaffanculo” ft. Marco Masini
“Avevo 14 anni quando uscì il ‘Vaffanculo’ di Masini alla discografia. Mi stupì, era diverso da qualunque altra cosa. I suoi testi sono diventati modelli per me, è un onore rielaborare con lui questo pezzo dove ho cercato di estendere il suo vaffanculo a tutta la società. Mi rivedo in Masini, nel suo doversi scrostare di dosso la nomea di polemico e contestatore. Un sistema che gli dava contro eppure la gente lo amava: un po’ come i rapper, no?”.

“Abbiamo vinto noi” ft. Danti
“È la voglia di rivalsa. Vengo da Cologno Monzese, a scuola ero gracile, preso di mira dai bulli. Al posto di parlare di calcio parlavo di skate. Mi hanno fatto sentire diverso, non qualificato. Poi ho incontrato altra gente come me e ho capito che dovevo sfruttare la mia diversità e fare quello che mi piaceva. La canzone è un ghigno nei confronti del prof di tecnologia che mi diceva che sarei finito a spingere carrelli o del bulletto che diceva che vestito così non sarei andato da nessuna parte. Io oggi guardo mio figlio e mia moglie e dico: ho vinto”.

“Segnali di fumo” ft. Galup
“Sì, ho voluto giocare sul doppio senso della parola ‘fumo’, ma è una canzone più profonda, riflette sulla libertà e la verità, prendendo a prestito l’immaginario dei nativi americani. Dico che la libertà che cerco è dentro di me. In quanto al fumo, ho quasi 38 anni, non fumo perché come un ragazzino voglio essere trasgressivo. È un cliché che accompagna questa sostanza. Anzi, secondo me fino a 18 anni non si dovrebbe fumare, dopo quell’età avrebbe essere consentito farlo a tutti”.

“Blu” ft. Caneda
“Uno dei miei pezzi preferiti. La frase su ‘volere volare’ si riferisce alla condizione di noi uomini sempre alla ricerca di qualcosa di più. Dopo aver tagliato un traguardo ce ne poniamo uno ancora più avanzato. Volare per me è sapere che la musica lega sentimenti di persone lontane e diverse. Voglio che la mia musica sia un motivo di orgoglio per mio figlio. Notate che Caneda è uno che di solito non canta: non dico che sia la prima volta che lo fa, ma insomma… Per me è il poeta ermetico del rap”.

“Occhi diversi” ft. Tormento
“Una canzone su mio figlio, fatta con un altro papà del rap italiano, in tutti i sensi. Dico sempre che quando nasce un figlio nasce anche un genitore. Ti accorgi di come vanno certe cose solo quando vivi l’esperienza. Sì, è un brano morbido, ma se le fa Macklemore queste cose vanno bene, in Italia no… mah”.

“Gremlins” ft. J-Ax
“Nel mio primo disco solista non c’era un featuring con mio fratello, la fanbase non me l’ha mai perdonato. Abbiamo voluto citare l’immaginario anni ’90 e attualizzarlo. J-Ax fratello ingombrante? Forse negli ultimi anni in cui la sua popolarità è aumentata, anche se una volta l’hanno fermato all’autogrill chiedendogli se era il fratello di Grido. Siamo cresciuti assieme, vivendo le stesse storie, conoscendo le stesse persone, vivendo il music business con la stessa attitudine, quella di chi si sente scomodo e diverso. Comunque questo disco non esce per Newtopia. Ho optato per l’indipendenza, volevo evitare che la gente dicesse: ‘Ecco il fratello raccomandato di J-Ax’.

L’Italia chiama
“Qui ho giocato con il pianoforte gospel di Paolo Jannacci, con un ritornello che richiama la tradizione popolare italiana, con la canzone milanese che mi fece scoprire mio nonno. Un giorno camminando per strada mi è venuto in mentre questo ‘parapappara’. Mi sono detto: devo chiamare Paolo, chi meglio di lui mi può aiutare a fare un pezzo tipo Cochi e Renato? Abbiamo fatto gli scemi in maniera intelligente. Gli italiani sono abituati a fare il contrario”.

Peter Pan
“Sono un pazzo adolescente con le rughe, sono passato dalla sindrome di Peter Pan alla sindrome di Peter Papà. Non abbandonate il bambino che è in voi perché vi salverà la vita. L’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare. Bello il pezzo, eh? Se fossi un rapper sborone direi: ‘L’ho inventata io questa merda, è normale che la sappia fare meglio degli altri’. Ho piazzato ‘Veleno’ all’inizio e questa verso la fine del disco per dare l’idea del mio percorso mentale”.

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