Concerti, Claudio Maioli (Ligabue) sui mega-eventi dal vivo: 'Tutelare il pubblico e lavorare con numeri gestibili'

Concerti, Claudio Maioli (Ligabue) sui mega-eventi dal vivo: 'Tutelare il pubblico e lavorare con numeri gestibili'

55 concerti in 26 città per 370mila biglietti venduti prima della data zero sono numeri dei quali ci si potrebbe a ragione vantare, ma Claudio Maioli e Ferdinando Salzano, rispettivamente manager di Ligabue e ad di F&P Group, il “Made in Italy tour” - partito ieri, martedì 14 febbraio, da Acireale - preferiscono vederli sotto un’altra luce: “Dipende da quale obbiettivo ci si pone”, spiega lo storico collaboratore del rocker di Correggio, “Il mega evento va bene, ma se vuoi fare arrivare un messaggio devi andare porta a porta. E per farlo, in Italia, non c’è altra soluzione che i palasport”. 
 
“È l’espressione di una volontà precisa”, continua Maioli: “La gente oggi è distratta, ma se hai qualcosa da raccontare e vai a casa sua, a raccontarglielo, allora è ancora disposta ad ascoltare. Per promuovere un  disco come ‘Made in Italy’ era l’unica opzione percorribile: per il momento è un triplo platino da 170mila copie, ma la gente a vedere Luciano dal vivo ci va sulla fiducia. Non escludo, quindi, che dopo essere stata a una tappa del ‘Made in Italy tour’, il giorno dopo vada a comprarsi il disco”. 
 
Dopo le audunate oceaniche di Campovolo e Monza, era lecito aspettarsi che l’asticella potesse venire alzata con un mega-evento in grado di regalare all’Italia un ulteriore primato europeo, in termini di eventi musicali dal vivo, dopo quelli per il tour di un artista singolo più venduto – quello di “Made in Italy”, appunto – e per  biglietti venduti in un concerto da un singolo artista, appena strappato dal “Modena Park” di Vasco Rossi alla prima edizione di Campovolo (per la quale furono staccati 165mila tagliandi). “L’asticella l’abbiamo alzata, sì, ma in un altro modo, cioè portando uno spettacolo dalla produzione complessa in giro per tutta Italia, in contesti strutturali differenti di sera in sera e non sempre facili da allestire”, spiegano Maioli e Salzano, che all’idea di un’escalation in termini di dimensioni di audience ai grandi eventi all’aperto non mostrano particolare entusiasmo: “Proprio coi Campovolo abbiamo imparato che il nocciolo della questione è la tutela del pubblico. 150mila unità è il punto da non superare se si vuole che l’evento si svolga in sicurezza: quando si lavora ‘in piano’, come a Monza, per esempio, la gestione dei flussi di pubblico è molto più complicata di quando si opera in una struttura concepita per grandi eventi pubblici, come ad esempio uno stadio. A ‘Liga Rock Park’ abbiamo capito che di gente, proprio, non avremmo più potuto farne entrare”. 
 
“Il primo Campovolo mi aveva spaventato”, chiude Maioli: “Lo dico senza nessun intento polemico, sia chiaro, ma io – da allora – preferisco lavorare con numeri che siano gestibili”.

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