“Sono il vostro intrattenimento”: Tom Odell in concerto all'Alcatraz di Milano – INTERVISTA, RECENSIONE E FOTOGALLERY

“Sono il vostro intrattenimento”: Tom Odell in concerto all'Alcatraz di Milano – INTERVISTA, RECENSIONE E FOTOGALLERY

Il concerto è a metà e Tom Odell ha già vinto la sua battaglia. “Salgo in piedi sul pianoforte solo se sento di averlo sconfitto”, dice. E allora eccolo lassù, mentre incita il suo chitarrista a suonare gli accordi staccati di “Hold me”. Non sembra il ragazzo che, poche ore prima, confessava nel backstage dell’Alcatraz di Milano di essersi sentito terrorizzato all’idea di cominciare il tour. “Colpa delle aspettative, credo. E poi del fatto che, quando per un bel po’ non suoni in posti grandi come questo, cominci a pensare che forse ti sei scordato come si fa”. No, non ha dimenticato come si fa e nel giro di sedici canzoni, per un’ora e mezzo abbondante di concerto, prima strazia, poi seduce e infine conquista il pubblico coinvolgendolo in una piccola celebrazione che culmina con i cori di “Another love” e con il ballo collettivo di “Magnetised”.

Per alcuni, il cantautore inglese è il prodotto di un’industria discografica in decadenza. È celebre e perfida la descrizione che ne diede il NME ai tempi dell’album di debutto: “Un povero, malaccorto wannabe finito nelle mani dell’equivalente nell’industria discografica dei trafficanti ungheresi di prostitute”.

Per altri, è uno degli eredi dei songwriter anni ’70, primo fra tutti Billy Joel. Solo che è giovane e decisamente pop: fa musica per il suo tempo, i suoi coetanei. Per le duemila persone presenti ieri sera all’Alcatraz – molto giovani e molto entusiaste, in larga parte ragazze – è un motivo di gioia. “Quando compilo una scaletta ci sono delle pietre miliari da cui non posso prescindere”, spiega. Una di esse è “Still getting used to being on my own” con la quale apre il concerto, fra echi di West Coast. Per “Wrong crowd”, Odell molla il pianoforte e si avvicina alle prime file. “Cantandola in pubblico, quella canzone ha assunto un nuovo significato. La parte ‘I guess I’ll always be hanging around with the wrong crowd’ mi sembra che adesso abbia un significato condiviso, che non sia più solo l’espressione di un mio problema personale”.

Accompagnato da un batterista, un percussionista, un chitarrista e un bassista, vestito di scuro con giacca chiara, Tom Odell usa melodie vecchio stile, molto anni ’70, evoca sentimenti di tristezza e frustrazione. Il suono è più organico rispetto all’ultimo album “Wrong crowd”, è facile immaginare certe canzoni come “Here I am” arrangiate da session men californiani in chiave 70s. Al pianoforte ha uno stile percussivo, non è un virtuoso, però riesce ad essere efficace e i vuoti nella sua dinamica sono riempiti dai due batteristi. I pezzi non hanno grande spessore compositivo, ma funzionano. Il locale è pieno, il pubblico entusiasta riconosce le canzoni dalle prime note. “Sono più a mio agio”, dice lui. “Andare in tour, adesso, è come uscire per il secondo appuntamento con una ragazza. Sai, il primo appuntamento può essere imbarazzante, non fai altro che chiederti se le piaci. Al secondo appuntamento sai che è almeno un po’ interessata a te e quindi sei più rilassato. È quel che accade sul palco: la mia relazione col pubblico si è sistemata, sono più tranquillo, posso concentrarmi maggiormente sulla musica”.

“Voglio raggiungere un obiettivo, con questo concerto: voglio che il pubblico si abbandoni completamente. Ma non posso salire sul palco e, boom, sperare che succeda. È un’atmosfera che va preparata. Ci sono momenti in cui mi mostro molto vulnerabile, per creare un’atmosfera di intimità col pubblico”. Accade in particolare, con “Heal” e soprattutto “Constellations”, eseguita da solo al pianoforte, uno dei momenti più intensi. La scaletta rimbalza fra i due album finora pubblicati, più qualche pezzo minore. “Se fosse per me, compilerei una set list composta solo da lati B, che non suono mai. Per riuscire a suonare le stesse canzoni ogni sera e sentirle nuove, devi cercare di ascoltarle attraverso le orecchie del pubblico. E allora diventano nuove anche per me”. Odell, che tornerà in Italia il 14 luglio, al Pistoia Blues Festival, ha già pezzi a sufficienza per un nuovo album. Quando ne parla gli si illuminano gli occhi. “È pazzesco come il giorno stesso in cui consegni un album, per te è acqua passata e già pensi a quello successivo. Conto di registrare le canzoni nuove nel 2017 e poi pubblicarle durante questo o il prossimo anno. Sarà un album diverso da ‘Wrong crowd’, sarà più pianistico. Sono parecchio eccitato, pensare a questo disco è quel che mi fa alzare la mattina”.

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A un certo punto, all’Alcatraz Odell canta un pezzo intitolato “Entertainment”, contenuto nell’edizione deluxe di “Wrong crowd”. “Fammi entrare, fuori fa freddo e piove”, canta mentre si muove facendo una parodia del vecchio intrattenitore, un po’ Elvis e un po’ Rat Pack, “in cambio suonerò un paio di note. Mi sorridono e mi chiamano amico, ma sono solo un intrattenimento”. È tutto qui? È solo intrattenimento? Non c’è qualcosa di più nel rapporto col pubblico? E poi, perché lo fa? La ricerca di attenzione o affetto è uno dei motivi per cui si esibisce? “Mi piacerebbe rispondere di no, ma probabilmente è così, lo faccio per ricevere una qualche forma di legittimazione, di conferma, di rassicurazione che, chissà, forse non ho avuto mentre crescevo”. E aggiunge, con freddezza: “Sento di non appartenere a nessun posto e non è che salendo su un palco cambia qualcosa. Un performer è un intrattenitore. Non crea un rapporto profondo con le persone che ha davanti. Sarebbe folle pensare il contrario. E non lo dico per criticare il pubblico, sia beninteso. È solo che quella fra pubblico e performer non è una vera relazione”.

(Claudio Todesco)

SET LIST:
Still Getting Used to Being on My Own
I Know
Wrong Crowd
Concrete
Can't Pretend
Sparrow
Heal
Constellations
Here I Am
Hold Me
Entertainment
Another Love
Till I Lost
Grow Old With Me
Somehow
Magnetised

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